di Angelo Vaccariello
Il nuovo premio Nobel per l’economia è Angus Deaton, il professore col farfallino che ha contribuito “a trasformare la moderna macroeconomia, microeconomia e le teorie dello sviluppo economico”. Negli ambienti accademici è conosciuto per “il paradosso di Deaton”. L’economista delle origini dell’ineguaglianza.
Consumi, povertà e welfare: sono gli argomenti che hanno permesso allo scozzese Angus Deaton (della Princeton University) di aggiudicarsi il premio Nobel per l’Economia. Torna protagonista, dunque, la microeconomia cioè quella parte della scienza sociale che si occupa dei comportamenti delle singole istituzioni (famiglie, consumatori, Stato, imprese).
Settant’anni, Deaton è cresciuto all’università di Bristol per poi trasferirsi negli Usa nel 1983. Nell’ambiente accademico è conosciuto soprattutto per “Il paradosso di Deaton” pubblicato nell’ambito della ricerca “La grande fuga: salute, benessere e le origini dell’ineguaglianza”.
Secondo il professore, infatti, prima di fare qualsiasi scelta di Welfare uno Stato deve capire bene le scelte che stanno dietro ai consumi individuali. Ecco perché, spiega l’accademia di Stoccolma, “ha contribuito a trasformare la moderna macroeconomia, microeconomia e le teorie dello sviluppo economico“. Il premio al prof d’Oltremanica è stato assegnato per tre studi: il primo riguarda la stima della domanda di beni diversi; il secondo per il legame tra consumo e reddito e il terzo relativo alla misurazione del tenore di vita e la povertà nei paesi in via di sviluppo con l’aiuto delle indagini sulle famiglie.








