Il profeta ignorante

di Gianpaolo Santoro

Il profeta con la tuta è nudo. Con quella barba incolta, la faccia sporca, gli occhialini, il rivolino intorno alla bocca, la faccia di Gomorra. Ha bruciato in pochi minuti la sua falsa immagine, di uomo venuto dal cielo ad insegnare calcio, mandato allo sbaraglio da una società dimostratasi ancora una volta inadeguata, senza strutture manageriali degne di un club professionistico.

Sarri e m

Non un dirigente accanto a lui, un uomo della comunicazione, un supporto. Solo contro tutti, solo contro se stesso. Davanti al microfono, il tecnico del Napoli neanche capisce quello che sta dicendo: non ricorda, divaga, non si rende conto, cerca di minimizzare, di sminuire. Una pena. Rimbalza in giro per il mondo il suo nome e quello del Napoli e lui a cincischiare banalità e scuse insulse. Neanche capisce che cosa significa lanciare accuse omofobe, il peso che possono avere le sue parole nei confronti dei tifosi che lo hanno mitizzato per un gol in più di Higuain, il devastante effetto che può generare, a qualsiasi livello, un comportamento del genere.

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Maurizio Sarri e don Pietro Savastano

Del resto l’uomo che più di Messi ama Bukowski, che gli ha insegnato a leggere John Fante (“il narratore più maledetto d’America“), quello di “Chiedilo alla polvere”, il comunista grande sostenitore della rivoluzione cubana che se deve insultare qualcuno invece che stronzo lo può chiamare democristiano, il signor Sarri, insomma, non può essere tanto credibile e scendere ogni volta dalle nuvole, con i suoi trentatré schemi e le sue tesi sui palloni troppo leggeri e gli arbitri troppo trionfi, se ogni tanto da del frocio a qualcuno e poi chiede scusa.

SPORT NAPOLI INTER COPPA ITALIA SARRI (RENATO ESPOSITO NEWFOTOSUD)

Due anni fa al termine di Varese-Empoli denunciò che “il calcio non è uno sport per froci” oggi si scaglia contro Mancini dandogli del finocchio, ma non volendo, e tutto per un volo plateale di Mertens ritenuta una “ingiustizia”. Il maestro di calcio, invece, di punire il simulatore azzurro simula un omosessuale nerazzurro, palesando un vuoto tecnico e umano disarmante e preoccupante. Uno che ignora quello che dice. Dalle fate ignoranti di Ferzan Özpetek, al profeta ignorante di Maurizio Sarri. Il passo è breve, ma la caduta è profonda.

Ps. “Sono cose di campo”. E’ un atteggiamento omertoso. Non sportivo. Io tra chi denuncia e chi non denuncia, preferirò sempre il primo. Fuori e dentro un campo di calcio, per intenderci.

 

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