Per piccina che tu sia
tu mi sembri la Madia

di Gianpaolo Santoro

La migliore? Il curriculum con la voce: laurea con lode prevista nel prossimo futuro. La peggiore? La spiegazione in tv della sua legge sulla Pubblica Amministrazione con tanto di reato penale. Ed in quel reato penale c’è tutto il dramma della politica del terzo millennio ma, soprattutto, dell’era-Renzi. Inadeguata. Con affetto e simpatia. Ma inadeguata, ecco Marianna Madia, una svampita che fa il ministro

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Marianna Madia

La Madia è una delle tante renzine, lanciate e sbandierate dal Premier, una classe dirigente rivelatasi, purtroppo, inconsistente. Alessandra Moretti, Simona Bonafè, Caterina Chinnici, Pina Picierno, Alessia Mosca impacchettate e spedite a Bruxelles occupano, per capirci, i posti più bassi nella classifica della produttività del gruppo degli europarlamentari italiani, cioè quella che tiene conto interventi, presentazione di risoluzioni, interrogazioni parlamentari e relazioni. Insomma le nostre europarlamentari piddine sono dei fantasmi. E Federica Mogherini, imposta non senza forzature, come Alto rappresentante Ue per la sicurezza e politica estera? Una presenza senza alcun peso e consistenza politica. Come dire ai vertici, a cui la fanno partecipare, la si vede solo nelle fotografie di rito.. E poi c’è la Boschi, Maria Elena, l’unica che sembrava salvarsi, sepolta dalla vicenda di banca Etruria e dalla favola “del papà tanto bravo e tanto buono…

RIFORMA P.A, MADIA PRESENTA IL DDL DELEGAMa torniamo alla Madia che, come ha scritto Roberto Scafuri, dopo “aver ascoltato la discendente ministro della Repubblica discettare ancora una volta di materie (per lei) oscure…” sta facendo rivoltare nel cimitero calabrese di Petilia Policastro le tombe di quattro generazioni di cultori del diritto (dal notaio Nicola sino al cassazionista Titta Madia).

Una disarmante sprovvedutezza, e non solo per quel pleonastico “reato penale” ripetuto più volte come rafforzativo ma anche per interpretazioni che vanno al di la del suo stesso pensiero (la legge) sempre che la sappia e la ricordi tutta. “… Se non allontana quel lavoratore, è il dirigente stesso che viene licenziato e può essere perseguito per reato penale. E potrebbe anche essere arrestato” ha annunciato l’arguto ministro.

12541018_483031088550795_7685318205417987704_nA prescindere che molti reati sono inseriti nel codice penale senza prevedere alcun arresto, esistono alcuni reati depenalizzati (e proprio il governo Renzi  ne ha di recente depenalizzati un centinaio dall’omicidio colposo, agli atti osceni, all’omissione di soccorso, alla violenza privata, giusto per citarne qualcuno a caso) il ministro non essendoci il testo (com’è abitudine ormai il Consiglio dei ministro approva sulla “fiducia”) parla di qualcosa che non è scritto nel comunicato del Consiglio dei ministri (l’unico documento al momento) che non fa alcun accenno al licenziamento e, figuriamoci, dell’arresto e cita solo la “responsabilità disciplinare del dirigente che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”. Ministro della semplificazione, va bene, ma così si semplifica troppo…

maxresdefaultInsomma una farsa. Del resto tutta la carriera della Madia ha di fondo qualcosa di grottesco e disarmante. Come la sua prima dichiarazione dopo essere entrata in parlamento, ormai otto anni fa. “Non capisco molto di politica, ma porto in dote proprio la mia inesperienza…” Che poi le cose non siano cambiate molto è un altro discorso.

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Marx, Engels, Lenin, Madia

Come si può altrimenti interpretare il “primo giorno di scuola” da responsabile per il lavoro del Pd della prima segreteria Renzi, quando la dolce Marianna appena nominata, piena di buona volontà va da Flavio Zanonato, politico anch’egli del Pd, per esporgli aspettative ed idee per l’emergenza occupazione. Il colloquio è surreale. “Cara Marianna, di questo avresti dovuto parlare con il collega ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Le mie competenze non sono specificamente destinate alle politiche dell’occupazione”.

C6OWOGSD5844-k9zD-U10406109582124pE-640x360@LaStampa.it“Ma scusa ministro ma non sei te che ti occupi di lavoro?”.

“No. Io sono il ministro per lo Sviluppo Economico, quello del lavoro e che si occupa quindi di occupazione e disoccupati è Giannini. Il ministero del lavoro è dall’altra parte di via Veneto, guarda, ti indico io, devi attraversare la strada, andare sempre diritto. Poi chiedi…”

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Giulio e Marianna a Capalbio

Della politica Marianna Madia ha imparato una sola cosa davvero bene, lo smarcamento. Non hai il tempo di posizionarla in una corrente, che subito la ritrovi da un’altra parte. E’ stata veltroniana, lettiana, bersaniana, seguace di D’Alema, frequentatrice dei Giovani turchi, civatiana: poi ha scoperto la Leopolda ed è diventata renziana. Il tutto accompagnato, per un bel po’ di tempo, con una liaison con Giulio Napolitano si, proprio lui, il figlio di Re Giorgio. Incoerenza? Ma no, volatilità muliebre, slancio giovanile, probabilmente cinico distacco. Chissà.

marianna-madia-3Del resto è stata la politica a cercare lei, e non viceversa. La Madia è un raro caso di candidata a sua insaputa. Tutto è nato ad un funerale, quello di suo padre, Stefano Madia, giornalista-attore, vincitore a Cannes come “attore non protagonista” con il film “Caro Papà” di Dino Risi.. Veltroni la sente parlare e chissà che cosa scocca.  Tre anni dopo la chiama e le propone la candidatura a capolista del Pd a Roma. “Ti abbiamo seguita negli ultimi anni, sei la persona che cercavamo…” Che cosa abbia fatto la Madia in quegli anni è un segreto e come sia stata “seguita” un mistero.

Se si prova a sussurrare che è una raccomandata nata, caccia gli artigli la dolce Marianna che è sposata (due figli) con Mario Gianani, produttore cinematografico vicino a Matteo Renzi, ma questo non significa niente. Lei è ministro perché competente in materia (e chi può dire il contrario?) e perché proprio suo marito l’ha spinta ad accettare l’incarico, per il bene del Paese: chi avrebbe scritto altrimenti la riforma della Pubblica amministrazione?

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Il gelato del ministro

Bisognerebbe rispolverare per lei quell’hashtag virale #cisofareanchio, un vero tormentone, coniato proprio in suo onore dalle donne del Pd, tutte immolatesi con un gelato. Si, proprio le stesse che per i fatti di Colonia hanno preferito il silenzio. Saranno golose. O non ameranno l’acqua di Colonia.

 

 

 

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