di Gerardo Mazziotti
L’illustre professore, grande giurista e costituzionalista, ha presentato alla stampa un documento per dire no alle riforme del governo Renzi. Un minimo senso della decenza dovrebbe indurre un ex presidente della Corte Costituzionale ad astenersi dal fare politica. Ma non dovrebbe essere un dovere?. E’ evidente che questa sensibilità il professore non ce l’ha. Lo dimostrano due episodi sconcertanti
L’ex Pm palerminato Nino Ingroia ( quello del movimento arancione, ve lo ricordate ?) definì “politicizzata” la sentenza della Consulta, che diede ragione al presidente Giorgio Napolitano nel “conflitto” con la Procura di Palermo sulle intercettazioni delle sue telefonate col senatore Nicola Mancino. E dichiarò alla stampa “Aveva ragione il mio amico Gustavo Zagrebelsky a ritenere già scritta questa sentenza perché i giudici della Consulta si sono lasciati influenzare dal clima di favore che si è creato attorno al Presidente della Repubblica “. Non si era mai visto un ex presidente della Consulta denunciare a un amico “ la politicizzazione” dei suoi colleghi pur sapendo di minarne la credibilità. Ma tant’è.
Il secondo episodio riguarda le esibizioni dell’illustre professore in manifestazioni pubbliche accanto a Umberto Eco e a Roberto Saviano nelle quali si denunciava che “ a palazzo Chigi c’ è uno schizofrenico che il venerdì non ricorda quel che ha detto il giovedì”. Era il 2011, l’anno delle dimissioni del governo Berlusconi sollecitate dall’Opposizione e dal presidente della Repubblica.
Ed è anche evidente che il professore Zagrebelsky ha la memoria corta. Ha ricordato i tentativi di modificare la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza (c’è mancato poco perché la definisse “ la più bella del mondo”) di personaggi poco raccomandabili, autoritari, neofascisti e golpisti come Randolfo Pacciarci, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese e Licio Gelli. Per dire che le riforme della ministra Boschi ( la ministra non il ministro, deficienti) non sono tanto diverse.
Ma ha dimenticato che il 5 luglio 2006 presso l’Unioncamere di Piazza Sallustio di Roma si sono riuniti per trovare “ Una cura (ri)costituente per l’Italia” con l’obiettivo di “riscrivere in modo condiviso le regole comuni, rinnovare profondamente la classe dirigente, ritrovare la strada dello sviluppo economico, riscoprire lo spirito fondativo della Repubblica “ rispettabili personalità della politica, della cultura, dell’imprenditoria e della magistratura come Giulio Andreotti, Gavino Angius, Augusto Barbera, Franco Bassanini, Massimo Cacciari, Sergio Chiamparino, Franco DeBenedetti, Giuseppe DeRita, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Domenico Fisichella, Marco Follini, Stefano Folli, Giuseppe Guarino, Luca Cordero di Montezemolo, Antonio Maccanico, Antonio Martino, Enrico Morando, Carlo Nordio, Stefano Passigli, Ermete Realacci, Bruno Tabacci, Massimo Teodori, Tiziano Treu, Michele Vietti, Luciano Violante e tanti altri. Ma quel giorno il professore Gustavo Zagrebelsky si guardò bene dal denunciare come eversiva l’intenzione di riscrivere la Costituzione.









