di Adolfo Mollichelli
Nella terra del Vate un pareggio d’oro per il Napoli che avrebbe anche potuto vincere dopo aver rischiato un’imbarcata clamorosa. Lo salva Mertens entrato dalla panchina a rilevare un fumoso Insigne. L’anno scorso cadde a Sassuolo. Stavolta ha saputo mettersi in carreggiata
Ouverture azzurra. Dopo un’estate di rafting. Di chiacchiere a vuoto. Di ricchissime clausole rescissorie incassate con gioia mascherata, se no la piazza – come le formiche – s’incazza.
Odore di mare. La neopromossa Pescara e la seconda forza del campionato.
Oddo, che fu terzino azzurro in serie B, figlio d’arte e Sarri maestro e filosofo, socialista anomalo che attacca il ciuccio dove il padrone vuole.
Prima volta senza Higuain, il Pipita di tutti i gol. Prima volta senza Lapadula che dopo aver avuto parte importante nella promozione degli abruzzesi ha rifiutato l’azzurro attratto dal fascino del Milan ora con gli occhi a mandorla.
Pescara oh cara! Per Lorenzo Insigne che qui è sbocciato agli ordini di Zeman in compagnia di Immobile e di Verratti. E lo stadio che fu suo gli ha tributato applausi calorosi quando ha lasciato il posto al suo alter ego belga che ha giocato da autentico crac: due gol in tre minuti. Dopo serpentina vincente il primo, dopo buco clamoroso di Coda il secondo.
E poi, numerose iniziative effervescenti e la cattiveria giusta nei contrasti. Così il Napoli ha salvato il suo esordio dopo un primo tempo di mollezza assoluta sul piano fisico e di carenza su quello tattico.
Il Pescara albiceleste sembrava l’Argentina. Triangolazioni, veli, veroniche, cambi di fronte, azioni volanti. Napoli imbambolato, sfilacciato, messo male in campo. Oddo il giovane si gioca lo zio Maurizio con un quattro-tre-due-uno a fisarmonica che trova corridoi invitanti nella difesa schierata secondo drone. Che fa filtrare il lancio di Memushaj, albanese come Hysaj, per il libico
Benali che anticipa Koulibaly e uccella Reina con canonico scavato. Salvifico Reina poco dopo su incursione di Biraghi (chi era costui?)
che s’era bevuto Albiol. Napoli dominato. Hamsik in ombra, Allan irriconoscibile, Valdifiori di gran lunga il migliore del reparto centrale. Va molto meglio quando Sarri si affida a Mertens (per Insigne) ed al duo polacco: Milik (due sinistri secchi) e Zielinski per Hamsik.
Finale in crescendo con un episodio oscuro: il rigore prima assegnato e poi non dato da Giacomelli che non aveva visto il precedente doppio fallo di Albiol e Milik su Bizzarri sulla linea di porta. Alla prossima.










