Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Leopoldo & cicciobello, il duello che non c’è  
  La Sicilia vira a destra, Renzi e Di Maio diversamente bocciati dagli elettori e dall’esame di Floris      
 
 di  Adolfo Mollichelli

Leopoldo & Cicciobello

di Adolfo Mollichelli

Il leopoldo salì sul treno e si accorse che mancava tanto alla destinazione finale. E che andava lento perché la locomotiva era imbronciata. Aveva saputo che sarebbe stata rottamata e allora sbuffava. Va bene, mi arrangerò a piedi. Non ci saranno poi tanti boschi prima del luogo dello scontro. L’importante è rimanere sereno. Sereno? A chi lo dissi “stai sereno” neanche lo ricordo più. Eppure l’ho letta ‘sta cosa, osa. 

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Rifletteva il leopoldo. Immerso nei suoi ricordi giovanili. Il profumo della canonica, il cappellone da scout, la divisa con i simboli del reparto e della squadriglia che sì si chiamava rondine e si fosse chiamata rondini ci sarebbero state più di una primavera. Ma che pensieri.

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Piuttosto, se trovo quello che disse che gli scout sono bambini vestiti da deficienti guidati da deficienti vestiti da bambini…lo rottamo, quant’è vero Io, iddio? va be’ fa lo stesso.  Intanto, s’era fatta sera ed era arrivato a destinazione. Guardò il cielo dove brillavano quattro stelle, non una di più. Strano.

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La quinta stella era caduta ma non s’era disintegrata. I nuovi astrofisici dopo essersi consultati a lungo con Angelo al femminile (che poi sono asessuati) l’avevano chiamata cicciobello. Proprio come il bambolotto compagno di giochi di miliardi di bimbi.

Il leopoldo e cicciobello s’erano dati appuntamento alle sette (la). Cicciobello per ingannare l’attesa aveva portato con sé un bignamino. Sfogliandolo impallidì. Mannaggia, eppure ero convinto che Pinochet sia, fosse – ma comm’ se dice – il dittatore del Venezuela.

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Luigi  Di Maio

Bignamino, ma sei sicuro che a me questo Cile non dice proprio niente. E poi, vuoi mettere il Venezuela, la capitale Maracas (Caracas, suggerì bignamino).

E per tornare in sé decise di cantare “liberté”, un testo con una sola parola: liberté, appunto. Ma da chi e da che cosa? rifletté cicciobello che non vedeva l’ora di tornare a casa in via del fuori corso.

Ma c’era quell’incontro da fare. Perché la vita è bella perché è varia. Anche se c’era un sacco di cose da sapere e il bignamino a dire sempre: hai sbagliato.

Il leopoldo e cicciobello non è che avessero tutta questa voglia di duellare ma sembrava brutto non presentarsi. Anche perché gli abitanti di due paesi erano tutti in piazza. Dall’Appennino al Vulcano, tutti Franti incazzati e cattivelli.

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Giovanni Floris e Bruno Vespa

Sia il leopoldo che cicciobello erano legati a Mamma iaR che ha la sua dimora nella città detta del cupolone, dove gli abitanti si salutano in un modo strano: né ciao né arrivederci né ci vediamo, ma con una frase: a fra’ che te serve. La magione di Mamma iaR è controllata a vista da una vespa gigante che ha tutto dell’essere umano: controlla i postulanti, tiene lezioni davanti alla lavagna con rigorosa bacchetta in una mano come i maestri elementari di una volta, ama il plastico (non l’esplosivo), ha la passione per le scrivanìe che sistema quando c’è da stiipulare un contratto con gli italiani. Naturalmente, la vespa gigante con sembianze umane viene pagata lautamente da Mamma iaR che ha un debole per lei.

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Leopoldo alla Leopolda

Si sa come vanno i duelli. Si cerca sempre un campo neutro. Quindi, va bene dalle parti del cupolone, aggirando i ronzii tremendamente potenti della vespa gigante. E la scelta cadde sulla dimora mica tanto neutra dell’arbitro dal nome originale, il genitivo di flor, cioè floris.

Accadde che essendo fissato per la cultura, l’arbitro del fiore non aveva comunicato al leopoldo ed al cicciobello che avrebbe dato il via al duello solo se avessero risposto esattamente alle domande che gli avrebbe posto.

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Luigi Cicciobello Di Maio

Inconsapevoli del tiro mancino, il leopoldo e cicciobello bussarono ai campanelli di ingressi separati. Il leopoldo in giacca alquanto strettina su jeans, cravatta spiegazzata. Cicciobello in completo scuro, camicia bianca e cravatta con al centro un grillo ricamato in oro. L’arbitro-padrino cominciò l’interrogatorio.

Al leopoldo chiese un po’ di tutto. E così fece con cicciobello. Alla fine l’arbitro del fiore decise: non potete entrare nella sala del duello (con volto arcigno ed indignato). Il leopoldo e cicciobello non chiesero neanche il perché. Salutarono e uscirono sempre separatamente, senza guardarsi in viso.

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La “cultura umanista” di Renzi

L’arbitro del fiore al genitivo era sconvolto. L’assistente-padrino di riserva gli portò un caffé forte. Per sfogarsi, l’arbitro (mancato) del fiore cominciò a raccontare: ho chiesto al leopoldino quale fosse l’uccello di Baudelaire e mi ha risposto: l’airone! Poi, dove si trova Gerusalemme e mi ha risposto: in Palestina! E ancora, come si dice: cultura umanistica o cultura umanista e mi ha risposto umanista!

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DI Maio pizzaiolo, non si sa mai…

Cose da pazzi, si lasciò scappare l’assistente arbitro-padrino che domandò: e con cicciobello com’è andata? Ora ti dico, rispose l’arbitro del fiore. Gli ho chiesto di Battisti e mi ha risposto che fu leader degli anni dello stragismo! Poi, la terza persona plurale del congiuntivo presente di spiare e m’ha risposto: che spiano! E infine, come considerasse i malati di cancro e mi ha risposto: una lobby!

L’assistente-padrino tossì e chiese timidamente: una domanda valida per entrambi l’ha posta? Certo, tuonò l’arbitro del fiore. Ho chiesto loro il genitivo di flor, facilissimo, nessuno dei due ha saputo rispondere, ho dovuto dirglielo io: floris è il mio nome!

 

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