Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo, scrittore e giornalista italiano. E’ stato per molti anni notista politico de Il Giornale al fianco di Indro Montanelli. Poi capo della redazione romana de il Mattino, direttore del Roma, editorialista del Giorno e dell’Informazione. E’ stato conduttore della rubrica politica “Il Punto” per il Gr2. Autore di numerosi saggi tra i quali "Vietnam controrapporto", "Perché i Kennedy muoiono", "Sciascia" e "L’illuminista cristiano".

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Il labirinto del Presidente

 di Ottorino Gurgo

 Tra le nebbie del post-elezioni un qualche chiarimento comincia a delinearsi. Le ipotesi che, alla luce del non sempre limpido dialogo che le forze politiche hanno intessuto tra loro, le prospettive sono fondamentalmente due: un accordo Cinquestelle-Centro destra o un governo di larghe intese che, varata una nuova legge elettorale, ci porti, in breve tempo, nuovamente alle urne. Altre possibilità non sembrano emergere.

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Ma diciamo subito che, con ogni probabilità entrambe le soluzioni, per giungere in porto richiedono tempi lunghi, perché l’una e l’altra sono ricche di incognite e irte di ostacoli.

Tra il centrodestra e i cinquestelle (soprattutto, in verità, tra i pentastellati e i leghisti) esistono affinità in vari settori. Ma, per trasformare queste affinità in un accordo di governo, bisogna superare più di uno scoglio che attiene non tanto a divergenze programmatiche (quelle si superano sempre) ma a questioni che riguardano le persone (che sono sempre particolarmente spinose).

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Ottorino Gurgo

Gli scogli sono soprattutto due: il primo attiene  al nome di colui che dovrebbe presiedere il nuovo governo.

Dicono i cinquestelle: siamo il partito che ha ottenuto il maggior numero di consensi e quindi il ruolo di presidente del Consiglio spetta di diritto al nostro leader Luigi Di Maio.

Replica il centro-destra: noi siamo la coalizione più votata e, quindi, Palazzo Chigi deve andare a Matteo Salvini che è il nostro capo riconosciuto.

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Mattarella dopo aver ricevuto tutte le delegazioni tira le somme. “Non c’è al momento nessuna maggioranza”.

Sciogliere questo nodo è tutt’altro che semplice anche perché ad esso se ne aggiunge un secondo, ugualmente aggrovigliato.

Oltre a rivendicare per il loro leader Di Maio la guida del governo, i cinquestelle esigono, infatti, che dell’intesa tra loro e il centro-destra sia escluso Silvio Berlusconi. Un diktat che Salvini, respinge.

Sia chiaro: al leader della lega di Berlusconi non importa un bel nulla. Anzi, se potesse, se ne libererebbe molto volentieri.

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Salvini, Berlusconi, DI Maio e Martina

Ma c’è un “ma”. Questo: se Berlusconi venisse fatto fuori, il centro-destra perderebbe la chance di essere coalizione di maggioranza e Salvini non avrebbe più alcun titolo per rivendicare la guida dell’esecutivo.

Insomma, siamo in piena bagarre è tutto, come abbiamo detto, fa pensare – con buona pace del povero Mattarella – ad una crisi tutt’altro che breve.

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E se l’accordo non dovesse essere trovato? L’unica prospettiva, a questo punto, sarebbe quella di tornare alle urne e fare appello  agli elettori. Anche in questo caso, tuttavia, le cose non sarebbero semplici. Servirebbe, infatti, un cosiddetto “governo di scopo” con tutti o quasi tutti dentro, al quale dovrebbe essere demandato il compito specifico di varare una nuova legge elettorale, in grado di porre rimedio ai guasti provocati da quella pessima legge che è stata il “Rosatellum”. Altre difficoltà, sia per la scelta di colui che tale governo dovrebbe guidare, sia per fissare la nuova normativa del voto. Come si vede,da un’empasse all’altra.

 

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