Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo, scrittore e giornalista italiano. E’ stato per molti anni notista politico de Il Giornale al fianco di Indro Montanelli. Poi capo della redazione romana de il Mattino, direttore del Roma, editorialista del Giorno e dell’Informazione. E’ stato conduttore della rubrica politica “Il Punto” per il Gr2. Autore di numerosi saggi tra i quali "Vietnam controrapporto", "Perché i Kennedy muoiono", "Sciascia" e "L’illuminista cristiano".

I complici

 di Ottorino Gurgo 

 Sono a tutti evidenti le responsabilità dell’accoppiata Lega-Cinquestelle per la dissennata manovra economica che ha portato ad un vistoso crollo della Borsa, ad una impennata dello spread e all’isolamento del nostro paese all’interno dell’Unione europea  (almeno di quella parte dell’Unione che conta).

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Ma Matteo Salvini e Luigi Di Maio perseguono un ben preciso disegno, di marca sovranista e populista, volto soprattutto ad ottenere consensi sul piano elettorale e, stando ai sondaggi, in particolare per i leghisti, le indicazioni sembrano dar loro ragione.

Sarà il tempo a dire se il successo che stanno attualmente ottenendo sia duraturo o effimero. Il loro comportamento, dunque, può essere condiviso o meno, ma non stupisce più di tanto.

3 Ottorino Gurgo

Ottorino Gurgo

 

Maggiore perplessità suscita la linea di condotta di coloro che definiremmo “complici” dei due vicepresidenti del Consiglio, vale a dire di coloro che non la ostacolano, pur essendo in cuor loro convinti che la politica economica dei gialloverdi costituisce un errore del quale l’Italia finirà con il pagare le conseguenze.

L’elenco di questi  “complici” è certamente assai ampio. Vogliamo, tuttavia, limitarci a tre nomi che ci sembrano, ciascuno nel suo ruolo, significativi.

Italy's Republic Day

Giuseppe Conte

Il primo è quello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che Conte sia una sorta di “miracolato”, assurto  inopinatamente alla guida del governo. Senza sapere neppure lui come, è noto a tutti.

E, pur di non dover rinunciare all’inaspettato privilegio, è disposto a dare il proprio avallo a una manovra economica disastrosa.

Conte è cosciente dei danni che questa manovra comporta, ma pur di non rinunciare alla poltrona di premier, è disposto ad essere “complice” di chi su questa poltrona lo ha collocato.

Giovanni Tria

Giovanni Tria

Il secondo “complice” è il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Ancor più di Conte, Tria sa perfettamente – e lo ha fatto intendere in più di un’occasione, quanti e quali danni può provocare la manovra gialloverde.

E sa anche che a risentirne, prima o poi, è più prima che poi, saranno le aziende e le famiglie italiane. Ma mantiene il suo incarico; non si dimette e non protesta, pur  non condividendo l’assurdo giudizio negativo espresso da Luigi Di Maio nei confronti di Mario Draghi.

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Silvio Berlusconi e Mario Draghi

C’è, poi, Silvio Berlusconi. Non perde occasione per condannare la politica economica del governo gialloverde.

Ma non ha il coraggio di rompere una volta per tutte con Matteo Salvini al quale resta, invece, avvinghiato. Almeno due ragioni lo frenano: la patetica speranza di tornare, grazie a lui, ad occupare posizioni di potere e la previsione – in verità giustificata – che, in caso di una sua rottura con il leader leghista, la gran parte dei militanti di Forza Italia si affretterebbe a salire sul carro della Lega. Ma, di fatto, anche lui finisce con l’essere complice di questo governo.  Infine ci sono i “supercomplici”. Sono quegli elettori che, chiudendo gli occhi, continuano a dare il loro consenso a coloro che ci governano. Ma questo è un altro discorso…

 

 

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