di Ottorino Gurgo
Gli italiani sono, sostanzialmente, un popolo di conservatori. Sia chiaro: i cambiamenti, le novità, le riforme, anche radicali, li attraggono. Ma questa attrazione, quasi sempre, finisce con il rivelarsi un fuoco di paglia. E tanto più essa viene meno, quanto più ci si accorge che la rivoluzione promessa altro non era che un’illusione.
Questa connaturata caratteristica dei nostri connazionali prescinde, assai più di quanto si possa credere, da appartenenze di carattere politico; appartiene alla destra come alla sinistra. La nostra non è un’affermazione meramente accademica; trova concreto riscontro nella realtà quotidiana.
Ci spieghiamo. Le due forze di maggioranza – Lega e Cinquestelle – hanno ottenuto il successo elettorale che le ha portate al governo, presentandosi come portabandiera dell’ansia di cambiamento che sembrava essersi impossessata del paese, anche il successo ottenuto a suo tempo da Matteo Renzi fu originato, a ben vedere, da analoghe ragioni.
Poi, quando Renzi pose concretamente mano alle riforme promesse, l’opinione pubblica lo abbandonò con il referendum del 4 dicembre 2016 in cui venne bocciato il suo progetto di riforma costituzionale.
Ora sta accadendo qualcosa di analogo. Con il loro populismo e sovranismo, Lega e Cinquestelle si sono di fatto, spinti ancora più in là poiché la loro proposta portava a un vero e primo cambiamento di regime con il passaggio dalla democrazia rappresentativa, prevista dalla Costituzione in vigore ad una forma di democrazia diretta di stampo peronista. E, nel contempo, è apparso chiaro il progetto di allontanare sempre più il nostro paese dall’Unione europea.
Inizialmente questa sorta di rivoluzione copernicana è stata accolta con favore. La politica tradizionale attraversava una fase di crescente impopolarità e l’Europa appariva nei nostri confronti più matrigna che madre. Di fronte a questi sentimenti o, meglio, risentimenti, era inevitabile che il fascino del cambiamento di cui Lega e Cinquestelle si proclamavano interpreti, facesse breccia.
Ma le prime inevitabili delusioni; la constatazione che molte promesse non venivano mantenute e restavano, appunto, allo stato di promesse o venivano, comunque, ridimensionate, sembra – da molti segnali – aver risvegliato lo spirito conservatore degli italiani la loro nostalgia per un passato che, forse, per molti versi, era più rassicurante del nuovo, di quello che, alla prova dei fatti, più che portatore di un cambiamento reale, è apparso come un’avventura piena di pericoli e di incognite.
Ecco, dunque, oltre alle indicazioni dei sondaggi secondo i quali gli italiani starebbero riscoprendo il valore delle istituzioni così come disegnate dalla Carta costituzionale, l’entusiastica accoglienza riservata, in occasione del suo messaggio di Capodanno, a Sergio Mattarella che di quelle istituzioni va sempre più rivelandosi garante e difensore.










