di Adolfo Mollichelli
La solita ipocrisia, la solita fuffa, le solite parole vuote. La finale della Supercoppa italiana – tra Juve e Milan – in Arabia non s’ha da fare. “Non la vedrò” tuona Matteo. E mi vien da dire e chi se ne frega. E poi non ci credo. Perché il ministro che ama vestire la divisa è tifosissimo del Milan, la vedrà, statene certi.
Disapprovazione bipartisan (epperò questo termine mi sta antipatico) perché in quella Nazione ricca di petrolio, e non solo, le donne vengono discriminate, ma davvero? Come scoprire l’uovo di Colombo. Accompagnate allo stadio e in settori diversi da quegli degli uomini? Una vergogna. A Gedda non si va. Lasciamo vuoti gli spalti dello stadio King Abdullah.
Cavolate in libertà. Che il 16 gennaio la Supercoppa di casa nostra si sarebbe disputata in Arabia lo si sapeva dall’inizio di giugno scorso. Già fissati ricchi premi e organizzati festosi cotillons, magari in tunica più lunga del solito. Era un partner commerciale vitale allora, lo è adesso l’Arabia della vergogna bipartisan. Ogni occasione è buona per pulirsi, a chiacchiere, la coscienza. Senza una concreta e profonda convinzione.
A Napoli diciamo: chiacchiere ‘e tabacchere ‘e legnamm ‘o Banco ‘e Napule nun ‘e ‘mpegna. E, cavolo!, neanche più questo detto potremo enunciare perché ‘o Banco ‘e Napule è volato via, ma questa è un’altra storia. La Lega, il nostro calcio, le due finaliste saranno ricoperte d’oro. E non è un modo di dire.
Anni fa, durante la crociera aerea degli accademisti di Pozzuoli sostammo negli Emirati. Nella suite nella quale alloggiavo perfino i rubinetti del bagno erano d’oro massiccio. Ah, se avessi avuto con me una di quelle pinze da idraulico! Insomma, capirete che a Gedda si dovrà giocare perché tutto era stato già organizzato da tempo.
E proprio non si può fare un torto all’ospite coronato perché soltanto ora i nostri politici (politicanti?) si sono accorti che lì le donne vengono discriminate. E le nostre donne, offese nella dignità, sottopagate nel lavoro, spesso picchiate e uccise? Lasciamo perdere, è meglio. Vero donna Laura?
Nel mondo dello sport sono stati numerosi gli eventi disputatisi in Paesi non proprio democratici. Uno per tutti: la finale di Coppa Davis a Santiago, nel Cile di Pinochet.
Era il 1976 e quella coppa la vincemmo due volte. Perché Panatta e Barazzutti scelsero di indossare una maglietta rossa, il colore dell’opposizione al dittatore cileno.
Non sarebbe possibile imitare, avendone il coraggio, i due tennisti azzurri in rosso. E comunque, il Milan un po’ di rosso ce l’ha nella maglia e la Juve veste il bianco e nero che rappresentano la lotta del bene contro il male (ma non è vero).
L’idea mia? Che i ventidue contendenti si presentino in campo con un cartoncino piccolo piccolo a forma di cuore e con impresso un volto femminile. E sotto, la scritta: “Viva le donne”.
Sarebbe bellissimo. Ma chist è ‘nu suonno e nun me scetate.











