di Gianpaolo Santoro
Arrivò un mercoledì, se n’è andato un altro mercoledì. La storia di nove anni dell’Italia di Napolitano, potrebbe cominciare così. La storia del primo presidente comunista arrivato al Quirinale.
Giorgio, il migliorista. Il ragazzo di via Chiaia, che frequentava Raffaele La Capria, Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli, napoletani di una Napoli che non esiste più e che diventò comunista perché come ebbe modo di spiegare “Napoli era la città in cui confluivano tutti gli elementi della disgregazione e della arretratezza meridionale, e particolarmente spaventose erano le rovine, le devastazioni provocate dalla guerra. Ebbene, il Pci apparve a tanti di noi come la forza che più potesse assicurare un rinnovamento radicale, che più potesse portare avanti nel Mezzogiorno un’opera di risanamento e redenzione sociale”.
Era comunista si, ma, soprattutto, migliorista. “È utopico pensare a modelli di società diversi, miglioriamo piuttosto quella che abbiamo”. Più o meno era questa la loro dottrina. Un credo dal quale Napolitano non ha mai derogato. Pragmatico. Decisamente troppo. Per ben tre volte ha negato il voto agli italiani, creando governi più o meno a sua immagine e somiglianza, trasformando la nostra Repubblica in presidenziale. Il primo presidente della terza Repubblica, si è ritrovato senza Repubblica, circondato da partiti agonizzanti o di pochi giorni, un arcipelago di sigle senza anima. E si è fatto prendere la mano, seppur per la “ragion di Stato”. E, soprattutto, non dimostrando mai di essere veramente al di sopra delle parti. Più giocatore che arbitro, insomma.
Se ne è andato e fioccano le lacrime nel Partito democratico. I più addolorati si dicono i suoi compagni di partito, gli ex comunisti per intenderci. Alla lettura delle sue dimissioni alla Camera, tutti in piedi, come ad un gol di Totti. Eppure nel Pci Napolitano è sempre stato minoranza, irrimediabilmente minoranza, un leader da tener fuori dal partito, la destra del partito, quella che guardava al riformismo, che allora era qualcosa di blasfemo. E per questo mai l’hanno voluto come segretario, “sangue impuro comunista”, figuriamoci un socialismo moderno, riformista che dialogava con Craxi, mai e poi mai. Un dissidio forte a tal punto da sfiorare la rottura con Berlinguer quando i comunisti alzarono al massimo l’asticella del confronto e dello scontro con il governo Craxi sul decreto della scala mobile. Il sentimento dominante fra la bandiere rosse non ancora stinte e rinchiuse nei cassetti insieme alla falce ed al martello fu quello ben rappresentato da Tango, l’allora inserto satirico dell’Unità. ” Napolitano è gradito agli intellettuali moderati, alla Nato, a Veca (il filosofo ndr), al Psi, agli imprenditori liberal, a Scalfari: se piacesse anche ai comunisti sarebbe segretario da un pezzo”.
Così come vuole la prassi con le dimissioni Napolitano diventa automaticamente presidente emerito della Repubblica e senatore a vita (aderirà al gruppo Misto) e come tale avrà un suo ufficio a Palazzo Giustiniani, che tra l’altro sarà la sede temporanea di Pietro Grasso nelle sue funzioni di presidente supplente della Repubblica. La funzione di presidenza del Senato sarà assolta dalla vicepresidente Valeria Fedeli.
La prima votazione del Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentanti delle Regioni per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica dovrebbe tenersi alle ore 15 del prossimo 29 gennaio. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea (pari a 672 voti) mentre dal quarto si scende a 505, ovvero la maggioranza assoluta.
L’ipotesi a cui si starebbe lavorando sarebbe quella di fissare altre due votazioni il venerdì 30 gennaio, con uno stop il sabato e la domenica. La quarta votazione, quella in cui Matteo Renzi ha scommesso per l’elezione del nuovo capo dello Stato, potrebbe tenersi il 2 febbraio.
“Ragionevolmente potremmo avere il nuovo Presidente del Repubblica alla quarta votazione ”, ha dichiarato Renzi. Staremo a vedere. Di certo sarà eletto a Carnevale. Chissà se sarà una maschera di ferro.












