Il tempo delle Meli

 di Gianpaolo Santoro

 Ci sono quelli che fanno domande. E ci sono quelli, invece, che danno risposte. Sono i giornalisti al tempo della Meli. Entrano nel dibattito politico con irruenza, passione, forza e determinazione. Schierati, schieratissimi.  

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Maria Teresa Meli

 Una volta era giornalisti e politici a confronto. Era facile distinguere gli uni dagli altri. Una volta i giornalisti avevano il compito di chiedere, indagare, porre spunti di riflessione non allineati, se non per forza scomodi. Ed i politici di spiegare, descrivere, annunciare che cosa intendevano fare. Oggi invece, c’è una confusione totale. C’è una stampa di governo che va bel al di là dei suoi compiti e senza imbarazzo. Con sfrontatezza. Non siamo più alle domande accomodanti, quelle che non danno fastidio, quelle innocue. Siamo alla difesa plateale, alle prese di posizione contro chi osa criticare un provvedimento, una iniziativa, un decreto C’è un politico d’opposizione che avanza un dubbio sulla legge di stabilità, sulla riforma della Costituzione, sulla riforma della scuola? Entrano in ballo loro, i ventriloqui di Palazzo Chigi col tesserino da giornalista: difendono, ribattono, contrastano qualsiasi critica, qualsiasi appunto, spiegano che il governo ha ragione e sta facendo bene. Eppure la politica è politica e il giornalismo è giornalismo. Si dovrebbe restituire la dignità ai ruoli.

Montanelli sulla scalinata del Corriere

Indro Montanelli sulla scalinata del Corriere della Sera

Era il 1995 sul Corriere della Sera aleggiava l’operazione Gemina-Ferfin, Indro Montanelli partecipò all’assemblea di via Solferino. “Il mio appello a voi colleghi, è questo: opponetevi al degrado del giornalismo di oggi. Perché la vostra indipendenza e autonomia dipende solo da voi…”. Chissà che cosa direbbe oggi il grande vecchio del giornalismo italiano che rinunciò alla carica di senatore a vita “perché il giornalista deve tenere il potere a una certa distanza”.

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Erasmo De Angelis

Rondolino

Fabrizio Rondolino

Certo troppo facile sarebbe parlare dei giornalisti della nuova Unità, il quotidiano non fondato da Gramsci ma da Renzi, tutti fedelissimi a cominciare dal direttore Erasmo De Angelis, vicinissimo al Premier, due volte consigliere regionale in Toscana, sottosegretario ai trasporti nel governo Letta, cantore del Giglio magico. Si battono come leoni nella difesa del governo da Mario Lavia a Claudia Fusani a Fabrizio Rondolino (vecchio dalemiano fulminato sulla strada del renzismo) a cui Mario Giordano direttore di Rete 4 senza giri di parole ha dato del leccaculo a La Gabbia.

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Annunziata Zegarelli

 

Giornalismo militante? Certo e perché no. E di sacrificio, ovviamente. Palazzo Chigi cercava un giornalista a cui affidare (dietro compenso di 39.900 euro) la realizzazione di una ricerca   “volta a verificare sul piano sociologico, antropologico, culturale e mediatico, quale impatto consegua ai diversi regimi ordinamentali della prostituzione e le ricadute in termini di efficacia rispetto al contrasto della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale”. Ed allora si è sacrificata Maria Annunziata Zegarelli, la giornalista che per l’Unità segue Renzi in mare, in cielo e terra… Capita.

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Travaglio, Riottti, Velardi e Rondolino, giornalisti

Più che i giornalisti di partito, abbiamo i fedelissimi e, logicamente, più potente sei, più amici hai. Sia chiaro, nulla di nuovo sotto il sole dell’informazione. La differenza è che non ci sono più limiti, travalicato ogni confine, si è perso quel minimo di indispensabile autonomia. E poi la differenza è che oggi i palinsesti televisivi sono zeppi di talk show, la politica è in onda tutti i giorni, come lo sport, più dello sport. Le parole costano poco, qualche gettone di presenze e si realizzano ore e ore di trasmissione. Servizio Pubblico, Agorà, In mezz’ora, “47 35 Parallelo Italia”, Ballarò, Ottoemezzo, Di Martedì, Piazzapulita, Virus, La Gabbia, Quinta Colonna, Matrix, Coffe Break, petrolio, L’Aria che tira, Tiro al Bersaglio. E poi, naturalmente, c’è Porta a Porta, la terza Camera. Talk schierati prevalentemente a sinistra, per anni l’unica formula è stata quella dell’antiberlusconismo, qualcuno a destra (Virus, Quinta colonna) qualcuno antisistema, anti casta (La Gabbia).

Parole, parole, parole. Valanghe di parole. E la compagnia di giro dei nostri  inviati sotto i riflettori degli studi televisivi è sempre la stessa. E folta, numerosa, agguerrita è l’armata pro Renzi, i difensori del Premier, il Giglio mediatico, il “braccio armato” come l’ha definito Pietrangelo Buttafuoco. “Se ai tempi di Berlusconi c’è stato l’editto bulgaro, oggi è peggio. Il Cavaliere cercava dei trombettieri, Renzi dei mazzieri, che distribuiscono le carte del gioco politico…”

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Pietrangelo Buttafuoco

Uno come Beppe Severgnini – è sempre Buttafuoco che parla – si esprime su Renzi né più e né meno di come Fede faceva con Berlusconi, ma nessuno osa deriderlo, anche per l’autorevolezza della testata, Il CorSera , dove scrive. Per fare un omaggio a Renzi uno come Gianni Riotta ha usato un tweet in cui celebrava il compleanno di tutt’e due nello stesso giorno, come un grande onore. È davvero imbarazzante.” Severgnini e Riotta sono freschi conduttori di due nuovi format televisivi.

Se si parla di Renzi, gli animi si scaldano facilmente fra i giornalisti che frequentano abitualmente i salotti televisivi. Ha fatto scalpore lo scontro a Porta a Porta fra Andrea Scanzi de il Fatto Quotidiano e Maria Teresa Meli de Il Corriere della Sera. Motivo del contendere il Premier-segretario del Pd che secondo Scanzi aveva in politica molti punti in comune Berlusconi. Apriti cielo, più che uno scambio di opinioni diventa una sorta di guerra santa.  “Fare il paragone tra un signore di 80 anni e un signore di 40 anni è una cosa ridicola, che rende vecchio chiunque lo faccia. Saranno identici per te, ma non per mia figlia e per mio figlio. Tu sei già vecchio per i miei figli…”

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Andrea Scansi e Maria Teresa Meli

Uno scambio di accuse acceso e velenoso che si concluse con un interrogativo: “Perdonami, Meli, ti posso dare un consiglio? Sciogli un piccolo dubbio che gli italiani hanno negli ultimi mesi: candidati. Io sono settimane che non riesco a capire se fai la giornalista o l’addetta stampa del renzismo”.

Ma la Meli è la pasionaria del renzismo. Litigiosa, provocatoria, inflessibile. Clamorosa anche la sua lite con De Magistris a Piazza Pulita. “E’ una vergogna! Lei oggi nel suo giornale – disse il sindaco di Napoli- continua a scrivere che mi sono avvalso della prescrizione. Chiedete scusa, è una vergogna!”. A quel punto la Meli anziché mantenere il confronto nel corretto binario fra politico e giornalista rispose con un “Taccia!” che ha provocò la inevitabile, ed in questo caso comprensibile, reazione di De Magistris: “Io non prendo ordini dal Corriere della Sera, signora Meli! Io parlo fin quando ho voce!”.

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La vignetta del Mattinale

E che dire della polemica sdegnata col capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta per una vignetta sulla Boschi sul Mattinale ritenuta sessista. “Maria Teresa Meli si indigna. Ma abbiamo provato a fare una ricerca nell’archivio del Corriere della Sera se Maria Teresa Meli sia mai intervenuta a difendere Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Mariastella Gelmini. Forse ci sfugge qualcosa, com’è noto nessuno è perfetto. Ma forse la Meli meno che mai…”

 

 

 

 

 

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