di Angelo Vaccariello
Lo stabilimento Fca di Pomigliano è considerato uno dei modelli produttivi in Europa, soprattutto per quanto riguarda l’efficienza. Eppure c’è un problema. Nel 2015, infatti, aumenta la produzione di automobili ma il numero è ancora molto lontano dall’obiettivo di piena occupazione che Marchionne e i sindacati avevano stabilito nel 2010. Servirebbe un colpo d’ala come avvenne per l’Alfasud che, è bene ricordarlo, è il modello più venduto nella storia dell’Alfa Romeo con 1.017.387 esemplari nei dodici anni di vita
Lo scorso anno sono state prodotte 177.026 auto, pari ad un incremento del 9,42 per cento sul 2014, che si aggiunge al più 7 per cento già raggiunto l’anno precedente. Una continua crescita: 105.519 nel 2012, 154.830 nel 2013, 161.786 nel 2014.
Nonostante questi numeri, però, è ben lontano l’obiettivo di riportare sulla linea produttiva i 4.749 dipendenti che conta lo stabilimento.
Per fare questo, infatti, bisogna aumentare la produzione a 270 mila unità: un obiettivo decisamente lontano dagli attuali livelli. Secondo la Cisl (il sindacato che ha reso noto i numeri di Pomigliano), “E’ necessario che il gruppo FCA prima del restyling sulla nuova Panda previsto nel 2018, destini al GB Vico una o più vetture Alfa Romeo. Pomigliano è pronto in termini di qualità ed efficienza a riprendere la produzione del marchio del biscione nel proprio stabilimento.
Ora per la Fim-Cisl è indispensabile che alla vigilia del nuovo rinnovo del contratto di solidarietà, 31 marzo 2016, si aumenti il numero delle ore di lavoro per i coinvolti nella solidarietà. E questo secondo quanto auspicato può avvenire ripartendo, naturalmente, tra tutti i lavoratori questa ulteriore crescita produttiva.
Come? Una strada decisamente concreta e facilmente percorribile potrebbe essere quella di inserire e incrementare, naturalmente il numero di lavoratori che effettuano il lavoro notturno.

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