Marcello Lala

Marcello Lala

Consulente internazionale, giornalista, laureato in giurisprudenza e scienze della comunicazione, Membro di confindustria serbia, vive tra Napoli e Belgrado.

Craxi in campo contro Renzi

 di Marcello Lala

Con Bobo è sempre una rimpatriata. Siamo amici da una vita, un’amicizia rinsaldatasi nel 1999 quando Bobo si candidò nel collegio Italia meridionale alle elezioni europee con lo Sdi di Boselli e Villetti. I due capi partito avevano promesso a Bettino Craxi (in esilio ad Hammamet) che qualora Bobo avesse ottenuto un buon risultato (impresa quasi impossibile) senza colpo ferire ne avrebbero agevolato l’elezione

E’ inutile dire che Bobo fu il primo dei non eletti subito dopo Boselli nel collegio Italia Meridionale e che Boselli optò per il collegio meridionale, non consentendone dunque l’elezione e venendo meno alle promesse fatte. Ma questa è ormai storia lontana di una fase politica contornata di tradimenti e vigliaccherie .

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Bobo Craxi e Marcello Lala

Nell’arcipelago socialista si è consumata l’ennesima scissione dell’atomo, da una parte Nencini che riuniva i suoi in quel di Salerno (chissà si sarà sentito un po’ Togliatti) compiendo un ulteriore atto di fede e di sudditanza nei confronti del Pd di Renzi e del suo governo e dall’altra Bobo Craxi che a Roma ha riunito “Area Socialista” una nuova associazione socialista di dissidenti dalla linea del segretario e, soprattutto, contro ogni subalternità politica e strategica, nei confronti del Pd.

Bobo hai aperto il tuo discorso citando Norberto Bobbio. ”Sono dell’opinione che non può esistere alcuna società industriale avanzata senza i socialisti. Se il Psi non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Visto che c’è e non funziona occorre dunque reinventarlo”. C’è la possibilità di reinventare il Psi?  Rispondo con le stesse parole di Bobbio. Se non ci fosse il Psi si dovrebbe inventare, Visto che c’è ma non va occorre allora reinventarlo. E questo è uno dei compiti assegnati ad Area socialista

Bobo e Stefania  sulla tomba di Craxi a Hammamet

Bobo e Stefania sulla tomba di Craxi a Hammamet

Ma c’è spazio per un partito socialista, alla luce delle riforme messe in campo dal governo Renzi e della approvazione dell’Italicum? La  democrazia ci insegna che gli spazi si conquistano. Prendiamo la Lega di Salvini: non più tardi di un anno e mezzo fa aveva il 3,4 per cento a seguito anche degli scandali che avevano coinvolto i leghisti. Oggi la Lega si aggira attorno al 15 /16 per cento, il che vuol dire che si è conquistato uno spazio. E non è che Salvini partisse da una condizione di favore. Ecco, credo, che lo stesso si dovrebbe pensare per la nostra area, certo dovremo conquistarci il nostro spazio. Dovremo far correre le nostre idee, il nostro concetto di società, di democrazia e di Europa. Non è detto che per noi non possa avvenire quello che è avvenuto per Salvini.

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Bobo Craxi, Gerardo Labellarte e Gianni Cuperlo

In Europa avanzano i partiti che parlano alla pancia del Paese, forze definite, forse troppo semplicisticamente, populiste. Dove si collocherà Area socialista? Noi punteremo a far leva sull’unità anziché sulle divisioni. Ma siamo anche consapevoli che alcune divisioni avvengono anche come elemento salutare per dar vita ad una nuova rinascita. Il panorama politico italiano è in continuo movimento. E non può non esserci spazio per un partito socialista non subalterno. La verità è che ora c’è troppa disaffezione nei confronti dei partiti. Il sistema elettorale voluto da Renzi è un sistema che vorrebbe semplificare la situazione italiana, ma la verità sta nel fatto che a furia di semplificare il 50 per cento degli italiani sta a casa quando si va a votare. Abbiamo fatto disabituare i cittadini al voto, sono ormai tre i governo non nati dalle urne.   

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Ottobre 1985: L’aereo con i terroristi palestinesi circondato dagli americani circondati dai carabinieri

 Decisionismo. Si parla di decisionismo renziano e automaticamente viene a molti di paragonarlo a quello di tuo padre Bettino. Tu vedi questa similitudine? Innanzitutto bisogna premettere che la politica è decisione a prescindere dalle fasi della storia. Ma il decisionismo attribuito a mio padre ed alla sua leadership fu in relazione a due questioni molto specifiche, la scala mobile (decisa dopo più di 400 ore di riunione con i sindacati e l’ostruzionismo dell’opposizione) e poi Sigonella. Due questioni, una di politica sociale ed una di politica estera, che hanno segnato la vita del Paese. Il decisionismo Renzi lo attua nelle dinamiche interne al suo partito, del governo e del parlamento sottoposto ad una raffica di fiducie, escamotage tipico dei paesi a democrazia fragile.

Sblocca Italia. Il governo Renzi porta come fiore all’occhiello una sorta di “decisionismo del fare”.  Il dispotismo renziano rischia di alimentare la già considerevole distanza esistente da parte del corpo elettorale nei confronti della politica.  Una volta si contestava molta discussione e poche decisioni ma almeno vi era la partecipazione. Ora si decide molto ma discute poco. Ed il guaio è che poi questo decisionismo sul piano pratico non sta portando risultati soddisfacenti, tutt’altro. La situazione del paese è sotto gli occhi di tutti, crisi occupazionale, crisi economica e crisi morale sono solo alcuni degli elementi.

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Bettino Craxi

C’è una certa intellighenzia (la solita) che spesso parla del pantheon della sinistra: Nenni, Togliatti, Saragat, Berlinguer , Pertini e poi…..poi un salto quasi come se avessero vergogna di nominare Craxi e quello che ha rappresentato per il socialismo europeo. Questa cosa  ti fa male? Perché questa tendenza cambi è evidente che sarà necessario un revisionismo storico politico che dovrà durare il tempo del cambio di qualche generazione. La vicenda che ha sconquassato il sistema politico del nostro paese per via giudiziaria con la famosa inchiesta di mani pulite e le conseguenze politiche sono troppo vicine a noi troppo ravvicinate perché vi sia un parere condiviso, perché un reale elemento di analisi separi il giudizio politico dalle vicende giudiziarie.

Un processo sommario anche ad un periodo politico e di governo… Su questo non possiamo farci nulla anche se intravedo sempre più un tentativo nobile di scegliere fior di fiore gli episodi più rilevanti di quella stagione politica. Magari si evita di dire Craxi ma si dice Sigonella quando si vuole parlare di sovranità nazionale, tanto per citare un episodio che fa parte della nostra storia. Quello che mi disturba e disgusta di più è che questa ipocrisia sia anche di compagni socialisti o ex amici. Per fortuna le nuove generazioni stano avviando autonomamente questo processo di revisione di quegli anni. Senza condizionamenti e demonizzazioni fasulle.

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Bobo Craxi e Matteo Renzi

Le ideologie sono tramontate,  la politica italiana è come se fosse finita in un frullatore. O come se fosse stato capovolto lo scacchiere politico e riposte a casaccio le pedine. Quanto c’è di sinistra nell’attuale Pd, quanto di moderato nel centro destra italiano…  Il Pd ha un bacino elettorale che proviene dall’Ulivo ovvero l’insieme di ex Dc e Pci ed oggi la responsabilità di governo e non soltanto oggi li ha indotti ad avere una impronta di governo non riformatrice e non in sintonia con le socialdemocrazie avanzate ma a quelle che aderiscono alle parole d’ordine liberali e conservatrici europee. Di contro questo spostamento al centro del pd obbliga lo spostamento a sua volta del centro destra verso la destra . Tuttavia è però uno scarrocciamento dovuto alla fine della leadership di Berlusconi che agevola il fiorire di una destra sempre più populista e sempre più estrema che non nasconde la possibilità di allearsi in futuro con i movimenti alla Grillo, quindi vedo una riorganizzazione su tre polarità con una sinistra radicale. Manca una sinistra laico e socialista che abbia i connotati di un ala riformista convincente.

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Bobo Craxi e Silvio Berlusconi

La magistratura in questi giorni ha incominciato a sferrare dei colpi che molti dicono direttamente indirizzati al governo Renzi. Secondo te è uno scenario che richiama gli anni di mani pulite o che quanto meno si avvicina? La magistratura non credo sia intenzionata ad acquisire il ruolo degli anni di mani pulite , viene malvolentieri tirata per la giacca come ultima istanza di fronte ad un potere politico fragile e ad una situazione economica altrettanto debole . L’unico potere forte rimasto in campo è quello della magistratura e la forza gli deriva dalla possibilità di esercitare il suo potere liberamente. Giudico comunque questa fase, anche dopo l’elezione di Davigo a presidente dell’Anm , non come la volontà di intraprendere il ruolo del 93. Il fatto che l’Anm ha deciso di segmentare in bienni la sua presidenza sta ad indicare che ci sia divisione anche in quel campo e ciò mi fa dire che non vi sono all’orizzonte poteri più forti ma poteri residuali ed indeboliti che cercano una strada per la loro sopravvivenza.

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Ma veniamo a Napoli, a giugno si vota per il sindaco così come a Roma e Milano ma a differenza di Roma e Milano qui c’è la variabile De Magistris da molti definito  moderno Masaniello. Contro Lettieri ,imprenditore candidato di un centro destra super frantumato e Valeria Valente deputata Pd sostenuta dall’apparato di governo dopo la magra figura delle primarie in chiave antibassoliniana . Un socialista secondo te per chi dovrebbe votare? Come sai sono affezionato a Napoli che è stata anche la terra di elezione di mio padre Bettino ed io stesso sono stato candidato alle europee nel collegio meridionale ed avevo a Napoli la mia base operativa. Tra i miei più grandi amici annovero dei napoletani ed aggiungo giusto per rendergli omaggio anche il compianto Pino Daniele che è diventato emblema della città. Detto questo certamente su Napoli si è sperimentato l’esperienza al potere di una figura che non è scaturita dai partiti tradizionali e De Magistris, che per la prima volta ha governato una città così complessa e piena di problemi come Napoli, non può che presentare un bilancio di luci ed ombre.

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Certo, un altro scandalo-Primarie… Tutto ciò che è accaduto a Napoli rende oggettivamente  più forte De Magistris. Anche il maldestro tentativo di pubblicizzare lo scontro napoletano facendo scendere in campo addirittura il governo può ottenere l’effetto contrario ossia che ci sia la reazione dei napoletani di respingere una colonizzazione od un commissariamento perenne anche se poi nel merito penso che su Bagnoli il primo che troverà una convergenza sul progetto del governo sarà lo stesso De Magistris . Oggi per motivi elettorali non cede e non abbassa il capo essendo stato bypassato in maniera sorprendente del suo ruolo. La logica politica mi induce a dire che essendo parte di una coalizione di governo il candidato naturale sarebbe Valente ma apprendo che i socialisti napoletani hanno ed hanno avuto un pessimo rapporto con il pd e la sua candidata e quindi è destinata ad arrivare terza. I socialisti sceglieranno all’interno delle liste i candidati di medesima estrazione culturale presenti nei diversi schieramenti e ad un eventuale ballottaggio. A Napoli come nel resto d’Italia.

 

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