di Gianpaolo Santoro
Se n’è andato fumando. Nonostante i tumori non ha mai pensato di togliere le sigarette. Giacinto era fatto così. Testardo, determinato, istrionico. Un lottatore. Una vita, mille battaglie. Più di quaranta scioperi della fame, lui contro il mondo, anche contro la morte. Cinque anni fa ad ottantuno anni compiuti stette cento giorni senza mangiare, perdendo trenta chili, mostrando la fragilità del suo corpo da uccellino per chiedere un provvedimento di amnistia per svuotare le carceri sovraffollate
Se n’è andato Marco Pannella. L’uomo del divorzio e dell’aborto. E del garantismo. L’uomo che portò in parlamento Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora. Ma anche Cicciolina e Toni Negri.
L’uomo che insieme a Sergio Stanziani trasformò quel mondo di intellettuali laici delal sinistra liberale che girava intorno al Mondo di Mario Pannunzio in un partito, il Partito radicale.
Una volta si è descritto così. “Io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente che fa politica sul marciapiede…”
Voglio ricordare Pannella attraverso una straordinaria esperienza vissuta con lui e Carlo Ripa di Meana, allora Commissario Cee, venticinque anni fa in occasione del Consiglio Federale del Partito Radicale Transnazionale in Croazia.
Zagabria era una città in assetto di guerra. Strade semideserte, un carrarmato ad ogni incrocio, piccole trincee sui marciapiedi, sacchi di sabbia a lambire la facciata esterna degli edifici. Per ragioni di sicurezza tutto si svolgevo all’interno dell’albergo, non era consigliabile mettere la testa fuori, avventurarsi in strada. Nelle stanze bisognava categoricamente non solo non aprire le finestre, ma tenerle sempre ben coperte dalle tendine. I cecchini non erano un rischio ma una certezza.
Un’atmosfera strana, unica per chi, come me, non era neanche stato sfiorato dalla guerra. Un’esperienza che divenne indimenticabile, quando, nel bel mezzo dell’intervento fiume di Marco, suonò l’allarme aereo, e costrinse tutti a trasferirsi nel rifugio dell’albergo.
Un discorso sulla memoria, che non ho mai dimenticato. “ Se non abbiamo memoria di noi, non abbiamo nemmeno intelligenza possibile del futuro. Credete che fosse molto diverso o molto più importante di un Milosevic di passaggio il giovane, maturo, Adolfo Hitler quando nel caos della Repubblica di Weimar esce fuori come capo del governo? Scusatemi, era una Germania senza la Renania, senza Ruhr, era una Germania senza niente, era una Germania distrutta dalle imbecillità contrapposte dell’estrema destra e dell’estrema sinistra che tutte e due volevano nello stesso modo la grande Germania: gli spartachisti da una parte e i destri ex-combattenti, dall’altra: chi poteva immaginare che…”
Un discorso che Pannella continuò anche nel rifugio assicurandosi che un bel po’ di giornalisti potessero ascoltarlo mentre, per fortuna, in lontananza si sentivano alcune esplosioni.”Guardate quello che sta accadendo: noi abbiamo consentito per anni a Milosevic e alla Serbia quella occupazione nei confronti di una provincia autonoma secondo la Costituzione, le donne e gli uomini albanesi. Abbiamo consentito un governo repubblicano di qualcuno che non aveva più legalità: non per colpa sua, il venire a cessare del parlamento federale ha tolto anche una legalità formale a Markovic ma la nostra eurocrazia, in questa jugocrazia, lo ha riconosciuto senza comprendere che non aveva il carisma necessario. E dunque dobbiamo mettere nel conto che noi per due anni abbiamo finanziato e sostenuto una Belgrado diciamo amministrativa mentre dall’interno, in Croazia e in Slovenia, già si vedeva che questa era una superfetazione, un fatto sovrastrutturale, senza avvenire”.
Pannella parlava, parlava ancora. Di diritti, di libertà, di non violenza. E intorno a noi cadevano le bombe. Voglio ricordarlo così. Marco, l’incontenibile










Un bel ricordo. Grazie