Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Il fado del pallone d’oro

Cristiano Ronaldo eredita la magica favola portoghese di Eusebio da poco scomparso. Due straordinari campioni che hanno fatto grande il piccolo Portogallocr9

Impomatato e vincente. Giustamente, il Pallone d’oro è andato a Cristiano Ronaldo, eroe portoghese del calcio, degno successore di Eusebio, la pantera nera recentemente scomparsa. Stop a Messi, che ha più palloni preziosi in bacheca che anni. Stop a Ribery il cavallo francese sul quale Platini aveva puntato tutte le sue fiches anche in nome dello sciovinismo che tanto ha piede nella terra del presidente che raggiunge la sua amante in motorino con tanto di casco, per legge. perché la pulga argentina s’era fermata per un serio infortunio e, si sa, chi si ferma è perduto. Sia il campione portoghese che quello francese, con le loro imprese nell’anno di grazia solare, avevano adempiuto alla linea guida, che giudico la più importante, per l’assegnazione dell’ambito trofeo: incidere, essere determinante ai fini dei successi della squadra d’appartenenza.

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Ora viene da fare un ragionamento semplice: Ronaldo con il suo Real non ha vinto quanto Ribery che, con il suo Bayern, ha vinto quasi tutto, Champions compresa. E allora, direte, perché il Pallone d’oro non è stato assegnato al francese dal volto deturpato? Credo che abbia influito sui giurati il numero di reti, impressionante, messe a segno dal portoghese. Ma, soprattutto, hanno spostato gli equilibri le due partite monstre giocate da Ronaldo con il Portogallo contro la Svezia di Ibrahimovic negli spareggi per il mondiale che si giocherà in Brasile. In quelle due sfide, Ronaldo (4 gol tra andata e ritorno) è stato l’autentico uomo in più, oscurando quel fenomeno che risponde al nome di Ibra. E in ossequio al criterio del campione determinante-decisivo che vanno considerati i voti che Pirlo ha raccolto in casa (Conte e Buffon). In effetti il regista della Juve e della Nazionale è stato l’uomo in più della squadra bianconera per la conquista di due scudetti, dopo il buio dei settimi posti. Non si tratta di nazionalismo, bensì di evidenza dei fatti. Del resto, il pubblico brasiliano ha tributato applausi e standing ovation a Pirlo durante la Confederation’s Cup. E non si può certo dire che i brasiliani non siano buoni intenditori.

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