di Gianpaolo Santoro
Se la storia d’Italia la scrivessero i retroscenisti, sarebbe meglio di un romanzo di Dan Brown, una spy story di quelle mozzafiato, con colpi di scena a ripetizione: il Codice stravinci, per come è andata a finire.
Manovre e patti segreti, lobby e logge, falsi amici e falsi nemici, accordi che vanno al di là degli schieramenti e delle ideologie. La seconda Repubblica sulla spinta da Manipulite, dalla voglia del cambiamento e dai referendum sul maggioritario ha finto di strutturarsi su un sistema bipolare ma non c’è niente da fare, è più forte di noi, siamo pur sempre un popolo di santi, poeti, navigatori e volubili, o se preferite, “traditori”. Del resto se la nostra giovane Repubblica ha avuto 63 governi in 68 anni, una ragione ci deve pure essere.
Ogni stagione ha sempre avuto ribaltoni e cotillon, gente che va, gente che viene, correnti, sottocorrenti, rottamatori, falchi, colombe, una migrazione infinita: fusioni, scissioni, federazioni, rassemblement, ulivi e querce, case e condomini, espulsioni ed epurati, ghigliottine, canguri e gattopardi, insomma un guazzabuglio tale che non ci resta che sorridere.
Attualmente alla Camera abbiamo dieci gruppi, più il canonico e di rifugio gruppo misto che conta cinque diverse componenti politiche. Ma non è ancora finita, ci sono pure una quindicina di deputati che al momento non si riconoscono in niente, chissà forse in loro stessi… Quindici partiti, più i battitori liberi, il bipolarismo italiano è una sceneggiata.
Eccoci qua, primo governo Renzi, #enricostaisereno, il rottamatore che ha portato i democratici italiani oltre alla soglia del quaranta per cento, il presidente del consiglio più giovane della storia Repubblicana, quello delle slide e dalle scarpette di ginnastica tricolori, il sindaco-segretario-premier, che invece della quota rossa ha optato per la quota rosa, il capo dell’esecutivo in tailleur che parla inglese con accento toscano e che ora si ritrova anche a guidare il semestre europeo, una escalation da urlo se si pensa che meno di cinque anni era un semplice presidente della Provincia, da palazzo dei Medici a Palazzo Chigi, un salto triplo entusiasmante e disarmante.
Ed è proprio dalla Provincia di Firenze che comincia la nostra storia sussurrata, ricca di retroscena e di retroscena dei retroscena. Ed è qui che entra in scena il nostro secondo personaggio, un uomo molto più grande di Matteo, un quarto di secolo in più, tanto che lui è amico del padre del premier, Tiziano democristiano di vecchio stampo, poi consigliere comunale della Margherita, che nel Valdarno dagli anni ’90 controlla la distribuzione di giornali e pubblicità in Toscana .
Ed è proprio per questo che entra in contatto con Denis Verdini, prima macellaio, poi laureato in Scienze politiche, poi commercialista, poi presidente del Credito Cooperativo Fiorentino e poi, soprattutto, editore (“Il giornale della Toscana”, il dorso locale de “il Giornale”, il “Cittadino” di Siena, “Metropoli” e il 15 per cento del Foglio) prima repubblicano, poi esponente del Patto Segni, poi forzista. Retroscena del retroscena.
Dal padre al figlio, il passo dell’amicizia è breve. Fra Matteo e Denis, c’è sintonia, pur su fronti diversi. Il boy scout e il macellaio, l’inizio non potrebbe essere meglio. “Quei due da anni si vedono ogni lunedì a Firenze, l’amicizia è consolidata da anni”. La rivelazione è di Berlusconi.C’è una data chiave in questa storia, Firenze, 30 marzo 2005: il giorno che Silvio conosce Renzi. Inutile dirlo, a portargli il giovane presidente della Provincia è Verdini. L’incontro avviene in saletta privata della Prefettura. Poche parole, ma c’è subito sintonia. “Silvio non è dei nostri, ma è bravo davvero bravo. E non ha neanche trent’anni…”Matteo è il figlio che Berlusconi avrebbe voluto in politica. Furbo e smaliziato, sa come si parla alla gente e buca il video, la sua proiezione 2.0, insomma, twitter e facebook, il fascino veloce che corre su internet, roba da terzo millennio
Lui, in fondo, è rimasto ancora a quel fascino da chansonnier, come quando si manteneva agli studi cantando e suonando il piano, il sorriso, i complimenti e le barzellette .Il giovanotto sta dall’altra parte, ma piace, altro che se piace. “Mi somiglia, è fuori dagli schemi, è così diverso dai soliti parrucconi della sinistra”.
E qua si entra a pieno diritto in una spy story vera e propria, che se nella prima parte del piano è abbastanza “comprensibile” (Verdini si dice mandò le sue truppe “cammellate” a votare Renzi alle primarie di coalizione per il sindaco di Firenze per sconfiggere il candidato “ufficiale” del partito che era Lapo Pistilli) nella seconda diventa addirittura diabolica. Ma che ti organizza il buon Denis, con l’appoggio di Berlusconi, per dare una mano a Matteo? Beh se non possiamo votarlo, almeno facciamo in modo che non votino il nostro.
Il piano è perfetto, contrapporre a Renzi un candidato a sindaco di bandiera, certo però bruciare uno che di mestiere fa il politico, che conosce i meccanismi di una elezione, che conosce il gioco delle tessere, delle sezioni e dei voti, non è facile e non è prudente, no, meglio scovare qualcuno della società civile, che di tutte queste alchimie da urne non capisce niente, un’apparizione, una sconfitta e uscita di scena, tutto indolore, semplice, facile. Ed allora ecco la genaliata, l’ideale candidato a perdere, Giovanni Galli, ex portiere della nazionale e del Milan…Eppoi ricordate la visita di Renzi (versione ufficiale lo stanziamento per Firenze nella legge “milleproroghe”) che indignò il popolo democrat, le vergini della sinistra che lo volevano al rogo per essere sceso all’Inferno di Arcore? Era l’ottobre 2010, l’altroieri, mica ai tempi delle Botteghe Oscure. E pensare che oggi il Diavolo l’hanno invitato a casa loro al Nazareno… Alzi la mano, comunque, chi ha creduto che quella sera si parlò solo di Firenze e di quei 15 milioni di euro che servivano alla città.
E ricordate quando Berlusconi promise che avrebbe ripulito Napoli dalla vergogna della munnezza e chiese la solidarietà dei sindaci delle grandi città per avere uomini e mezzi e si trovò la porta sbattuta in faccia dal fronte del nord e dalla Lega? “Presidente ti possiamo mandare a Napoli sei camion compattatori per raccogliere l’immondizia dalle strade.” Solo Renzi gli diede una mano…Amicizia, stima e buoni rapporti istituzionali. Già, la copertina è nitida. Ma la politica di trasparente ha sempre avuto ben poco. Ed allora si dovrebbe parlare di un’altra copertina, quella plastificata, della “Rosa tricolore” (una rosa stilizzata con i petali rossi, bianchi e verdi su tutte le pagine) sottotitolo “un Progetto per vincere le elezioni politiche” realizzato da Denis Verdini e, pare, Marcello Dell’Utri. Un documento riservato che come spesso capita, riservato non è restato, dove si tracciava la fine del Pdl, il ritorno a Forza Italia (con la “cacciata” di La Russa, Quagliariello, Cicchitto e Alfano, cosa che, in un modo o nell’altro, si è effettivamente avverata) e un’articolata strategia che avrebbe dovuto portare Renzi alla guida del Paese. Fantapolitica? Senza dubbio. Ma veggente.Ma arriviamo ai giorni nostri. Dopo la conquista del Pd e del governo di Renzi, Matteo e Denis si siedono di nuovo a tavolino. In ballo questa volta c’è molto di più di Firenze, c’è il Paese, la governabilità, le riforme, la Costituzione, una decina d’anni di potere, il futuro garantito. E’ Verdini l’artefice del Patto del Nazareno, è lui il trait d’unione fra vecchio e il nuovo, fra Berlusconi e Renzi, sempre un uomo solo al comando, solo che questa volta si cambia schieramento.
Ma c’è una novità questa volta, si agisce d’amore e d’accordo, punto per punto ce n’è per tutti. Dicono siano quattro gli articolati dell’accordo: la legge elettorale, la fine del bicameralismo perfetto, il Senato non elettivo e la non retribuzione dei futuri senatori. Ma altri dicono che nei fogliettini trascritti a mano (da Verdini) si parla anche di giustizia e dell’elezione del futuro capo dello Stato. Comunque sia il patto del Nazareno è il patto di Firenze esportato a Roma, stessi personaggi, stessi obiettivi. Italia Bene comune. Nel segno del tricolore: bianco, rosso e Verdini.












