di Ottorino Gurgo
Angela Merkel e quanti condividono il suo progetto di un’Europa a conduzione tedesca, fanno mostra di voler ignorare l’esito del referendum svoltosi in Grecia lo scorso 5 luglio.
La vittoria del “no” – sostengono – non ha mutato i termini della questione: la Grecia deve pagare i suoi debiti e se non è in grado di farlo peggio per lei. Nessun aiuto le deve esser concesso e poco importa che il popolo greco sia allo stremo, letteralmente alla fame. Hanno voluto salvaguardare l loro dignità; paghino il prezzo di questa scelta.
Non sappiamo come si concluderà questa spiacevolissima vicenda ma, anche se i fatti, nel breve periodo, potranno svolgersi secondo le previsioni e i desideri della Cancelliera, ci sembra che l’esito del referendum greco sia tutt’altro che da sottovalutare poiché esso ha inequivocabilmente dimostrato che o l’Europa cambia radicalmente e si affranca dall’intollerabile invadenza tedesca o è inevitabilmente destinata a morire.
Per rendersene conto può essere utile rispondere a una domanda: quale esito avrebbe un referendum tra tutti i paesi dell’Unione, analogo a quello greco, in cui i cittadini fossero chiamati a dire se sono disposti ad accettare di esser sudditi di un’Europa a dominazione tedesca qual è quella che – al di là di ogni ipocrisia – la Merkel tende a configurare ?
Non abbiamo molti dubbi al riguardo anche se, tra i governanti di molti paesi prevale una linea di acquiescenza al potere germanico. C’è, a questo punto, una successiva domanda: è possibile continuare a governare un paese contro i sentimenti, la volontà, i desideri, l’anima del proprio popolo ?
Ecco perché riteniamo che, a prescindere dagli sviluppi immediati del post-referendum, l’Europa così com’è attualmente, cioè un’Europa dei mercanti, dominata, appunto, dalla logica ragionieristica dei mercanti che è quella dell’interesse e, nel caso specifico, dell’interesse del più forte e, quindi, della Germania, non può continuare a vivere a lungo. Non avrebbe alcun senso e, soprattutto, sarebbe in netto e palese contrasto con lo spirito che animò i padri fondatori quando pensarono di dar vita diedero vita all’unità del continente.
La stessa decisione di dar vita, all’indomani del referendum greco, ad un vertice bilaterale tra la Merkel e Hollande (nella quale il povero presidente francese, destinato ad accumulare altra impopolarità oltre a quella che è già riuscito ad ottenere, svolge il ruolo della foglia di fico) dimostra che la Cancelliera tedesca non tiene in alcun conto la volontà degli altri Stati e che l’Europa, così come lei la concepisce, altro non dovrebbe essere che una Germania allargata.
A questo punto il problema non può non coinvolgere anche il nostro paese. Sino ad oggi Matteo Renzi ha cercato di barcamenarsi tra le opposte posizioni, forse intimorito dalla determinazione tedesca. Ma il “cerchiobottismo” del nostro presidente del Consiglio non può durare oltre un certo limite. Vi sono momenti nei quali non ci si può sottrarre ad una scelta. E forse questo momento è arrivato. O si crea un fronte in grado di indurre la Germania a ridimensionare la propria volontà di potenza o, forse, è meglio prendere atto che, sic stantibus rebus, quello dell’unità europea è un sogno non solo irrealizzato, ma irrealizzabile.










