di Angelo Vaccariello
Il tasso di disoccupazione a settembre scende all’11,8 per cento: un calo dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente. E’ quanto annuncia l’Istat scatenando, subito dopo, le dichiarazioni entusiaste del Governo e dei partiti di maggioranza che, più o meno in coro, spiegano che “il Job’s act” funziona. Ricordiamo che si tratta della legge che ridisegna il sistema del diritto del lavoro italiano conosciuta soprattutto per l’abolizione definitiva dell’articolo 18. Senza voler smorzare gli entusiasmi degli aedi renziani, però, è necessario fare tre considerazioni.
La prima, come spiega l’Istituto di statistica, è che aumentano gli inattivi cioè coloro che non cercano lavoro e non studiano. Nel mese di settembre sono 53 mila in più. Non noccioline.
La seconda è quello che pensano un po’ tutti e che candidamente ha confessato in una intervista televisiva Paolo Agnelli, dal 2012 presidente di Confimi Confederazione delle industrie manifatturiere italiane “Abbiamo tramutato i contratti da tempo indeterminato a tempo determinato. Ma non c’è stata alcuna assunzione vera e propria, nessuna faccia nuova è entrata in azienda…”
La terza considerazione, invece, è una domanda: siamo sicuri poi che il calo della disoccupazione sia dovuta alla legge fortemente voluta dal Governo Renzi? Non abbiamo una risposta chiara e definitiva. Su questo argomento però bisognerebbe ricordare che, come spiegano gli economisti, i posti di lavoro “non si creano per legge” (a meno che non siamo in un sistema collettivistico). La cosa più importante che tutti dimenticano, però, è che dal primo gennaio è in vigore una legge che incentiva fortemente le assunzioni. La norma, introdotta con la legge di stabilità dello scorso anno, prevede l’esonero totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi quelli Inail), per un periodo massimo di 36 mesi e un importo massimo pari a 8.060 euro annui. Non è forse questo un incentivo molto più attraente del Job’s Act?
Per capire se la legge funziona sul serio, dovremo analizzare cosa accadrà il prossimo anno quando il contributo sarà praticamente dimezzato. Nel disegno di legge di stabilità 2016, infatti, si prevede che per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016, l’esonero dovrebbe essere limitato al 40 per cento dei contributi previdenziali, per una durata di 24 mesi e un tetto massimo di 3.250 euro annui. Prima di lasciarsi andare alla santificazione governativa, bisognerebbe avere il coraggio di analizzare tutti i dati.










