Perché Napoli è morta

di Gianpaolo Santoro

Il popolo delle tessere spaccate e quello delle teste spaccate, lacrime e lacrimogeni, dalle quattro giornate di Napoli alle quattro giornate di Higuain, esplode la rabbia per l’arrivo di Renzi: ma davvero questa è Napoli?

La sensazione maledetta è che questa, ormai, è una città che respira morte, che dopo aver per secoli e secoli sprecato intelligenze ed energie, ormai sia arrivata inesorabilmente alla fine. Un popolo che grida, che sfodera odi e rancori per non guardare dentro di se, che preferisce individuare colpevoli e carnefici, per la sensazione liberatoria di sentirsi vittime, di arrendersi con un alibi autoassolutorio.

++ Anti-Renzi protesters block Naples seafront ++

Dallo stadio al vecchio altoforno, è più facile la rivolta contro il feticcio dei poteri forti e naturalmente oscuri che acquisire la consapevolezza della nostra debolezza, che l’ “homo neapolitanus” per dirla con Mario Stefanile, quello che accanto ad una enorme massa di difetti e di vizi, vantava una capacità di intuizione e di approfondimento, una velocità di riflessi e di sentimento – in una parola intelligenza- ormai non esiste più. Maledettamente.

CRO 6 aprile 2016 L'arrivo di Renzi a Nisida. Newfotosud Sergio Siano

Renzi a Nisida

La drammatica cronaca quotidiana ci racconta come ormai da decenni manchi un provvedimento organico, un minimo disegno, un progetto non dico per ridisegnare e ripensare questa città ma anche solo per valorizzare questo indubbio tesoro di qualità intellettive. Scriveva Antonio Ghirelli parlando di Napoli “La parola intorno alla quale ruota tutto è, oggi più che mai, sviluppo. Il problema del mancato sviluppo si impone a tutti i livelli, ma è più sensibile, più doloroso, più drammatico al livello della “plebe”. Il disinquinamento del golfo, il rilancio del porto, il potenziamento delle strutture industriali non hanno senso se non si pone mano al riscatto degli strati più umili della popolazione impedendo ai nostri scugnizzi di trasformarsi in mancanza di preparazione e specializzazione professionale in criminali potenziali o rassegnati soggetti della storia.”

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Sviluppo, lavoro, futuro. Già, perché c’era un tempo che ancora si pensava che il nostro domani stesse dentro gli occhi neri e furbi degli scugnizzi, che strappare quei bambini dallo scippo potesse rappresentare la rinascita napoletana, la prima tappa per cambiare l’anima di un popolo da sempre carico di dolori, di sofferenza, di sacrifici e costretto nel suo proletariato a vivere basandosi sulla fantasia, l’improvvisazione, l’arte di arrangiarsi. Vivere nel vicolo, insomma.

Si, ma quei ragazzini ora non ci sono  più. Ora ci sono le “paranze” dei bambini, raffiche di mitra e pistolettate per fazzoletti di territorio, un far west metropolitano, almeno un morto ammazzato a settimana lo scorso anno, tutti pronti a scannarsi per il comando di una piazza, quattro vicoli, mezzo marciapiede. Altro che Gomorra. Eppure Napoli si è assuefatta a tutto questo, chiude gli occhi colpevolmente davanti alla spaventosa realtà di alcuni quartieri, da Scampia a Soccavo, dai Quartieri Spagnoli alla Sanità, fa finta di non capire, di non sapere che secondo Save the Children uno scugnizzo su tre non sa leggere, che in molte case ci sono più pistole che libri.

++ Bagnoli: corteo protesta, lacrimogeni e lancio pietre ++

E poi sul lungomare deturpato della città “derenzizzata” vedi protestare contro il nulla, la solita contrapposizione fra i centri sociali e il potere, qualsiasi esso sia; vedi la città ferita insorgere, solo per un cartellino rosso; vedi il primo cittadino arancione-arancino disertare la cabina di regia per Bagnoli, dove naturalmente è stato messo il solito amico e che importa se si occupava di teatri; vedi il premier andare a fare la sua passerella a Nisida, sciorinando le solite banalità, riscossa, seconda possibilità, recupero dalla criminalità.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini con Eduardo De Filippo

Sandro Pertini e Eduardo De Filippo

Trentacinque anni fa Sandro Pertini nomino senatore a vita Eduardo De Filippo. E siccome il presidente era uno che parlava con gli italiani (altro che la nomina di Monti alla vigilia di un incarico di governo… ) spiegò il perché nel suo messaggio di fine d’anno. “Napoletani è a voi che mi rivolgo. Nessuno ha veramente compreso, per quale ragione, io abbia nominato il vostro Eduardo De Filippo senatore a vita. L’ho nominato non solo per i suoi meriti, grandissimi meriti di grandissimi artista, ma anche per rendere omaggio alla città di Napoli che si sente abbandonata e che in maniera emblematica rappresenta i mali del meridione che sono disoccupazione, mancanza di case e malavita”.

Napoli è morta. Il dramma è che non se n’è accorta. I nuovi Masaniello domenica prossima andranno al San Paolo, c’è lo sgangherato Verona e saranno tutti Gonzalo, ci sono urne in arrivo, qualcuno sente profumo di ottanta euro, Bagnoli ha avuto la sua giornata di gloria, la bonifica finirà fra tre anni. Chissà dove si spara stanotte…

 

 

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