di Gianpaolo Santoro
Il Comitato olimpico brasiliano distribuirà 450 mila camisinhas (preservativi) ai poco più di diecimila atleti che parteciperanno alle Olimpiadi di Rio. Per la precisione 350.000 condom maschili e 100.000 femminili (concessi per la prima volta nella storia) e 175.000 lubrificanti. Più o meno quarantacinque preservativi a testa, il triplo di quelli che vennero consegnati quattro anni fa Londra. Trent’anni fa a Seoul erano appena 8500. I tempi che cambiano, le ipocrisie svaniscono…
Secondo lo statunitense Ryan Lochte (5 ori, 3 argenti e 3 bronzi olimpici, 27 medaglie ai campionati del mondo di cui di cui 18 d’oro) il nuotatore più medagliato di tutti i tempi dopo Michael Phelps, alle Olimpiadi 3 atleti su quattro fanno sesso. Percentuale addirittura per difetto se si sente Hope Solo, fascinosa portiere della nazionale femminile americana. “Si, è vero, sono anche Olimpiadi di orgasmi. Si vive l’esperienza di una vita e tutti vogliono creare ricordi indelebili, che siano relativi al sesso, alle feste o al campo. Ho visto persone fare sesso all’aperto. Sull’erba, tra gli edifici, la gente ci va giù di brutto…”
Il sesso, potete scommetterci, sarà la medaglia d’oro dei prossimi giochi. Il primo gradino del podio negli affari. Si sperava di inaugurare ErotikaLand, il parco divertimenti per soli adulti più grande del mondo, oltre 150 mila metri quadrati, una ruota panoramica dotata di cabina speciale da cui è possibile vedere senza essere visti, scivoli d’acqua, un museo, cinema, albergo, sculture, giochi erotici, piste per gli autoscontri a forma di genitali e, naturalmente, un grande sexy shop per tutti i gusti e tutte le esigenze.
Il parco divertimenti per soli adulti è a Piracicaba, città caipira (contadina) a due ore di distanza da San Paulo una grande colonia di trentini (si parla il alcuno quartieri il cosiddetto dialèt tirolés), doveva essere inaugurato, almeno in parte, per le Olimpiadi. Ma non si è fatto in tempo. Di questi tempi in Brasile è tutto aleatorio.
Due anni fa per i mondiali di calcio venne lanciata una mega campagna di sensibilizzazione per combattere lo stigma sociale che soffocava la prostituzione. Puttana è bello. Venne lanciato un manifesto-simpatica che rivelava candidamente: “eu sou feliz sendo prostituta”. Io sono troppo felice di essere una prostituta. L’ Aprosmig (Associacao das Prostitutas de Minas Gerais) da due anni offre corsi di inglese, serve la lingua e servono anche le lingue. Dice Laura Maria, la vicepresidente, “molte ragazze vogliono poter stabilire un rapporto che vada al di là del sesso. Cercano non solo clienti ma chissà anche l’anima gemella.” Cambieranno pure i tempi ma la favola del principe azzurro è sempre di grande attualità, il sogno resta il gringo che ti rapisce e porta via…
Insomma non è cambiato niente, l’eterna favola del grande amore. Eppure sono cambiate tante cose.
Il Brasile è ripiombato nella grande crisi, il gigante ha per l’ennesima volta dimostrato di avere i piedi d’argilla, dieci milioni di occupati hanno perso il lavoro, l’inflazione viaggia intorno al dieci per cento, il paese è travolto da scandali, tangenti, corruzione, clientele impensabili (113mila incarichi assegnati in Brasile, contro i 4mila negli Stati Uniti e i 600 in Germania).
Il Paese è in pieno “volo della gallina”, l’immagine che si usa per descrivere le performance altalenanti dell’economia nell’ultimo secolo. Repentina crescita del Pil, addirittura a doppia cifra per alcuni anni e improvviso ritorno a stagnazione o recessione per altri.
Un continuo saliscendi, una traiettoria simile a quella appunto di una gallina che tenta di spiccare il volo , ma che si ritrova inesorabilmente nella polvere, a terra, per il suo peso e per le limitazioni fisiche. Dopo dieci anni di crescita costante, l’Ibge (l’instituto brasilero ode geografia e estatistica), la nostra Istat, ha rilevato che da due anni il Brasile non cresce ed è entrato in recessione. E pensare che solo quattro-cinque anni fa il Pil viaggiava ad un più sette per cento…
E da diciotto mesi il Paese è paralizzato politicamente per l’inchiesta Lava Jato (autolavaggio), la più grande di sempre su corruzione e riciclaggio di denaro.
E come se non bastasse c’è la procedura di impeachment di Dilma Roussef che ha spaccato il Paese, una situazione al limite della governabilità. Uno terremoto, uno sfracello.
Tra le poche cose che regge, c’è il giro d’affari legato alla prostituzione che in Brasile vale diversi miliardi di euro, ovviamente in prima fila e località turistiche della costa: Rio de Janeiro e Fortaleza, l’epicentro del sesso a pagamento. La legge vieta i bordelli, ma ci sono le accoglienti saune e la prostituzione, a parte quella minorile, è legale. Nonostante leggi e divieti altissima la prostituzione infantile: il Brasile è secondo al mondo dopo la Thailandia, le baby-prostitute negli ultimi 10 anni sono quadruplicate ormai sfiorano il tetto delle 500 mila.
“Don’t look away!” , “Non voltarti dall’altra parte”, due anni fa prima del mondiale di calcio, la campagna di Ecpat, (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking), finanziata anche dall’Unione europea era martellante, soffocante, i dati delle Nazioni Unite mettevano angoscia, il fantasma del turismo sessuale, un giro da cento miliardi, la violenza contro duecentoventi milioni di bambini, i tre milioni di minori inseriti stabilmente nel circuito della prostituzione, un bombardamento infinito.
Quest’anno l’assordante rumore del silenzio. Si è fatta sentire solo l’organizzazione mondiale della sanità che ha invita ad “astenersi dal sesso”. Incombe lo spettro del virus Zika. Comportamenti sessuali di grande cautela o astensione sono consigliati anche per almeno 8 settimane dopo il rientro dal Brasile. Ma è una missione impossibile. Queste di Rio, fra mille problemi, lo spettro del doping, l’assenza degli atleti russi, saranno potete scommetterci le Olimpiadi del sesso.













