14971888_10209776413800344_889947568_n

Germania nera

di Gianpaolo Santoro  

Quante volte abbiamo sentito l’esaltazione del modello di integrazione tedesco? Quante volte è stata presa come esempio la politica delle porte aperte, della tolleranza, del multiculturalismo senza identità della Germania? Tante, tantissime, sempre. Ma è davvero così? L’anno scorso la Germania ha accolto un milione di migranti, la cifra più alta d’Europa sia in termini relativi che assoluti. Subito dopo l’estate Angela Merkel ha lanciato, insieme ai maggiori gruppi industriali (da Lufthansa, a Deuschte Bank a Siemens a Wolskwagen) l’operazione  Wir zusammen  (Noi insieme) che ha l’obiettivo dell’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro.

14971888_10209776413800344_889947568_n

Una iniziativa che segue la creazione in primavera (dei cosiddetti “Ein-Euro-Jobs” o impieghi da un euro) per facilitare l’ingresso sul mercato del lavoro dei migranti. Nel contempo è stata sospesa per tre anni  la regola in base alla quale i richiedenti asilo possono ottenere un lavoro solo se per quel posto non ci sono candidati idonei tedeschi o europei.

Ma non è tutto: chi svolge un tirocinio potrà inoltre restare in Germania per l’intera durata del percorso di formazione e, a tirocinio concluso, potrà rimanere altri sei mesi nel Paese per cercare un lavoro. Nel momento in cui hanno trovato un’occupazione, i migranti otterranno un permesso di soggiorno di due anni.

germany-727263

Angela Merkel

Una sola condizione: rifugiati e  migranti dovranno frequentare i “corsi di integrazione”, (corso di lingua e “corso di orientamento”), nel corso del quale vengono fornite nozioni sulla storia, la cultura e i valori della Germania. Chi si rifiuta di parteciparvi o non li porta a termine rischia tagli alle prestazioni sociali.

15032518_10209775796784919_1205274629_n

 

 

L’interrogativo che l’Europa ora continua a porsi senza riuscire a dare una risposta è sempre lo stesso: ma una politica dell’accoglienza spinta, accompagnata da una grande offerta di lavoro, basta per costruire una reale integrazione? E, soprattutto, dall’altra parte i tedeschi come percepiscono questa continua migrazione, questa sorta di “mini invasione”? Secondo un sondaggio realizzato da YouGov il 68 per cento dei tedeschi crede che il Paese sia decisamente meno sicuro rispetto a qualche anno fa e, peggio ancora, che la situazione deteriori sempre di più. Quasi il 70 per cento teme attentati terroristici ma, a far paura, sono anche gli episodi di criminalità comune. Molti dei quali sono compiuti da migranti.

940full-tania-kambouri

Tania Kambouri,

Tania Kambouri, un’agente della polizia tedesca, in “Deutschland am Blaulicht”, libro che è diventato un best seller, ha descritto come vive oggi la Germania, raccontandone le insicurezze, le paure, le fragilità quotidiane a causa dei migranti che non hanno alcun rispetto per la legge e l’ordine. “I musulmani, per lo più i giovani uomini, non hanno il minimo rispetto per la polizia. Quando pattugliamo le strade, veniamo insultati, quando ci passano accanto fanno gestacci e lanciano insulti come ”poliziotto di merda”. Le leggi, appare chiaro, devono essere inasprite così come è indispensabile che la magistratura emetta sentenze efficaci. Quello che accade oggi nei tribunali è una beffa. La polizia sta piano piano perdendo il controllo dell’ordine pubblico

frederic-lohse

Freddi Lohse

Freddi Lohse, uno dei leader del sindacato tedesco di polizia, non ha dubbi: i migranti interpretano la clemenza del sistema giudiziario tedesco come un segnale di via libera per continuare a delinquere. “Delinquere da noi è più conveniente: nei loro paesi d’origine andavano incontro a conseguenze più severe”.

Una forte percezione di insicurezza nei cittadini, una forte sensazione di impotenza nelle forse dell’ordine. Del resto le cifre parlano chiaro. Secondo l’Ufficio federale della polizia criminale, durante i primi sei mesi del 2016, i migranti hanno commesso 142.500 crimini. Il che equivale a 780 crimini perpetrati ogni giorno, ossia 32,5 reati commessi ogni ora, un aumento di quasi il 40 per cento rispetto al 2015.

193705885-14d4fc6e-e480-4ac4-8932-dbc520862c8a

Ma, attenzione: i dati includono solo quei reati in cui un è stato acciuffato il colpevole. Il report effettuato dal Bundeskriminalamt (Bka) dall’Ufficio federale della polizia criminale, infatti, include i crimini a cui è stato dato un colpevole, un numero di crimini che rappresentano si e no, poco meno, di quelli realmente perpetrati. In poche parole la stima di un anno è intorno ai 500 mila reati compiuti dai migranti.

2135763-giornali

Ma come mai tutto questo non si legge nei maggiori quotidiani europei? Semplice, molto semplice perché si tende a nascondere, o quanto meno a minimizzare, i fatti. Prendiamo la drammatica notte di Capodanno di Colonia, quello stupro di massa compiuto da una banda di 500 migranti, che ha visto decine e decine di denunce di donne: è tutto passato sotto traccia, nel silenzio. O quasi. Una notte vissuta come un lungo incubo..

 

Esemplare di come funzionino le cose e di che cosa sono capaci di fare le autorità e i media tedeschi per censurare un certo tipo di informazioni è lo sconcertante stupro di una bambina di appena dieci anni avvenuto a Lipsia, la più grande città della Sassonia.

31555ash-612x372

La bambina si stava recando a scuola in bicicletta alle sette del mattino del 27 ottobre, quando un uomo le ha teso un agguato, l’ha gettata a terra e violentata. Il sospetto è stato segnalato come un uomo sulla trentina con capelli castani corti e la barba incolta. Le classiche sembianze di un islamico. Una indicazione mai rilanciata dalla polizia.

 

 

Anzi. L’identikit del sospettato è stato accompagnato da un imperativo, una vera e propria censura. “Questa immagine deve essere pubblicata solo dai giornali dell’area metropolitana di Lipsia. La pubblicazione su Internet, e anche sui social media come Facebook, non è stata autorizzata dal tribunale ed è pertanto vietata”. Quello da evitare a tutti i costi era il binomio stupro-migrante, anche al costo di non individuare lo stupratore.

Fortunatamente il quotidiano berlinese Bild si è ribellato al diktat ( pubblicando l’identikit ed un ampio servizio) ed in prima pagina in un editoriale ha scritto “Bild ignora questa richiesta. Vogliamo garantire che il sospettato venga indagato il più rapidamente possibile“.

 

 

 

 

 

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Altri post dello stesso Autore