di Adolfo Mollichelli
Napoli stellare. Cala il pokerissimo sul verde del Sant’Elia e attende con serenità il sorteggio degli ottavi della Champions. Forse il più bel Napoli della stagione. Cagliari distrutto, impotente di fronte a tale beltà e concretezza. Capace di segnare più gol senza Gonzalo e senza Milik. Con i suoi falsi nueve che valgono di più di diamanti, non per caso
La trasferta di Cagliari non è mai stata facile. Non tanto per i fatti di campo, quanto per le difficoltà ambientali. Non so dirvi perché ma il popolo dei nuraghi ha spesso e volentieri accolto il popolo del Vesuvio con cori che avevano (hanno) il colore incolore degli schizzi di fango. Che fece presa sui vendicatori delle curve tant’è che ricordo la caccia all’uomo (sardo) quando il San Paolo fu scelto come campo neutro (?) in occasione dello spareggio (nel ’97) per la permanenza in serie A tra Cagliari e Piacenza.
Fu battaglia sin dall’arrivo della nave che dalla Sardegna aveva portato i tifosi sardi a Napoli, con aggressioni e agguati durante e dopo il match che fu vinto dal Piacenza (3-1).
Con il pubblico napoletano tutto schierato a favore del Piacenza. E per i sardi fu onta indelebile.
L’avversione – e va bene lo so che è un eufemismo – era nata cinque anni prima (’92) quando Daniel Fonseca che era loro diventò azzurro e perché il dentone uruguagio fu fischiato e contestato e Daniel coniglietto fece gol e corte de manga (insomma, il gesto dell’ombrello) e apriti cielo. E qualche anno dopo, Cellino festeggerà il successo del suo Cagiari sul Napoli con un chiarissimo “bastardi napoletani” che se già fosse stato in circolo Salvini gli avrebbe fatto una statua. Un po’ di cronistoria fa sempre bene.
La trasferta di Cagliari nell’era Sarri è stata una scampagnata fuori porta e fuori litorale. E’ stata una non partita o se vi aggrada non c’è stata partita. Troppo forte questa macchina da gol che è diventata la squadra del Ciuccio (a chi?) per questo Cagliari che ha fuori per infortuni il metronomo Di Gennaro e Joao Pedro. Un po’ di ex in rossoblu: Rastelli il mister e Storari che finiranno col chiamare colabrodo. E napoletani di estrazione quali Borriello che fu di Belen e Pisacane che non era mai andato prima spigolare ma ora ci andrà perché pare che sia rientrato negli spogliatoi declamando eran trecento erano giovani e forti e a chi gli ha chiesto se stesse bene ha risposto: ma li hai visti quelli in maglia bianca? e dimmi che non erano trecento!
Già, Napoli super, bello pimpante, smanioso, forte, impeccabile, sfizioso, dirompente, ossessivo, ossessionante, debordante, tecnico, muscoloso.
Tempo di Natale e i piccoli sono indaffarati a scrivere le letterine per il vecchio che guida la slitta trainata dalle renne.
L’ha fatto anche il piccolo belga, aveva chiesto un pallone da portare a casa ma erano già finiti – in questo tempo di palloni gonfiati! -, sorry gli ha risposto Babbo Natale vedi un po’ tu come fare. E allora il piccolo belga ne ha fatti tre di gol e, secondo usanza calcistica, ha preso il pallone, l’ha incartato e se l’è portato a casa.
Tre perle perché s’era pure rotto di sentire quelli in tv e leggere sui giornali che sì aveva fatto quattro gol in Champions ma “solo” tre in campionato. Et voilà, tre più tre ma Nora Orlandi non c’entra e sono sei, più quei quattro europei e siamo a quota dieci. Uffa, ha sbuffato Dries, ma non hanno nulla da dire e da scrivere, strano Paese l’Italia!
Ma se il piccolo belga si guadagna il primo piano sugli scudi, va detto che tutti gli altri meriterebbero stemmi con tanto di palle. Tranne Reina inoperoso. Che mezzala il polacco Zielinski e che gol. E Hamsik? che dire più di questo campione totale che contrasta, interdice, crea, segna: 105 centri, superato il matador Cavani che se ne andò dove si beve lo champagne ma non è che si vinca granché. Perfino Jorginho è risorto, sbagliando festività. E senza Koulibaly che era andato a sbattere sul paracarro greco (Taksididis) e s’era dovuto fermare. Eccellente anche la prova di Chiriches che rumeno com’è ha il pallore del principe della Transilvania. A Cagliari hanno cantato: addio mio bel Napoli, mai più ti rivedrò (leggetela come fosse una preghiera). Ninì Tirabusciò, dove sei?











