Carlo Alberto Paolino

Carlo Alberto Paolino

Passato dal campo turistico, insegnamento in corsi aziendali fino alla Pubblica Amministrazione per poi dedicarsi alla sua passione: l'informatica, in particolare la grafica dove può dar sfogo a tutto il suo estro. Il suo non d'arte è Capaquila

Quella profezia di Leonardo

di Carlo Alberto Paolino

Chi può escludere che, come ai tempi del fascismo, qualcuno usi la lotta alla mafia come strumento di competizione politica e per fare carriera? Trent’anno fa questo scomodo interrogativo di Sciascia scatenò un inferno. Oggi pare una domanda pleonastica, quasi banale

Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia

Pino Maniaci, è il direttore di Teljato, piccola ma battagliera televisione che agisce prevalentemente lungo quel lembo di terra selvaggio e difficile che divide Palermo da Trapani. La si potrebbe definire una televisione d’assalto sempre in prima fila con inchieste e servizi contro la mafia locale. Maniaci è finito sotto inchiesta da parte della Procura di Palermo. E’  accusato di avere fatto pressioni sui sindaci di Partinico e Borgetto, Salvo Lo Biundo e Gioacchino De Luca, promettendo di attenuare il tenore dei servizi del suo telegiornale in cambio di spot pubblicitari e l’assunzione temporanea della sua compagna al comune.

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Pino Maniaci

E’ solo l’ultima vicenda , di un interminabile elenco di paladini accusati di far parte di un’Antimafia di facciata. Quelli che combattono la piovra e poi… Solo per ricordare qualche caso, come non citare paladino della legalità Roberto Helg, presidente di Confcommercio Palermo arrestato con l’accusa di estorsione, lo stesso reato contro cui diceva di battersi, sempre in prima fila, sempre a voce alta. Oppure Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia,  addirittura delegato per la “legalità” nell’ultimo governo di Confindustria, sotto inchiesta per concorso in associazione mafiosa?

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Rosy Canale

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Silvana Fucito

E che dire di Rosy Canale, autore di un libro sulla ‘ndrangheta, presidente dell’associazione “Donne di San Luca” o di Silvana Fucito, coordinatrice regionale campana Fai ( Federazione antiracket e antiusura italiana), invischiata con il marito in una brutta storia di frodi fiscale, che aveva ispirata la mini serie televisiva e “Il coraggio di Angela”. Si potrebbe andare avanti davvero all’infinito, continuando ad elencare solo elementi di spicco della società civile.  Ed abbiamo voluto tenere, una volta tanto, fuori i politici…

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profanti

E’ la solita storia dei santi dalla coscienza sporca, i professionisti dell’antimafia che Leonardo Sciascia denunciava ormai già trent’anni fa e che scatenò un’ondata di critiche e di accuse che portarono ad esempio Nando Dalla Chiesa,  a scrivere su L’Espresso “Non ti viene mai in mente di scrivere una bella terza pagina sui magistrati che fanno carriera proprio perché non attaccano la mafia, perché insabbiano?”. E, su la Repubblica, Giampaolo Pansa: “Non riconosco il mio Sciascia, il nostro Sciascia. Dov’è lo scrittore civile, l’analista tagliente?”.

Ma qual era la tesi de “i professionisti dell’antimafia” la domanda scomoda, “rivoluzionaria” che Sciascia rilanciava ? Chi può escludere che, come ai tempi del fascismo, qualcuno usi la lotta alla mafia come strumento di competizione politica e per fare carriera? “Colui (magistrato, politico…) che attacca la mafia, soprattutto in maniera “mediaticamente” visibile – quindi conferenze, dichiarazioni, anche con toni altisonanti, partecipazione a molteplici iniziative contro la mafia quali cortei, fiaccolate ecc. –, a prescindere dalle reali azioni pratiche effettivamente svolte, è in una botte di ferro. Nel senso che nessuno si sognerà mai di attaccarlo, di contestarlo, per non essere etichettato come “mafioso”, per non subire le (probabilmente durissime) critiche dell’opinione pubblica.

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Quindi, rafforzerà, volente o nolente, il ruolo che al momento sta svolgendo, e molto difficilmente avrà reali oppositori. O, nei vari concorsi, avrà la “vittoria in tasca”, perché una sua sconfitta sarebbe impopolare, farebbe cadere un mare di contestazioni sugli organizzatori. O, in un partito, sarà il naturale candidato a sindaco (o altra carica prestigiosa), qui non solo perché scelta diversa sarebbe impopolare, ma anche perché oggettivamente sarebbe – eccetto casi particolarissimi – colui che avrebbe le maggiori chances di vittoria nella rosa dei candidati. E il problema diventa ben più grave quando sono le personalità stesse, consce di avere questo potere, a fare di tutto per sfruttarlo come mezzo per fare carriera, prescindendo dai propri reali meriti e volontà politiche, e quindi scalzando gente molto più adatta a ricoprire certe cariche e penalizzando il bene dei cittadini”.

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Riannodando il nastro della storia, c’è qualcuno che può dar torto oggi a Sciascia? Che i professionisti dell’antimafia non abbiano caratterizzato tutta la ingloriosa fine della seconda repubblica e che ancora oggi sono sempre di più?

Aveva ragione Giorgio Bocca che cantando fuori dal coro rilevò che “il vero torto di Sciascia è di esporre tesi, di muovere critiche, di fare ipotesi che stanno fuori dagli opposti schieramenti, che non collimano esattamente né con i dogmi dell’Antimafia né con le ipocrisie e le seduzioni della mafia. Seguendo un suo acuto intuito ha spesso indicato ciò che noi non sapevamo o non volevamo sapere”

 

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