di Gianpaolo Santoro
Mai come questa volta il confine tra il dramma e la farsa è sottilissimo. Quella bamboletta in rosa più brutta della befana che ha solennemente annunciato alla tv coreana Krt che “Pyongyang ha testato una bomba all’idrogeno miniaturizzata elevando la potenza nucleare del paese fornendolo di un’arma per difendersi contro gli Stati Uniti e gli altri suoi nemici” ha aperto uno scenario completamente nuovo, in questo terzo millennio sempre più confuso e sciagurato
Nella notte della befana i sismografi in Corea del sud, Giappone e Stati Uniti hanno registrato un terremoto di 5,1 gradi della scala Richter in Corea del nord, a circa 50 km a nord di Kilju, non lontano dal confine con la Cina. Una esplosione che però ha fatto tremare tutto il mondo. Una chiara violazione alle disposizioni stabilite dalle risoluzioni delle Nazioni Unite. Una minaccia non solo per Giappone e Corea del Sud, tradizionali rivali del regime di Pyongyang, ma anche per gli Stati Uniti, visto che la bomba può essere armata su missili di lungo raggio capaci di raggiungere le coste del Pacifico degli stati Uniti. La Corea del nord aveva già effettuato tre precedenti test con bombe atomiche a fissione: nel 2006, nel 2009 e nel 2013. E per questo motivo l’Onu aveva imposto sanzioni internazionali. Per quello che contano, ormai…
“Cominciamo il 2016 con il suono emozionante della nostra prima bomba a idrogeno, in modo che il mondo intero guardi alla nostra repubblica socialista e dotata di armi nucleari e al partito dei lavoratori della Corea” è il messaggio che il bambolotto-dittatore con gli occhi a mandorla di Kim Jong un ha lasciato al mondo.
Ormai siamo sempre più tutti appesi ad un filo. Mezzo mondo è pronto ad esplodere, siamo nelle nelle mani dell’uomo nero, il califfo Abū Bakr al-Baghdādī e in quella di Kim Jong un, leader supremo della Repubblica Popolare Democratica, un dittatore che con le sue gesta fa impallidire quello dello stato libero di banana. Neanche Woody Allen sarebbe arrivato ad immaginare le follie (stentiamo a credere tutte vere, ma questa è la narrazione) che vengono attribuite a questo panzarotto con la divisa militare il più giovane Capo di Stato al mondo con i suoi 33 anni.
Dall’aver eliminato la sua ex amante la pop star Hyon Song Wol (insieme a molti gruppi musicali per la troppa libertà sessuale) all’aver ordinato (con una direttiva del Partito dei Lavoratori) agli studenti maschi di tagliarsi i capelli come il leader supremo; dalla spietata esecuzione dello zio Jang Song Thae e dei suoi ufficiali, spogliati nudi e dati in pasto a 120 cani affamati per cinque giorni alle rigorose direttive relative alla moda: divieto di indossare abiti con scritte in inglese e, per le donne, di portare i pantaloni e obbligo di esibire il distintivo che riporta le immagini dell’ex leader Kim Il Sung e di suo figlio Kim Jong un.
Poi, tra un taglio di capelli ed uno shampoo ha giustiziato un alto dirigente con un lanciafiamme, ha fatto fuori il ministro della Difesa Hyon Jong chol colpevole di essersi addormentato durante una parata militare, polverizzato (“non deve restare nessuna traccia di lui capelli compresi…”) con un colpo di mortaio un funzionario militare trovato ubriaco durante il periodo di lutto per Kim padre.
E si potrebbe andare avanti così per un bel po’, sempre tra il dramma e la farsa, perché questa è la storia della Corea del Nord di oggi, con un bambino svitato che per il giorno del suo compleanno (8 gennaio) anziché regalarsi una macchina nuova, un iphone ed una torta con 33 candeline ha pensato bene di fare esplodere una bomba ad idrogeno in uno dei siti nucleari del regime ed aprire un nuovo capitolo della storia.







