di Gianpaolo Santoro
Ora che le abbiamo televiste quasi tutte queste regine d’Europa che razza di calcio ne viene fuori? Povero e neanche bello, povero di gol e povero di idee, tanta gamba e poca poesia, campioni sul viale del tramonto ed una maledetta voglia di nuovi golden boy, voglia che temo resterà insoddisfatta, con Pogba (che non so quanti milioni di euro dicono che valga, cento-centoventi, forse più) sostituito senza rimpianti come il più anonimo e ininfluente dei giocatori, davanti al suo pubblico allo Stade de France, nel suo europeo, quello che dovrebbe essere della consacrazione, il nuovo Zidane o Platini, fate voi
Eppure con la solita grandeur transalpina s’era presentato col piglio del vero condottiero, un Napoleone in mutande, tutto gloria e certezze. Ed aveva lanciato così la fiera dei sogni e dato il via alla gigantesca asta che si aprirà, secondo molti, per il suo cartellino a fine Europeo. “ Voglio essere un grande leader, un misto di Ronaldo, Ronaldinho, Messi, Iniesta, Vieira, Deschamps, Henry e Zidane. Prendere il meglio da tutti… Voglio diventare una leggenda, tra 30 anni mi dovranno guardare come Maradona e Pelé su YouTube”
Come disse Tavecchio, il vecchio e grezzo presidente della nostra federazione che ama come un bambino vestirsi da calciatore, mettere le scarpette e tirare calci ad un pallone mischiandosi felice fra gli azzurri, al suo disgraziato e imbarazzante primo discorso da capo del calcio italico, quel fatidico che ha fatto beffardemente il giro del mondo: “Opti Pogbà, mangiava le banane…” Sarà l’europeo delle banane?
Più calci che calcio, la cronaca vera è stata sino ad fuori dal campo, panzoni e teste rasate, svastiche, violenza, rituali paramilitari, un mondo di mezzo riaffiorato di colpo ma non a sorpresa a Marsiglia, città di battaglia che anche 18 anni fa fu drammatico teatro di sangue di due giorni di scontri fra inglesi, tunisini e francesi.
Erano mesi che giravano sui social russi come VKontakte proclami di guerra ( “ci stiamo allenando da alla lotta nei boschi e sulle gradinate degli stadi, gli hoolligan non avranno scampo”) dei leggendari Gallant Seeds, gli ultra del Cska di Mosca, degli Orel Butchers, quelli della Lokomotiv Mosca, dei Music Hall dello Zenit di San Pietroburgo: guerriglia annunciata, insomma, che è riuscita lo stesso a cogliere impreparata la sempre più sconcertante Francia, che aveva annunciato di essere pronta a neutralizzare eventuali droni dell’Isis, attacchi con armi chimiche e sbarchi di terroristi sulle spiagge. Ma non aveva messo nel conto la deflagrante potenza della birra. E la sete di violenza.
E poi c’è l’Italia, la più scarsa e terremotata che io ricordi, e ne ho viste un po’, tanta rabbia e poca qualità, che nello scetticismo generale (anche se Conte diceva di “sentire una intera nazione che soffia alle spalle”), gioca una delle migliori partite degli ultimi tempi.
Il tecnico indovina il ciondolo giusto, Giaccherini, il gol più veloce della storia dell’Italia (dopo appena 19 secondi a Rio de Janeiro nell’amichevole contro Haiti) e gioca a viso aperto e batte il Belgio delle promesse. E così la notte prima dell’esame al cuore, questa banda di “ragazzuoli” senza campioni, regala un sorriso al vecchio Cavaliere che s’addormenta un po’ più tranquillo. Sussurrando “Forza Italia”…









