“Sottomissione”, il libro dello scandalo di Michel Houellebecq. Il leader del partito “Fraternité musulmane” alla guida della Francia del 2022. Islamizzazione della Pubblica Istruzione e introduzione della poligamia.
Siamo nel 2022. François Hollande sta per concludere il suo secondo mandato da presidente della Repubblica, in una Francia sull’orlo della guerra civile. Scontri etnici, attentati a sfondo razzista, saccheggi devastano il Paese. Il primo turno delle elezioni presidenziali ha registrato la vittoria schiacciante del Front national di Marine Le Pen, ma all’Eliseo, dopo lo scrutinio decisivo, siederà un altro candidato: Mohammed Ben Abbès, leader del partito islamico «Fraternité musulmane». Decisiva per l’ascesa al potere l’alleanza con Ps, Ump e Udi, sulla base di due punti sui quali Ben Abbès non intende transigere: l’islamizzazione della Pubblica Istruzione e l’introduzione della poligamia. François Bayrou, presidente dei centristi del MoDem, è nominato primo ministro, ma i principali partiti e l’intera società francese dovranno sottomettersi alla legge di Allah e del suo intermediario terreno.
Se la immagina così, l’intellettuale controcorrente Michel Houellebecq, la Francia del 2022, all’interno del suo nuovo romanzo d’anticipazione sociale, uscito nelle librerie francesi per le edizioni Flammarion (da noi uscirà il 15 edito da Bompiani) – giusto in tempo per rendere turbolenta la prossima rentrée letteraria. È il settimanale Les Inrockuptibles a rivelare il nucleo centrale della sua sesta opera, «Soumission»: un romanzo che si vuole di fantapolitica, ma che in fondo cela una reale e radicata paura dell’autore circa la brutta piega presa dal suo Paese negli ultimi tempi. Perché questo titolo? Perché «sottomissione», spiega Houellebecq, è la traduzione letterale di «islam», e di questo passo, nel 2022, sarà la Francia intera a doversi prostrare all’islam, vuole dirci tra le righe, come i miscredenti ad Allah e le donne agli uomini nella religione islamica.
Il narratore, al quale Houellebecq affida il compito di raccontarci questa Francia che verrà, è un malinconico e solitario professore universitario di 44 anni, specialista di Jorys-Karl Huysmans, insoddisfatto della sua vita sessuale, ridotta a qualche scappatella con le sue studentesse o alcune prostitute. François, così si chiama il protagonista, è il tipo houellebecquiano per eccellenza, tremendamente sfigato, pusillanime e frustato, inadeguato alla realtà che lo circonda. Ma consumato da un dilemma: sottomettersi all’islam per continuare la carriera universitaria e appagare i suoi desideri sessuali con giovani studentesse velate o isolarsi da tutto e tutti per sempre? Il romanzo, dicevamo, non è ancora uscito nelle librerie francesi, ma le polemiche e le scomuniche preventive già dilagano sul web. È un romanzo reazionario, scrivono alcuni, è il solito attacco all’islam, sottolineano altri.
Nel 2001, Houellebecq era già finito sotto i fuochi incrociati dei benpensanti e delle associazioni che si vogliono antirazziste, in ragione di alcune sue dichiarazioni sull’islam rilasciate al magazine «Lire». «La religione più stupida è l’islam. La lettura del Corano lascia prostrati…prostrati! (…) L’islam è una religione pericolosa, fin dalla sua nascita», aveva dichiarato l’autore di «La carta e il territorio», romanzo che gli è valso nel 2010 il premio Goncourt. Come da canovaccio, il Mrap e la Ligue française des droits de l’homme decisero di portarlo in tribunale con l’accusa di «islamofobia» e di «razzismo antimusulmano».
Houellebecq se la cavò alla grande, vincendo la causa, in quanto il tribunale gli riconobbe il diritto, da lui stesso invocato, alla critica delle dottrine religiose. Ma da quella volta, guarda un po’, è diventato uno dei nemici giurati della gauche. Nel 2002, c’era anche il suo nome nella celebre blacklist di intellettuali, firmata Daniel Lindenberg, finiti sotto l’etichettademonizzante di «Nouveaux Réactionnaires», nuovi reazionari, e quindi appestati da tenere alla larga. La pubblicazione di «Soumission» non migliorerà di certo la sua posizione agli occhi della sinistra francese
(Mauro Zanon, “Libero”)












