di Giovanni Pasàn
Con 3.572 foto al minuto, ovvero 5 milioni di immagini condivise sui principali social network al giorno, mediamente 3,3 miliardi di foto ogni mese come non fa ad essere la grande mania italiana del momento?
Da quando poi è scoppiata la Selfiemania, la tendenza a pubblicare le proprio foto in rete, il fenomeno sembra inarrestabile. Una volta si chiamava autoscatto. Siamo vintage, è vero. Ma quante ne hanno viste le vecchie e care Polaroid, solo che a quei tempi, le foto si custodivano gelosamente nel cassetto. Ora siamo nel villaggio globale, l’immagine è tutto, il sogno è farsi vedere, conoscere, apprezzare, protagonisti in questa sorta di Grande Fratello dei social Network, una valanga che travolge ogni cosa e, spesso, anche di più.
Secondo una ricerca di Kingston Technology il principale produttore indipendente di memorie del mondo che conosce da vicino il mondo della fotografia il 46 per cento degli italiani scatta una foto solo quando ha qualcosa di davvero interessante, mentre il 13 per cento lo fa almeno una volta al giorno. Il 39 per cento pubblica immagini di viaggi, vacanze o party con gli amici, mentre il 24 per cento è rimasto affezionato ai classici ma sempre piacevoli panorami. Seguono a ruota le foto con il partner (14 per cento), le prelibatezze culinarie (8 per cento) e i cuccioli (7 per cento).
Selfie, selfie, fortissimamente selfie. Ma che cosa spinge ragazze, ragazzi, giovani, teenagers adulti più più o meno famosi, vip del condominio e sconosciuti assoluti a far circolare la propria immagine su tutti i social network? Mentre è al lavoro, quando mangia, durante una festa, su una spiaggia, in un ristorante e, fra i più frequenti mentre è in bagno (selfie squisitamente femminile) mentre si fa la doccia o ci si trucca. Piedi, Gambe, viso, occhi i particolari più auto fotografati perché, tutto questo è “cool”, così è se vi pare. E c’è anche una classifica geo-localizzata dei selfie: sul podio insieme a Manhattan e Miami c’è anche Milano.
Ma che cosa c’è quindi dietro a questa Selfiemania? Secondo il filosofo che si occupa di arte, teatro e analisi dei fenomeni sociali Alessandro Alfieri ” la cosa più interessante è capire quale dinamica psicologica e sociologica spinge al selfie. Il primo dato è una forte volontà degli individui di dire al mondo: io sono qui e sto facendo questo. Molti parlano di componente narcisistica. Ma il narciso tradizionale in realtà disdegna il contatto con le persone, col selfie invece il soggetto vuole mostrarsi a più persone possibile probabilmente per una ricerca di identità.
In questo contesto lo stesso Facebook può essere concepito come un immenso specchio narcisista, come una grande vetrina autoreferenziale che serve per dimostrare a qualcun altro che cosa si è, quanto si vale, comunicare stati d’animo e caratteristiche di sé (spesso irreali) in modo disimpegnato e senza le difficoltà della comunicazione diretta. Questo significa che un vero confronto con gli altri non c’è e che di fatto su Facebook si è soli. E pur in questa solitudine si realizza così una gara tra tutti a chi è più “figo” che sancisce il trionfo dell’individualismo più sfrenato”.
Secondo la psicologa, psicoterapeuta istruttore di meditazione Laura Boggio Gilot “ il narcisismo da Selfie rappresenta colui che è il perdente per antonomasia e al quale è riservato il più grande quoziente di sofferenza inutile e autoprodotta. Fortemente radicato nella società moderna, il narcisismo può essere letto come un inquinamento ecologico della psiche collettiva, che è nutrita da miti socioculturali perniciosi, contrari alla salute mentale e all’evoluzione della coscienza verso forme di vita più creativa, serena e consapevole”.
(* un altro articolo sul Selfie nel blog di Carlotta D’Amato)













un articolo di costume profondo e ben documentato.