di Ernesto Santovito
“E io pago” dice Totò. La scenetta viene ripetutamente messa in onda da Striscia la Notizia, una sorta di tormentone in chiusura di quei servizi che rappresentano gli enormi sprechi che si registrano da Sud a Nord nel Paese. Scuole abbandonate, Ospedali inaugurati ma mai funzionanti, aeroporti fantasma, strade provinciali e sopraelevate mai aperte al traffico, strutture fatiscenti ed opere dimezzate, mai ultimate. E l’Italia della vergogna.
“Ed io pago”. Ora c’è un nuovo filone, anche se siamo ancora molto lontani, dalla fotografia della realtà, quello degli errori giudiziari. Appena di qualche giorno fa la il clamoroso risarcimento della Repubblica alla Monarchia grazie all’opera del pm Henry John Woodcock (napoletano nato a Tauton) ora proprio alla procura di Napoli, che aveva accusato e incarcerato Vittorio Emanuele per una moltitudine di reati che andavano dall’associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione e al gioco d’azzardo all’associazione a delinquere finalizzata, allo sfruttamento della prostituzione.
Insomma uno sputtanamento reale. Si, per la giustizia. E senza farla tanto lunga, la maxi inchiesta di Woodcock si perse nel nulla, quasi tutto venne archiviato. Un solo filone arrivò fino al dibattimento ed in questo cado l’assoluzione con formula piena venne sollecitata addirittura dall’accusa.
Ora un altro caso che ci riguarda da vicino, un altro giudice napoletano nella black list, l’ultimo caso di responsabilità civile prima delle nuove norme. Lo Stato dovrà pagare per l’errore giudiziario dell’ex pm De Magistris per un’inchiesta risalente al 2004, quando l’attuale sindaco di Napoli indagò e perquisì un magistrato di Cassazione.
La legge Vassalli sulla responsabilità civile dei magistrati, da pochi giorni soppiantata dalle nuove norme del governo Renzi, ha concluso cosi suoi 27 anni di applicazione con un caso clamoroso: Palazzo Chigi dovrà, come detto, risarcire circa 26mila con le rivalutazioni Istat tra danni e spese legali, Paolo Antonio Bruno, magistrato di Cassazione che la procura di Catanzaro, nel 2004, aveva perquisito e indagato per concorso in associazione mafiosa. A firmare quel provvedimento, poi rivelatosi abnorme, erano stati l’allora procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi (deceduto nel 2011), il pm De Magistris (dimessosi dalla magistratura a fine 2009 per entrare in europarlamento con l’Idv di Di Pietro) e l’aggiunto Mario Spagnuolo (ora procuratore capo a Vibo Valentia).
A condannare lo Stato per almeno due “errori inescusabili” è stato il il Tribunale civile di Salerno. Ora si aprono alcuni interrogativi importanti: il governo avrà o no l’obbligo di rivalsa entro due anni su De Magistris, ora che non è più in magistratura? Si applicheranno le vecchie norme della Vassalli o quelle più salate della nuova legge Orlando (fino alla metà dell’annualità dello stipendio)?
La reazione di De Magistris? Singolare, se non sconcertante. “ Premetto che non condivido la nuova legge recentemente approvata sulla responsabilità civile dei magistrati perché più che garantire i diritti ai cittadini, talvolta ingiustamente danneggiati da provvedimenti giudiziari, sembra configurarsi come una legge punitiva nei confronti della magistratura. Mi sorprendo a leggere di una vicenda giudiziaria di ben 12 anni fa… Bisogna chiedersi – ha spiegato il sindaco di Napoli dimostrando evidentemente di fare una grande confusione – come mai, a distanza di tanti anni, un’indagine così delicata di mafia che portò anche al coinvolgimento di soggetti che ricoprivano alti incarichi istituzionali e politici venga ripescata prendendo a pretesto la legge sulla responsabilità civile dei magistrati…” Il nesso fra la nuova legge sulla responsabilità civile e la condanna per la vicenda Bruno è onestamente incomprensibile. Meglio non approfondire…










