L’Italia e la Grecia
L’elefante e il canarino

di Giovanni Pasàn

Quante volte abbiamo sentito “l’Italia ora è percepita in modo diverso a livello europeo e mondiale”? Quante volte ci siamo sentiti dire che ora si guarda all’Italia in modo diverso? ” Spesso, spessissimo.

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E’ uno dei ritornelli ricorrenti di Renzi ed il suo governo. Chi ha la costanza di seguire il ministro Padoan ricorderà che “ le riforme annunciate e implementate dal governo italiano avranno un impatto molto significativo sul Pil, pari al 3,6 per cento nel 2020”.E non sono parole, ma è il documento che il  ministero dell’Economia ha inviato alla Commissione Europea quantificando così gli effetti positivi del Jobs act…

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Renzi e Padoan

I conti tornano? Macché. Almeno per la percezione di chi vive dall’altra parte dell’oceano: Ricordate quando un giorno si e l’altro pure il circolo mediatico della politica non faceva altro che leggere Wall Street Journal per lanciare i suoi strali contro il governo (Berlusconi) per fotografare qual era il reale sentiment mondiale nei confronti dell’Italia? Ricordate quando scrisse che Berlusconi è diventato lo zimbello dell’Eurozona, ed è il grosso problema dell’Italia”? O ricordate quella famosissima prima pagina “Letta, Berlusconi perdono tempo mentre Roma brucia”?bild-pizza-quattro-221508_tnBene non è cambiato niente. Berlusconi, Monti, Letta, ora Renzi. Nulla è veramente cambiato. Ecco che cosa scrive il solito Wall Street Journal del nostro Paese. “ L’Italia e non la Grecia è il “cuore” della questione dell’euro: aumentare la crescita italiana è più importante per il futuro dell’area euro che i problemi della Grecia.” L’Italia viene definita “l’elefante nella stanza”, ovvero una verità particolarmente evidente ma che viene minimizzata, mentre Atene è “il canarino nella miniera”. “Se la crisi della Grecia è acuta, allora l’Italia ne ha una forma cronica: è cresciuta pochissimo dal suo ingresso nell’euro” sentenzia il quotidiano americano.

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E nel dettaglio, ecco che cosa pensano. “L’economia dell’Italia è lenta da decenni: negli anni 1980 il Pil medio annuale era del 2,1 per cento, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. E’ calato all’1,4 negli anni 1990, allo 0,6 nel primo decennio del nuovo secolo e al -0,5  dal 2010. La produzione resta di circa il 9 per cento al di sotto dei picchi del 2008.  Gli sforzi del premier Matteo Renzi di riformare il paese sono vitali. I suoi sforzi per migliorare il mercato del lavoro meritano credito; una delle maggiori barriere alla crescita è stata anche  la cultura che fa sì che le piccole imprese crescano e che i molto tutelati lavoratori esistenti danneggino i giovani che cercano lavoro”.

 

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