Come in Turchia
Sangue in tribunale

di Paolo Ariete

Come in Turchia. Spari, morti, sangue in tribunale. Ucciso un magistrato. Ucciso un avvocato. Scene di terrore, aule evacuate, panico e paura.

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Nel riquadro Claudio Giardiello

1427805014682_rainews_20150331142923686Come in Turchia. L’unica differenza che a Istanbul  ha agito un commando del “Partito-Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo” che chiedeva giustizia per la morte di Berkin Elvan, il ragazzo simbolo delle grandi proteste di Gezi Park mentre a Milano la follia è esplosa per la “guerra” personale di un uomo imputato per bancarotta sotto processo per il crac Eutelia.

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FERNANDO CIAMPI

il giudice Fernando Ciampi

Claudio Giardiello, secondo quanto emerso, ha aperto il fuoco dopo che il suo difensore ha rinunciato al mandato. Ha cominciato a sparare all’impazzata prima contro il suo avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani (37 anni) poi contro due suoi coimputati  nipote e zio,  di Giorgio Erba e Davide Limongelli. Uno dei due, Giorgio Erba, 60 anni, è deceduto poco dopo il ricovero al Policlinico, mentre era sottoposto a un intervento chirurgico reso necessario della condizioni disperate. Il nipote di Erba, Davide Limongelli, anche lui testimone al processo, sarebbe in gravissime condizioni al Policlinico.

Compiuto il blitz in aula Giardiello e scappato via e si è recato nell’ufficio del giudice della sezione fallimentare Fernando Ciampi che avrebbe dovuto decidere sulla sua vicenda. Ha sparato a freddo, come un killer. Quattro morti. Una carneficina, poi la fuga. Il Giardiello è riuscito rocambolescamente a lasciare il palazzo di Giustizia ed è fuggito in motocicletta. E’ stato poi arrestato dai carabinieri di Vimercate.

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E’ stata dichiarata fallita il 13 marzo del 2008 la Immobiliare Magenta, la società a responsabilità limitata di Claudio Giardiello. L’azienda, si evince da una visura camerale, faceva capo per il 55 per cento a Giardiello, per il 30 per cento a Davide Limongelli, coimputato e rimasto colpito nella sparatoria. Un terzo socio con il 15 per cento si chiama Giovanni Scarpa. Il curatore fallimentare nominato dal Tribunale si chiama Walter Marazzani. Nel novembre del 2006 era stato depositato un atto di sequestro delle quote di partecipazione di Limongelli e di Scarpa, mentre nel giugno e nel novembre del 2007 erano stati depositati atti di sequestro delle quote di Giardiello.

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Sembra incredibile quello che è successo. Come è possibile che una persona possa entrare armata in un tribunale soprattutto in un periodo in cui i controlli dovrebbero essere più forti è la domanda che tutti si pongono.  Sembra che uno dei sei metal detector non funzionasse. Comunque I quattro ingressi  sono presidiati dal personale di una società di vigilanza privata. Per accedere è necessario svuotare le tasche dagli oggetti metallici e oltrepassare un metal-detector.

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All’interno del Palazzo di giustizia di Milano, oltre agli addetti alla sorveglianza, sono in servizio anche alcuni carabinieri che presidiano l’edificio nei vari piani. Sono quattro, quindi, gli accessi al tribunale riservati al pubblico: in Via Freguglia, in Via S.Barnaba, in Via Manara e in Corso di Porta Vittoria dove si trova l’accesso principale con la gigantografia dei giudici Falcone e Borsellino. Ad ogni accesso solitamente sono in servizio tre o quattro addetti alla sorveglianza, che si occupano dei controlli

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