di Paolo Ariete
Vigili poco vigili. A Napoli l’anarchia regna nelle strade. Ma anche negli uffici. Traffico, venditori ambulanti, scippi: un disastro. A Napoli su un organico di quasi duemila vigili, (più di settecento ultracinquantenni), circa 1.100 non svolgono “mansioni stradali” perché sono “inabili” a lavorare.
La denuncia e di meno di un anno fa in un dossier presentato dal dirigente dell’Ufficio legale del Comune Francesco Maida. “Tra i quasi 500 vigili tecnicamente non idonei ai servizi in strada – si legge nel dossier – ci sono anche agenti assunti appena quattro anni fa”. Un caos. Una recente inchiesta pubblicata su Panorama ha fotografato una situazione imbarazzante. “Su oltre duemila titolari in totale, con uno stipendio in media di 38 mila euro lordi all’anno, quelli veramente attivi sono meno di 400 . Le colpe di questo scandalo? Sono tante – denuncia Panorama -. È colpa, per esempio, di un esercito di sindacalisti, di troppi inidonei al servizio e di una marea di imboscati, che obbligano il comandante Esposito a giocare a risiko con gli ordini di servizio”. Qualche esempio? Nel 2012 un agente, che è anche dirigente della Cisl, non ha mai lavorato nei weekend, e nel 2013 si è concesso solo 3 sabati di servizio. Un suo collega di un’altra sigla, la Diccap, per 2 anni ha terminato la settimana lavorativa il mercoledì: assente dal giovedì al sabato. Un vigile sindacalista della Uil ha scelto invece i festivi infrasettimanali per appendere la divisa al chiodo. E così via.
E che dire dell’ultimo concorso dei vigili urbani per progressione di carriera finito in sceneggiata? Una prova al Centro Polifunzionale di Soccavo e alla quale partecipavano alcune centinaia di candidati finita in rissa per presunte irregolarità, sedie che volavano, urli, schiamazzi: motivo del contendere i test per alcuni forse irregolari, forse “manipolati”. Risultato? Due vigili che si sono sentiti male, l’arrivo della autombulanza, e tutto sospeso. Concorso rinviato.
E la vicenda di Luigi Sementa, generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri, ‘o carabiniere, l’uomo che doveva mettere tutto a posto? “Più vigili in strada” era il suo discorso programmatico. Un tourbillon ricco di gossip, denunce, minacce querele. La lotta contro i parcheggiatori irregolari, la denuncia a 28 avvocati per favoreggiamento perché avevano lasciato l’auto all’abusivo, poi lo schiaffo ad un giornalista, la querela alle Iene che lo accusavano di multe non pagate del figlio sino alla bufera di polemiche per la circolare del vicecomandante Agliata che parlava di promozioni per i vigili che effettuavano più multe.
Poveri vigili urbani sempre nel caos. Poveri davvero, visto che neanche le divise sono più date loro in dotazione. Della vicenda se ne è occupata anche qualche mese fa Striscia la notizia, l’inviato del Gabibbo Luca Abete strappò una promessa al comandante dei vigili urbani di Napoli, Ciro Esposito. “Entro aprile rivestiremo con la divisa d’ordinanza i nostri vigili… I vigili urbani, soprattutto per motivi di sicurezza ed ordine pubblico, devono essere ben visibili ai cittadini e hanno il diritto di espletare le loro mansioni con un’uniforme che garantisca il dovuto decoro al loro ruolo. L’abito non fa il monaco… ma l’uniforme fa il vigile”.
Già, parole al vento. Come i fischi di un vigile ad un maxi ingorgo. Le casse del Comune sono vuote, i vigili possono arrangiare con “nu jeans e na maglietta” come cantava Nino D’Angelo. E per i più fortunati una pettorina, giusto per far vedere… Impallidirebbe il Vittorio De Sica “Carotenuto cavalier Antonio” comandante dei vigili urbani in “Pane, amore e…” Sono ormai tredici anni che il Comune non fornisce le nuove divise. Uniformi poi che a Napoli, chissà perché, sembrano costare più che da altre parti. Si parla di tremila euro, mentre il prezzo medio è di circa la metà. Ma chissa, al Comune forse hanno in testa la divisa di “Carotenuto Cavalier Antonio”…












