di Eduardo Palumbo
La stangata pensioni ha un nome è cognome Alessandro Criscuolo, napoletano, 78 anni. Il match sulla indicizzazione delle pensioni era finito 6 a 6 (mancano due giudici), ma alla Corte Costituzionale non c’è il tie-break, c’è il voto del giudice che vale doppio…
Sono in molti quelli che hanno messo in guardia sulla decisione della Corte, se si è giocato sul filo di un voto vuol dire che l’argomento era molto controverso e che la riforma delle pensioni non è detto che sia stata sbagliata. Già. Ma molti non ricordano che Criscuolo è il presidente di una Corte Costituzionale spaccata: la sua elezione appena sei mesi fa è avvenuta nel plenum già allora incompleto (bisognava eleggere il quindicesimo giudice) con otto voti a favore e sei che invece avrebbero preferito Paolo Maria Napolitano che era il candidato del centrodestra. Una spaccatura chiara evidenziata anche dalle scelte successive: avendo Napolitano rinunciato alla vicepresidenza, Alessandro Criscuolo, ignorando il criterio di anzianità che avrebbe indicato Giuseppe Frigo (eletto dal Parlamento anche lui per il centrodestra), ha scelto due vicepresidenti tra i suoi elettori: Marta Cartabia e Giorgio Lattanzi. Insomma appellarsi oggi alla “collegialità” appare quanto meno grottesco.
Intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, Criscuolo ha chiarito il suo punto di vista. “Noi siamo chiamati a verificare la costituzionalità delle leggi. Se una legge è incostituzionale, non possiamo fermarci se la nostra decisione provoca delle spese. La definizione di diritti acquisiti, che non possono essere toccati, non è esatta. In Italia è possibile che una legge intervenga anche su situazioni già disciplinate in passato; purché lo faccia con criteri di razionalità. E la norma sulle pensioni violava a mio giudizio, il principio di ragionevolezza”.
Ma chi è questo napoletano presidente numero 39 della Corte Costituzionale? Criscuolo è stato, nominato uditore giudiziario nel 1964, fu destinato prima alla pretura di Pomigliano d’Arco, poi a quella di Napoli, dove esercitò funzioni di giudice del lavoro e poi di giudice addetto alla prima sezione civile e al gabinetto del pretore dirigente. Trasferito nel 1975 al tribunale di Napoli, fu giudice istruttore penale fino al gennaio 1981 e poi fu destinato alla I sezione civile. Nell’87 fu trasferito alla corte d’appello di Napoli. Nel luglio 1990 fu eletto al Csm. Rientrato in ruolo, fu nominato consigliere di Cassazione e destinato alla I sezione civile. Nel giugno 2005 assunse funzioni di presidente di sezione. In tali funzioni è stato per circa otto mesi presidente titolare della VI sezione penale e dal gennaio 2007 della I sezione civile.
E’ diventato giudice costituzionale il 28 ottobre 2008. Il suo mandato di presidente della Corte Costituzionale terminerà nel 2017. Alla Consulta è stato relatore, tra l’altro, della sentenza del 2010 che disse no ai matrimoni gay, ma aprì la strada al riconoscimento delle unioni civili. Ma, inutile negarlo, pensando alla sua attività il primo pensiero è subito per Enzo Tortora, per quell’incredibile processo alla Nuova camorra organizzata che vedeva imputato il presentatore genovese come uomo di spicco dell’organizzazione, quello spaventoso groviglio di false rivelazioni e di falsi pentiti, una delle pagine più brutte della nostra malagiustizia. E Criscuolo che in quei giorni era al vertice dell’Associazione nazionale magistrati ingaggiò battaglie (memorabili alcuni scontri televisivi con Marco Pannella) in difesa dei giudici di Napoli e della bontà della loro inchiesta.
E gli scontri con il governo Craxi sulle retribuzioni, sulla legge Vassalli sulla responsabilità dei giudici che già trent’anni fa era un argomento sensibile del riformismo socialista contro tutti?
Criscuolo ha sempre svolto un’attività sindacale, uomo di punta, esponente storico della corrente di Unità per la costituzione. A Palazzo de’ Marescialli Criscuolo è tornato nel 2008, come difensore di Luigi De Magistris, nel processo disciplinare per le sue inchieste, finito con la condanna e il trasferimento dell’allora pm. “De Magistris non ha arrestato nessuno ingiustamente, ed è stato molto attento alla gestione dei suoi provvedimenti” affermava allora Criscuolo. Ma poi, come è noto è stato smentito dai fatti e dalle sentenze.
Sulla legge Severino idee apparentemente molto chiare. “ Invocare una questione di legittimità costituzionale – disse commentando l’appello alle Camere già fatto dal suo predecessore Giuseppe Tesauro – è indice di un difetto di una norma di legge. Quindi, è meglio che il Parlamento intervenga prima del giudice. E, tra l’altro. sui limiti della retroattività esiste una ricca giurisprudenza della Corte”. .











