Expoveracci. La sòla di Sala

di Giovanni Pasàn

Dagli impresentabili agli invisibili. Lo Stivale ha i suoi misteri quotidiani. Dai politici da non votare “nemmeno sotto tortura” che però andavano difesi in nome della Costituzione perché questo è il Paese più bello del mondo, alle spy story dei numeri dell’Expo per non essere stressati dall’altalena dagli incassi quotidiani, sembra essere tornati ai tempi di quella pubblicità dell’amaro di Ernesto Calindri “ contro il logorio della vita moderna”.

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Giuseppe Sala, mister Expo, è imperscrutabile e si è inventato la comunicazione del silenzio: “c’è il rischio di esaltarsi o deprimersi, mentre io voglio che il mio team rimanga concentrato sulle cose da fare”. Siamo tutti col fiato sospeso.

E non solo c’è il rifiuto di dare i numeri dei visitatori ma c’è anche la grande manovra per rendere complicato ogni calcolo: ed ecco allora scattato l’embargo anche per i dati dei biglietti del metrò e della raccolta della spazzatura…Tutto top secret, non sembra di essere all’Esposizione Universale ma a Fort Knox la fortezza nella cui area si trova lo United States Bullion Depository, i depositi delle riserve monetarie e delle Risorse Auree degli Stati Uniti d’America.

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Susanna Camusso

 

Ma s’è mai vista una strategia del genere? Che poi sembra essere la continuazione del divieto a giornalisti e troupe televisive di andare nei cantieri dell’ultima settimana prima della inaugurazione. Il segretario della Cgil Susanna Camusso ha chiesto trasparenza: “Come è possibile che per un evento come Expo i numeri scompaiano? Ci vuole trasparenza”. Ma la Susanna, si sa, è un gufo.

Giuseppe Sala

Giuseppe Sala, mister Expo

Sarà, ma c’è qualcosa che non quadra, al di la degli scontati peana dei giorni dell’inaugurazione, dove eravamo tutti “grandi e belli”, gli angeli dei cantieri, il Bel Paese della creatività e dell’ospitalità, tutti pronti ad ospitare l’esodo. Secondo le previsioni, dovrebbero essere 24 milioni i visitatori attesi in sei mesi, ipotizzandone una media di circa 100 mila nei giorni feriali e 200 mila il sabato e nei giorni festivi.   Gli unici numeri in circolazione sono quelli di un mese fa, delle trionfali, benché ufficiose, proclamazioni dei primi giorni: “200 mila visitatori nel giorno d’apertura, malgrado la pioggia” e più o meno altrettanti il giorno dopo.Il Padiglione Italia; L'Albero della Vita

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Poi il muro del silenzio. Secondo quanto si sussurra la realtà è molto inferiore alle attese, se non proprio un vero e proprio fallimento. Si viaggia intorno ad un 35 per cento in meno rispetto alle stime, dall’esodo al deserto. Una cosa è certa: l’effetto Expo, sino ad ora, non s’è visto. Negli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio non si sono visti voli speciali, dell’annunciato milione di cinesi che avrebbe dovuto trasformare Rho in una sorta di Chinatown, nemmeno l’ombra.

Il deserto dei parcheggi

Il deserto dei parcheggi

Basta del resto guardarsi intorno i parcheggi sono delle lande desolate, di auto non se ne vedono. Preoccupata è soprattutto “Arriva”, società italiana delle ferrovie tedesche che ha vinto l’appalto per la gestione dei parcheggi: secondo le previsioni, il 50 per cento dei visitatori sarebbe dovuto arrivare in auto, con incassi per 11 milioni, invece… “Arriva” secondi alcuni è già quasi pronta ad alzare le mani, ridimensionare drasticamente i progetti anche perché deve comunque garantire per tutto il giorno un costoso servizio di navette per portare chi ha parcheggiato fino ai tornelli d’ingresso. Gli autobus sono tutti in fila e vuoti, sembra un cimitero di bestioni a quattro ruote.

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“Nutrire il pianeta, energia per la vita” almeno il tema nobile, quindi cibo ma non solo cibo: dalle abitudini alimentari internazionali all’uso responsabile delle risorse, al futuro e la discussioni sugli Ogm alla grande lotta alla fame del mondo. Tematiche enormi, vitali: ci si aspettava di vedere la Chiesa in prima fila. Ed invece, pare che questo Expo non faccia proprio impazzire Bergoglio.

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Papa Francesco pranza con i poveri

Si è passati dall’ira del Pontefice per i 3 milioni di euro spesi per il padiglione della Santa Sede per “solo trecentosessanta metri quadrati di superficie calpestabile” all’assenza del giorno dell’inaugurazione. Papa Francesco non è voluto andare a Milano. Ma non ha fatto mancare certo il suo pensiero.  “C’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi. Rinunciare all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e agire anzitutto sulle cause strutturali della iniquità. E’ necessario, se vogliamo realmente risolvere i problemi e non perderci nei sofismi, risolvere la radice di tutti i mali che è l’iniquità”. L’Expo ha ormai un mese  e delle parole del Papa non c’è traccia.

 

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