Giubileo & giubilati

di Gianpaolo Santoro

Ma che cosa avrebbe detto Giulio Andreotti vedendo la sua Roma ridotta in queste condizioni, in mano ad un pugno di straccioni peracottari, corrotti e corruttori, da destra a sinistra, lo schifo Capitale, la mucca da mungere, politici e burocrati che si vendono per un pugno di euro, la vomitevole industria della solidarietà, una città in balia di un mondo di mezzo cresciuto a Rebibbia? La città dei Papi e dei Presidenti, la grande bellezza, la dolce vita,. la città santa, la città universale. Roma città aperta. Alla mafia. Si, Roma ladrona. 

ignazio-marino-versione-nerone-675191Giulio Andreotti aveva il culto di Roma. Su 30giorni, il mensile della Chiesa che diresse per quasi 20 anni dal 1993 sino al 2012 scrisse con amore che “a Roma si respira qualcosa di universale, qualcosa senza la quale non è possibile valutare nel senso giusto neppure il resto del mondo. E se noi perdiamo lo spirito, forse alato, dell’universalità, diventiamo solo cronaca e mai storia. Non vorrei apparire fazioso e l’autarchia non mi è mai piaciuta, ma Roma è Roma ed esercita un influsso che non va sottovalutato, specie su quei Paesi per i quali la tradizione è un valore, a differenza di altri che pensano di guardare solo e continuamente avanti, convinti di vivere sempre nell’anno zero.”

mafia-capitale-roma-675846Non poteva sapere Andreotti che proprio la città eterna è tornata all’anno zero, in balia di gente come Buzzi e Carminati, le cooperative rosse e quelle nere, il trionfo del malaffare, la nuova mafia, quella capitolina che “con Marino sindaco per altri tre anni e mezzo se magnamo Roma…” 

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Andreotti con la Regina Elisabetta

E non avrebbe mai potuto immaginare Giulio, il Divo, che nello scatafascio della giunta comunale ci sarebbe stata negli ultimi tempi anche sua nipote ( Francesca Danese, la figlia della sorella della moglie Livia e sorella di Luca ex sottosegretario ai Trasporti), proprio assessore ai servizi sociali, nella città dove il traffico di profughi e rifugiati “rende” più della droga.

Roma brucia, Ignazio Nerone Marino galleggia fra una contestazione e l’altra, ormai ovunque vada raccatta grida e insulti, sberleffi e maledizioni. E lui, il Forrest Gump del Campidoglio, risponde con baci e sorrisi, facendo il segno di vittoria. Surreale.

Franco Gabrielli

Franco Gabrielli

Roma brucia. Incombe lo spettro del commissariamento del Comune per mafia. Che potrebbe essere l’inizio della fine, ma forse anche l’unica strada percorribile. Di certo la situazione è molto difficile, soprattutto dopo aver  sentito quello che dice il prefetto Franco Gabrielli: “al momento non posso escludere nulla. Certo quanto emerso dalle carte, gli intrecci, le relazioni, sono molto preoccupanti e grandemente disarmanti, un quadro lesivo della credibilità delle istituzioni”.

Mancano solo sei mesi al Giubileo ed ancora tutto è in alto mare: i 480 milioni necessari per rendere la città capace di accogliere milioni di pellegrini, al momento sono solo virtuali, fanno parte dei provvedimenti che si sono arenati nell’ultimo consiglio dei ministri. E se è pur vero che sarà l’Anno Santo della Misericordia e della spiritualità e che non sono previste grandi opere, ma 180 giorni (agosto compreso) sono davvero pochi per restituire decoro a una città ferita a morte, ridotta una groviera, strade piene di buche, marciapiedi dissestati, tombini colmi che a ogni pioggia trasformano la capitale in una laguna.

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Marino e Renzi, c’eravamo tanto amati

Il Giubileo non poteva essere lasciato nelle mani di Marino. Sarebbe stata l’ennesimo suicidio, una follia. Ed allora il governo ha pensato bene di copiare il modello amministrativo d’emergenza dell’Expo di Milano: un “tavolo tecnico di coordinamento”, presieduto dal prefetto, a cui parteciperà Marino per la mobilità cittadina e l’accoglienza, il governatore Zingaretti, la prefettura come titolare della sicurezza e, ovviamente, il Vaticano. Non un commissario quindi, per il Giubileo ma un “coordinatore”. Cambia poco, anzi niente. Marino è stato di fatto esautorato, messo in un angolo: non potrà gestire in autonomia (come sperava) l’evento più importante del suo mandato.

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Orfini e Renzi, presidente e segretario Pd

Le apparenze sono state salvate, Marino non sfiduciato ufficialmente. Matteo Renzi (premier e segretario del Pd) e Matteo Orfini (presidente del Pd e commissario romano del Pd) tentano fin quando possibile di puntellarne la posizione, ma l’impresa è disperata. Più d’uno comincia a convincersi che sarebbe stato forse meglio per tutti uscire da questa agonia di Mafia Capitale vissuta dal banco degli imputati, una strategia diversa: dimissioni del sindaco al grido “io non centro nulla con i corrotti” dopo il deflagrare dello scandalo, dare una reale impressione di rifondazione e prepararsi a nuove elezioni. Ora la discesa in campo del prefetto Gabrielli (situazione particolare: la decisione di sciogliere o meno il Comune per mafia e l’incarico di “coordinatore” del Giubileo) dovrebbe garantire di arrivare in qualche modo all’Anno Santo: sempre che dalla Procura di Roma non parta una nuova ondata di arresti. Perché a pensare male si fa peccato, diceva il povero Andreotti, ma spesso si indovina.

 

 

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