di Eduardo Palumbo
C’è una immagine, chiara, limpida, netta che fotografa meglio di qualsiasi altra cosa la vicenda di Roma e di Ignazio Marino, il sindaco marziano, il Forrest Gump del Campidoglio.
Vi ricordate il giorno del suo insediamento, l’arrivo in Municipio in bicicletta, due povere guardie municipali costrette a seguirlo anche loro in bici, pedalata dopo pedalata, sembrava una scena di “ladri di biciclette”…? Ecco fissate quella immagine e comparatela con il ritorno dalle vacanze ai Caraibi, cioè il ritorno di Marino nella sua (si fa per dire ) Roma in occasione della manifestazione di piazza organizzata dal Pd, per riappropriarsi di quella stessa piazza San Giovanni Bosco a Cinecittà dove i Casamonica avevano girato il funerale del “Re di Roma”, l’edizione room del Padrino: i cavalli, la musica, le rose, l’elicottero, un funerale che aveva proiettato in tutto il mondo lo scandalo, la vergogna di una Capitale ormai in ginocchio.
Marino è arrivato circondato, protetto, “custodito” dagli uomini della sua scorta e della polizia, un nugolo di agenti che cercavano di farsi spazio fra due ali di folla inviperita, indignata, incattivata che urlava “Pd mafia”, “Hai rovinato Roma”, “Vergogna”, “Non sei degno di Roma”. Un sondaggio di Ixe per Agorà rivela che quasi 6 italiani su 10 pensano che il Comune di Roma andava sciolto per mafia, così come 6 romani su 10 secondo un sondaggio de “Il Messaggero” pensano, che Marino dovrebbe dimettersi.
E lui Ignavio Marino che fa? Daje e daje continua a vestire i panni del partigiano capitolino. ”Dopo i nazisti e i fascisti, cacceremo anche la mafia”. Questa volta ha adottato un linguaggio diverso, visto che per detto alla festa dell’Unità “Queste sono le rovine che ci ha lasciato questa destra. Perché non tornano dalle fogne da cui sono venuti?” ha ricevuto un avviso di garanzia per una querela per diffamazione, ma la sostanza è la stessa. Un riferimento chiaro (almeno gli ottimisti sperano, così dimostrerebbe di sapere almeno la storia di Roma) alla resistenza, di cui i quartieri Cinecittà e Quadraro furono grandi protagonisti. Certo, poi c’è sempre l’intento, di quella che è da sempre la sua unica difesa, e cioè scaricare sulla giunta Alemanno e sui cinque anni di governo di centrodestra la responsabilità del proliferare di Mafia Capitale.
Lui , proprio lui, il sindaco del peccato capitale, che andava dicendo di non conoscere neanche Buzzi, il boss delle Cooperative, fin quando non gli sono state sbattute in faccia le foto insieme, i contributi avuti per la propria fondazione e, vergogna delle vergogne, la sua dichiarazione in piena campagna elettorale per la corsa al Campidoglio. “Ho deciso che il mio primo stipendio da sindaco, lo investirò tutto in obbligazioni di ’29 Giugno”, la cooperativa che ha denunciato con molta severità i tagli subiti dalla giunta Alemanno e quindi si trova in grandi difficoltà. Questa è la strada giusta …”
Nelle intenzioni doveva essere un bagno purificatore, Marino abbracciato dai romani, il grande rientro, la grande riappacificazione del sindaco con le pinne fucile ed occhiali che continuava a fare le immersioni invece di precipitarsi a Roma: doveva essere la ripresa di un se pur tiepido feeling ed, invece, è stato un disastro. La grande ipocrisia che sbandiera il Pd romano di un comune non commissariato, si sgretola giorno dopo giorno davanti all’inconsistenza dell’isolamento che vive la maggioranza di Marino, un monocolore Pd (e, diciamolo chiaramente, neanche tutto con i renziani che hanno da tempo preso le distanze) solo contro tutti, proprio quando da più parti si invoca la massima collaborazione per affrontare la normale amministrazione. Senza neanche dire che fra soli tre mesi scatta il Giubileo e non è ancora stato fatto niente, non aperto un cantiere, non un vero provvedimento. Niente di niente.
C’è stato solo il primo incontro, dopo “alcune telefonate fra un tuffo e l’altro..” (dichiarazione di Gabrielli) fra Marino ed il suo tutore, nella città dei due Papi, i due sindaci, perché no? Due ore faccia a faccia in Campidoglio, un vertice che ha preceduto di poco quello in Vaticano per l’organizzazione dell’Anno Santo. Gli occhi sono, naturalmente, puntati sugli appalti, ai quali darà il via la delibera che l’assemblea capitolina si appresta a varare la prossima settimana impegnando i 50 milioni finora recuperati grazie a un allargamento del patto di stabilità. A riguardo il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone ha ricordato il protocollo che l’Anac si accinge a siglare con il Comune già la prossima settimana. Sarà probabilmente rilanciato il modello Expo: “Il sistema di controlli messo in campo a Milano può funzionare ancora di più nella Capitale dove abbiamo la sede. A Roma il procuratore Pignatone ha scoperto una mafia vera e con il prefetto Gabrielli affronterò i criteri per i controlli antimafia”. E Gabrielli rilancia “ l’obiettivo è quello di dare alle procedure un bollino di qualità..”













