di Ernesto Santovito
Ma davvero credevate che lo scandalo doping fosse una storiaccia esclusivamente della Russia? Ma davvero credevate che solo Alex Schwazer prendesse l’Epo per andare più forte?
Quella vecchia leggenda di Sebastian Coe, due volte medaglia d’oro alle Olimpiadi (Mosca e Los Angeles) sui 1500 metri, dodici record mondiali all’attivo nelle gare di mezzofondo, presidente dell’International Association of Athletics Federations (Iaaf), ovvero l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera, del resto, l’aveva detto: “Abbiamo constatato non solo il fallimento della Federatletica russa ma dell’intero sistema dell’atletica…”
La triste verità è un’altra: dietro record e super prestazioni, grandi imprese e grandi atleti, c’è sicuramente tanto lavoro, tanta classe, tanto talento ma, di sicuro, c’è anche tanto lavoro da laboratorio, insomma parliamo chiaro l’uso di sostanze non consentite, doping insomma. Ci saranno anche le eccezioni, questo è logico, ma di certo, ormai la diffidenza è tanta.
Ed eccoci travolti nei nostri sogni e nelle nostre speranze, la meglio gioventù italiana dell’atletica travolta, stravolta da una indagine condotta dai Nas-Ros dei carabinieri di Trento, su mandato della procura di Bolzano, coordinata dal procuratore Guido Rispoli e condotta dal pm Giancarlo Bramante e, naturalmente, dalla stessa Procura Antidoping. Il nome dell’operazione Olimpia, uno schiaffo al nostro mondo dello sport.
Altro che Olimpiadi di Rio, ventisei azzurri, tra cui molti big, sono stati deferiti dall’Ufficio di procura della Nado Italia (che ha chiesto per loro 2 anni di squalifica quindi niente giochi olimpici) perché non hanno rispettato le norme sportive antidoping (“elusione, rifiuto e omissione di sottoporsi ai prelievi dei campioni biologici“).
C’è il meglio dell’atletica azzurra degli ultimi dieci anni. Da Andrew Howe (salto in lungo, argento mondiale nel 2005) a Fabrizio Donato (salto triplo, bronzo a Londra 2012) da Daniele Meucci (campione europeo in carica di maratona) a Giuseppe Gibilisco ( salta con l’asta, campione del mondo nel 2003 a Daniele Greco (salto triplo, campione europeo indoor in carica). E poi tanti altri.
Un fulmine a ciel sereno? Ovviamente secondo le versioni ufficiali si. Ma la verità è un’altra. Al di là delle perenni ipocrisie. Le grandi vittorie nel mondo dello sport spesso si costruiscono in laboratorio, come negarlo? Quando si indaga, quando i controlli vengono effettuati con solerzia, spesso , molto spesso, si scopre che molte cose non vanno.Tutte le federazioni sanno di “vivere” sull’orlo di un burrone, che il doping è sempre in agguato.
Il presidente della federazione d’atletica leggera, Alfio Giomi, ha voluto ricordare “che il Consiglio federale attualmente in carica ha stabilito il 28 febbraio dello scorso anno che gli atleti, al secondo mancato controllo e/o mancata comunicazione, perdano ogni forma di assistenza da parte della Federazione; ed inoltre, che lo stesso Consiglio ha varato il 20 dicembre 2013 il “Codice etico dell’atletica italiana“, che prevede, tra le altre cose, l’automatica esclusione dalle squadre nazionali per gli atleti condannati a pene superiori ai due anni di squalifica per fatti di doping“. Però se non interveniva la Procura…











