di Carlo Paolo Visconti
Dopo quasi mille anni l’abbraccio: l’incontro tra le due Chiese cristiane, quella d’Oriente e quella d’Occidente. Esattamente dal 1054, l’anno del grande scisma. Ed avviene a Cuba, divenuta da poco icona del dialogo dopo anni di embargo e isolazionismo. Storico. Una volta tanto non c’è enfasi nell’abbraccio tra Papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill. “Finalmente. Siamo fratelli…” ha esclamato Bergoglio. “”Somos hermanos”.
Il disgelo, un primo, significativo passo, la ripresa del dialogo ufficiale. Perché quello sotterraneo andava avanti da tempo, un percorso diplomatico che si è prolungato per anni, bisogna andare indietro nel tempo a Giovanni Paolo II. “Anche se le nostre difficoltà non si sono ancora appianate c’è la possibilità di incontrarci e questo è bello” l’ecumenico messaggio di Kirill. Una giornata di grazia” ha detto Papa Francesco.
Un primo passo, dicevamo. Restano i problemi, inutile negarlo. A cominciare dalle interferenze cattoliche nelle diocesi sottoposte alla giurisdizione del Patriarcato moscovita. Nella chiesa ortodossa russa esistono una serie di linee di pensiero e di tendenze. C’è chi lavora per una reale unità fra le due Chiese e chi, invece, punta ad altro. C’è chi si prodiga perché avvenga un avvicinamento totale con i cattolici nel nome dell’eucarestia e chi, invece punta all’idea di Mosca Terza Roma, erede del potere mondiale.
C’è molta strada da fare. L’importante è aver cominciato e aver trovato anche un primo concreto punto comune. Porre rimedio alla drammatica situazione dei cristiani: perseguitati e uccisi soprattutto in medio oriente, le stragi dei jihadisti dello Stato islamico. Un punto Ma gli obiettivi da conseguire potrebbero essere molti di più a cominciare dalla difesa della famiglia tradizionale. Ma poi una serie di altre questioni di ordine morale e pastorale che da tempo sono sul tappeto.









