La democrazia digitale

di Emiddio Novi

Grillo e Casaleggio sono riusciti a creare un movimento a disciplina stalinista facendosi passare per libertari, fautori della democrazia diretta digitale. Eppure la loro sfiducia nella democrazia è tale che per premunirsi contro le eventuali decisioni delle assemblee digitali hanno fatto ricorso al diritto di proprietà. Il simbolo, il logo del partito è cosa loro

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Casaleggio e Grillo

Come dicevano i romani si sono assicurati a vita il dominium sul partito. E come dominus si comportano. Chi non è d’accordo subisce un processo assembleare, viene condannato per avidità da rimborso spese e relegato nella Siberia dei gruppi misti di Camera e Senato. È così ovunque per gli eletti. Chi non ubbidisce è cacciato con disonore.

E questo è il regime politico di un movimento a democrazia diretta in cui cento militanti disciplinati decidono chi deve candidarsi a Roma come sindaco e una famiglia numerosa a Latina candida e fa eleggere la madre in Senato e il figlio alla Camera.

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Emiddio Novi

È questa sarebbe la cosiddetta democrazia diretta, assembleare, di massa che evocherebbe quella gloriosa e ineguagliabile dell’agorà Atene, che Rousseau trasformò in un mito a cui tendere. Ma la realtà della democrazia ateniese era ben altra.

Tucidide quando riflette sulle cause della crisi di quel sistema politico annota che su trentamila aventi diritto i partecipanti alle assemblee non superarono mai le cinquemila presenze. Quel sistema di democrazia diretta in realtà si reggeva su un compromesso tra le grandi famiglie e la minoranza politicamente attiva, abituale frequentatrice delle assemblee. Ma questi ateniesi democratici e militanti erano ritenuti da Tucidide delle “belve non facili da domare”.

Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio

Fico, Di Battista e Di Maio

E Alcibiade per due volte finito sull’altare e nella polvere per decisione assembleare alla fine della sua vicenda politica parla della democrazia come “una follia universalmente riconosciuta come tale”. Ma anche nella forma della democrazia diretta, dove uno vale uno, le cariche più importanti, soprattutto quelle militari e finanziarie toccavano ai figli delle grandi famiglie ateniesi. Le altre potevano essere assegnate anche a sorteggio. Nonostante la democrazia diretta la legge ferrea delle oligarchie resse i rapporti politici anche nella democrazia ateniese.

Persino nell’assemblearismo più spinto, quello dell’agorà greca, alla fine prevalevano le tendenze oligarchiche. Figuriamoci nella miserevole esperienza dei Cinquestelle. Dopo tanta retorica sul voto di uno che vale uno, sull’assemblea digitale, sulla democrazia diretta che si tiene nella piazza telematica, ecco spuntare una raffazzonata oligarchia.

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Il cosiddetto direttorio che godeva del privilegio di poter parlare con Grillo e Casaleggio. E gli altri parlamentari? Devono accontentarsi di 11000 euro al mese, di non contare niente, e di sorridere fantozzianamento di fronte a un vaffanculo di quei pochi che contano.
Ai delusi dell’uno vale uno potrebbe venire in soccorso lo stesso Rousseau che nel suo Contratto sociale alla fine ammette che ” non è mai esistita autentica democrazia, né mai esisterà”.Tucidide, dopo aver preso atto, dello sbocco oligarchico della democrazia assembleare si convinse che dalla mescolanza dei molti e dei pochi, del popolo con i ceti alti, è possibile realizzare il buon governo. Un sistema misto come quello che resse la repubblica romana che si fondava sul bilanciamento dei tre principi monarchico, oligarchico, democratico inverati dal consolato, dal Senato e dai comitia. Il realismo proprio della cultura istituzionale romana riuscissi’ a coniugare principi tra loro configgenti.

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Casaleggio e Grillo

Va riconosciuto che le assemblee ateniesi e i comitia romani costituirono delle armi in difesa dei ceti popolari e per la realizzazione di uno Stato sociale efficace. Il popolo nella redistribuzione della ricchezza aveva voce e potere. Il governo della polis non era controllato dall’avidità e dell’egoismo.

Il popolo costringeva le famiglie più ricche a un patto sociale che garantiva una equità diffusa. Nella modernità il Welfare è stato garantito fino a quando la politica ha esercitato un controllo diretto sull’economia. L’emergere delle oligarchie finanziarie, giudiziarie, tecnocratiche, le privatizzazioni della politica hanno decomposto principi di equità e solidarietà che da millenni garantivano la tenuta dei sistemi politici.

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