di Eduardo Palumbo
L’interrogativo è disarmante, banale, anche populista probabilmente. Però non può essere archiviato senza una riflessione. Ma è possibile mai che il Pd non sia capace di presentare un candidato senza “ombre né macchie”?
A Milano è scoppiata la grana Sala, il pasticciaccio dell’incandidabilità, il primo esposto alla Procura di Milano, all’ Autorità nazionale anticorruzione e al Garante della concorrenza e del mercato del radicale Marco Cappato candidato sindaco a Milano. Stessa strada ma con una strategia diversa quella del Movimento 5 Stelle Gianluca Corrado che ha presentato un ricorso al Tar, chiamato a esprimersi d’ urgenza dove si contesta l’ ammissione della candidatura di Beppe Sala da parte della commissione elettorale.
Ma non è tutto. Qualora Sala dovesse essere eletto prima ancora di insediarsi a Palazzo Marino potrebbe trovarsi a difendere la poltrona da un secondo ricorso al Tar questa volta dei radicali convinti che si debba attendere il risultato elettorale per – eventualmente – impugnarlo. Siamo tornati dritti dritti alla vicenda De Luca, stesse dinamiche, stesse logiche, stesse perplessità e polemiche.
I fatti sono noti. I dubbi sono stati sollevati da Panorama sulle dimissioni fantasma da commissario Expo. Palazzo Chigi le ha protocollate il 18 gennaio, ripetono dal Pd ma, al momento, non c’ è traccia di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri che le abbia ratificate. Potrebbe farlo oggi potrà dire qualcuno. Ed invece no perché sarebbe fuori tempo massimo visto che il 7 maggio è scaduto il termine per depositare le liste per le Comunali.
Qualora Sala fosse ancora formalmente in carica, secondo la legge Severino non potrebbe candidarsi per conflitto di interessi. Sala del resto ad inizio febbraio ha firmato il “Rendiconto Esercizio 2015” come “Titolare della contabilità speciale”, sotto c’è la sigla del sostituto, l’avvocato Francesco Marzari, che sarebbe dovuto decadere con le dimissioni del commissario ed invece…
E non è tutto. C’è da fare chiarezza anche su un’altra vicenda, collegata: il 25 ottobre Sala ha accettato un posto nel consiglio d’amministrazione di Cassa e Depositi pur avendo ancora un ruolo da commissario governativo. Falso in atto pubblico?
Sala continua a ripetere di aver effettuato “atti dovuti”. Secondo una una nota diffusa dallo staff difensivo di Sala (redatta dall’avvocato Carlo Cerami), l’articolo 60 del Testo unico sugli enti locali stabilisce che per far valere le dimissioni – e dunque eliminare la causa di incompatibilità – non è necessaria una formale accettazione da parte della pubblica amministrazione interessata, ma che invece “ove l’amministrazione non provveda, la domanda di dimissioni ha effetto dal quinto giorno successivo alla presentazione”.
A RaiNews24 Sala ha sostenuto che “neanche per annullare i poteri di Letizia Moratti ci fu un decreto”. Ma in questo caso il decreto c’è e venne firmato dall’ex premier Silvio Berlusconi il 5 agosto 2011.









