La Memoria & l’Indignazione

di Corrado Ocone

 Si fa un gran parlare di Memoria: vi si dedicano convegni, festival, corsi d’insegnamento, e tanto altro. Ma la prima regola da tener sempre presente è che la memoria non può essere selettiva. Se lo è, prima o poi ti si ritorce drammaticamente contro

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Renzi e Serracchiani

I totalitarismi ci sono stati e si sono distinti dai tanti regimi autoritari del passato perché hanno ucciso pianificando le morti e perché hanno assoggettato le menti prima e oltre che i corpi dei cittadini. Lo hanno fatto richiamandosi a delle idee e queste idee hanno fatto presa, per quanto assurde, irrazionali, distorte, perverse esse potessero essere.

Non si può far finta di nulla, esorcizzare o rimuovere: non si può mettere sotto il tappeto il volto orribile del male. Bisogna avere il coraggio di guardarlo in faccia, per non ripeterlo più.

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Corrado Ocone

Il Mein Kampf è un documento che va letto e affrontato storicamente, che non va nascosto ma presentato nei modi dovuti e appropriati. E questo ha fatto “Il Giornale”, in fin dei conti, offrendolo gratuitamente ma solo a chi, al prezzo di 12,90 euro a settimana, era interessato alla collana di libri sul Terzo Reich: in migliori in circolazione, autorevolmente introdotti (come la stessa edizione del Mein Kampf) da Francesco Perfetti.

Volumi, fra l’altro, già presenti nei cataloghi delle due case editrici più “politicamente corrette” d’Italia, le architravi della “ideologia italiana” del secondo dopoguerra: Einaudi e Laterza. La polemica che ci è stata nei giorni scorsi, alla prova dei fatti, non aveva perciò consistenza alcuna, basandosi su elementi falsi non si capisce bene da chi messi in circolazione: il libro non era dato gratis con il quotidiano ma solo a chi era interessato a una collana storica di alto valore, venduta in abbinamento facoltativo; figurava, rispetto ad essa, come un “fuori collana” di utile complemento documentale e nulla più.

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Non aver messo bene in evidenza questi due elementi ha alla fine funzionato come una riuscita operazione di marketing, consapevole o meno che fosse. Se non fosse per un di più tipicamente italiota, cioè molto provinciale, che inevitabilmente si è aggiunto: la strumentalizzazione a fini politici del tutto ad “uso e consumo” del solito teatrino romano.

A questo “supplemento di stupidità”, che ha visto impegnata la solita sinistra “pura e dura” ma un tanto al chilo, la solita intellighentsia più o meno radical chic, ha dato manforte nientemeno che il “ragazzotto fiorentino” (copyright: Piero Ostellino). Senza ben sapere o capire di cosa si stesse parlando, ma ben conscio del fatto che siamo in piena campagna elettorale e che gli insuccessi del primo turno impongono il recupero dei voti persi a sinistra, Renzi non ha esitato a definire “squallida” l’operazione editoriale. Ove se qualcosa di squallido c’è, è proprio la strumentalizzazione a fini elettorali della vicenda.

Ma ancora più squallida è forse la sinistra doppiopesistica, e quindi, immoralmente ipocrita che lungi da ogni interesse di comprensione storica    mette sempre e ancora in atto proprio quella selettività della memoria di cui dicevamo all’inizio. Si può distillare con tanta facilità giudizi di immoralità, non avere nemmeno un’oncia di pudore o vergogna, quando si hanno nel proprio armadio così tanti scheletri mal riposti?

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Quando, giusto per fare un esempio, “L’Unità“, il giornale che si è acrobaticamente salvato dal fallimento commerciale oltre che storico titolava a nove colonne, il giorno dopo la morte di Stalin (il più grande “macellaio” del secolo con Hitler o addirittura prima di Hitler), che bisognava augurare “gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per il progresso e la liberazione dell’umanità”?

Oppure, come dimenticare il titolo a tutto pagina de “La Repubblica” scalfariana il giorno della morte del “grande Mao“, come senza parafrasi era definito proprio colui che con la politica del “grande balzo in avanti” aveva annientato ogni opposizione e causato la miseria e la morte di trenta milioni di connazionali?

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Ecco, a ben pensarci, la memoria non solo non deve essere selettiva ma andrebbe affidata a chi ha la coscienza a posto. O, almeno, a chi ha il coraggio di fare fino in fondo i conti col proprio passato (in alcuni casi anche di antisemita). A chi non pensa di sfiancarla, cioè di poter passare indenne attraverso le vicende della storia trovandosi sempre “dalla parte giusta“. Senza pagar dazio per i propri macroscopici errori.

 (Corrado Ocone, l’intraprendente)

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