di Ernesto Santovito
Sistematica demolizione del passato, della memoria e delle tradizioni. L’azzurro è meno azzurro e “O surdato nnammurato” è roba del passato.
La domanda sorge spontanea, e potremmo chiedere al procidano Antonio di Lubrano di Scampamorte detentore del copyright di rilanciarla con autorevolezza: ma signor Aurelio De Laurentiis perché lei otto anni fa ha voluto riacquistare la vecchia denominazione Ssc Napoli (Società sportiva calcio Napoli) e non si è tenuto il suo bel Napoli Soccer che tanto più si attaglia alla sua personalità, alla sua mentalità ed ai suoi cinepanettoni, girati in mezza America?
Bisognerà pure prima o poi dire basta a questa campagna di demolizione del Napoli degli scudetti, di una società che guarda al suo passato, con insofferenza esagerata, l’epurazione di idoli ed icone (nessuno del Napoli tricolore lavora con Dela), la continua opera di smantellamento di ricordi, passioni e tradizioni.
Si, mi si dirà, che il calcio moderno non è più cuore e sentimento, ma di euro e bilanci, e sarà pure così. Va bene (per la verità va male) non vincere mai niente (si una Coppa Italia, ma allora quando la vinse il Napoli di Lauro compiendo l’impresa di aggiudicarsela stando in serie B?), ma tentare di stravolgere scientificamente la “storia” di una società, appare un inutile accanimento.
E così sono arrivate le disgustose magliette mimetica (e se c’è qualcuno che le compra peggio per lui) che nulla hanno a che vedere col Napoli (immaginate uno stadio di tifosi che indossano la tshirt militare, che emozioni possono dare ad un tifoso che è attaccato da sempre all’azzurro), le imbarazzanti cheerleader che fanno si atmosfera football, ma americano e non ricordare, anzi disertare, le celebrazioni dei pochi successi azzurri, come se riguardassero altri.
Abbiamo letto una serie di interventi indignati in vari social network per le tifoserie ( Catania e Juve per citare due casi) che si sono permesse di cantare “o’ surdato innamorato”, gridare alla lesa maestà, rivendicare la Memoria, il senso di appartenenza. Eppoi arriva il presidente, quello per il quale il Napoli dell’altro millennio, forse neanche esiste, lanciare ancora una volta l’idea (peregrina) di voler un nuovo inno del Napoli, magari rap: il vecchio “Oj vita, Oj vita mia…” è roba d’altri tempi, non va più bene. A dire la verità per chi si esalta più per lo spread che per i gol, più per le attività di bilancio che per gli scudetti, potrebbe anche andar bene resettare emozioni e sentimenti per qualche spicciolo nelle casse del presidente, questi tifosi del Monopoli, anzi del MoNapoli, si esaltano e si divertono per i conti, beati loro.
Ora a parte il fatto che tutti i tentativi di dare un inno al Napoli sono più o meno miseramente falliti (Peppino Di Capri con Gennarì, “Il ragazzo della curva B” di Nino D’Angelo, “Ti regaliamo il tricolore” cantato da tutti i calciatori), a parte il fatto che c’è già un rap che si chiama “’O Surdat S’è Scetat”, a parte tutte queste tristi amenità, De Laurentiis dovrebbe sapere e, soprattutto, capire che un inno non si fabbrica a tavolino, che la canzone del cuore, la scelgono i tifosi, ed è quella per sempre, per la vita. Così come hanno fatto quelli del Napoli del resto, il 14 dicembre del 1975 (Lazio-Napoli 0-1, Boccolini) allo stadio Olimpico di Roma. Consigliamo a don Aurelio di leggere Mimmo Carratelli, straordinario cantore delle avventure del Napoli: “la più imprevedibile, commovente e indimenticabile magìa mai successa in uno stadio. Per un incantesimo di cuore, un’ispirazione spontanea, una gioia non diversamente esprimibile e un’intesa e un accordo misteriosi, esaltati per il bellissimo gol di Boccolini che aveva determinato la vittoria azzurra, i trentamila napoletani cominciarono a cantare nello stadio romano “Oj vita, oj vita mia…”. Non l’avevano programmato, non s’erano dati la voce e fu una delle improvvise, geniali, immancabili trovate di un popolo e di una tifoseria inimitabili. Fu così che “Oj vita, oj vita mia…” , la parte più conosciuta de “’O surdato nnammurato”, divenne praticamente l’inno dei tifosi azzurri nei giorni felici delle vittorie, fino ai trionfi con Maradona e anche oltre.”
Sapeva De Laurentiis com’è nato l’abbinamento ’O surdato nnammurato” – Napoli? E lo stesso ha espresso voglia di rap?









