di Alberto Toro
Rossella Orlandi, 58 anni,di Empoli, è il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una fedelissima di Visco sul ponte di comando. Una svolta.
Un po’ Sherlock Holmes, un po’ sceriffa e un po’ vampira. Molto vischiana. Proposta al Consiglio dei ministri dal ministro Pier Carlo Padoan. E per di più donna e toscana. Rossella Orlandi aveva proprio tutte le caratteristiche del direttore dell’Agenzia delle entrate che cercava Matteo Renzi.
Spedito a casa Befera, un uomo per tutte le poltrone, ecco che al suo posto è arrivata, per giudizio diffuso, una delle migliori e più preparate dirigenti dell’Agenzia dirigente dell’Agenzia, grande esperta di fiscalità internazionale. E tra questi c’è anche la Orlandi. La dirigente toscana, infatti, arriva in via Cristoforo Colombo in quota Visco, che continua a tenere le fila anche stando più o meno nell’ombra.
Già perché a differenza di Giulio Tremonti che non ha lasciato particolari tracce nella macchina del ministero e dell’Agenzia, Visco ha invece contribuito a formare funzionari preparati, radicati e potenti (non solo Befera, doppio direttore per anni, e Vieri Ceriani, il consulente che ha contribuito a sfornare Irap, Imu e Tasi), un vero ramificato sistema di potere.
Rossella Orlandi ha iniziato il suo percorso professionale nel 1981 nell’Ufficio imposte dirette di Empoli con il ruolo di vice direttore tributario. E dopo gli anni passati a Firenze, dove nel 2000 diventa dirigente di seconda fascia, con l’incarico di Capo ufficio controlli fiscali della direzione regionale della Toscana, il grande salto arriva nel 2006 quando Massimo Romano la chiama a Roma promuovendola dirigente generale con le funzioni di direttore centrale aggiunto dell’Accertamento.
La Orlandi come direttore centrale partecipa a diverse iniziative per incrementare la lotta all’evasione fiscale. Si occupa in particolare del mondo dei grandi contribuenti, contribuendo alla riorganizzazione del settore e alla realizzazione di nuove tecniche di controllo quali il tutoraggio delle imprese di maggiori dimensioni. Orlandi segue personalmente alcune delle più grandi inchieste di rilevanza nazionale in materia di evasione fiscale, collaborando con le principali Procure d’Italia e ottenendo significativi risultati in termini di recupero di gettito e di deterrenza. Inoltre coordina il settore internazionale della direzione centrale Accertamento partecipando a tavoli di rilevanza strategica. Insomma un’ira di Dio per gli evasori.
Appare chiara ed evidente la brusca inversione di tendenza. L’Agenzia tornerà alle vecchie logiche. Molto arrosto e poco fumo. Niente blitz alla Befera a Cortina d’Ampezzo per finire in televisione e sui giornali, ma impegno silenzioso per abbattere l’evasione fiscale con quegli strumenti che Tremonti si era adoperato a smantellare, dalla tracciabilità alla limitazione dell’uso del contante, fino all’elenco fornitori- clienti.
Ma c’è di più. Pare che la Orlandi dovrà anche guidare il processo di fusione di Equitalia, l’ente di riscossione, con l’Agenzia delle Entrate. Un processo che secondo molti è pericoloso perché qualora venisse attuato consentire allo Stato di fare le regole, interpretarle in sede di contenzioso e alla fine decidere i metodi di riscossione. Insomma, si salvi chi può.











