Balzelli d’Italia

 di Gianpaolo Santoro

Continua a tremare la terra, trentaquattro anni dopo. Il maledetto terremoto dell’Irpinia, sembra non finire mai.

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Fate Presto. Quell’efficace titolo del Mattino in quei terribili giorni, oggi suona come una beffa. Un’atroce beffa. Il terremoto non è finito. Questa volta l’epicentro delle scosse è a Roma, a Palazzo Chigi. Il terreno che continua a franare è quello della burocrazia, cancro che ci avvolge e ci soffoca. La storia è lunga, infinita. Come la valanga di soldi ( 29 miliardi di cui 9,3 per edilizia popolare, per 33 interventi legislativi, uno all’anno) sperperata senza vergogna.

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Giuseppe Zamberletti

Sembrava che l’epopea dei commissari straordinari (il  primo era stato Giuseppe Zamberletti, mister Protezione civile, nel 1980) dovesse chiudersi definitivamente il 31 dicembre scorso.

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Terremoto Irpinia, 1980

 

Un emendamento (M5S e Lega) nel famigerato “Milleproroghe” (milledanni) stabiliva, infatti,  che i commissari dovevano essere rimossi con tanto di liquidazione delle ultime pendenze, consegna dei beni e chiusura dei rapporti con le amministrazioni. Insomma doveva essere messa finalmente la parola fine. Ed invece? Si vorrà anche rottamare un sistema che non funziona ed incominciare a sconfiggere ritardi e burocrazia, ma, di certo, non si fa nulla per correre ai ripari, per cambiare i vecchi schemi. E così, neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo per aver girato pagina che ecco che il Consiglio dei ministri, decide l’ennesimo rinnovo: ci sono alcune opere ancora da ultimare, mille giorni ancora e tutto va a posto. Mah si, tre anni in più, tre anni in meno che mai sarà…

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D’Ambrosio, Lione-Grottaminarda

Filippo D’Ambrosio, è stato rinominato commissario ad acta (coadiuvato da 10 dipendenti pubblici gravitanti fra Salerno e Roma) per la costruzione della bretella stradale Lioni-Grottaminarda, superstrada che dovrebbe unire gli omonimi svincoli della A16 Napoli-Bari e della A3 Salerno-Reggio Calabria. Costo dell’Ufficio del commissario: 100 mila euro. Stipendio di D’Ambrosio: 65 mila euro (in dieci anni quasi raddoppiato, nel 2005 era di 36 mila euro). Oltre alla strada, la struttura commissariale aveva l’onere di realizzare 71 progetti, tra cui 20 aree industriali per le quali vennero stanziati 5.500 miliardi di euro. Sessanta di quelle opere risulterebbero completate e collaudate. Per le altre undici meglio  farsi il segno della croce. E sperare.

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Roberto Sabatelli

Anche Roberto Sabatelli ha visto il suo incarico rinnovato. La sua “missione” la gestione dei lavori della cosiddetta Pavoncelli bis, ossia dodici chilometri di galleria idrica che dovrebbe integrare o sostituire la prima galleria Pavoncelli, esistente dal 1900 e che, inutile sottolinearlo, pur se dichiarata vulnerabile sismicamente, in centoquattordici anni è sopravvissuta senza neanche un graffio a scosse di qualunque magnitudo. Al commissario Sabatelli  viene riconosciuto un “compenso annuo onnicomprensivo lordo pari allo 0,25 per cento dell’importo delle opere da appaltare, che sono110 milioni di euro”,  quindi appena appena 275 mila euro. Tra una proroga e l’altra, in definitiva,  i due uffici per l’”emergenza” 34 anni dopo del terremoto irpino avranno un costo di circa 400mila euro.

Questa è l’Italia. Emergenze che festeggiano le nozze d’argento e balzelli, perché meravigliarci?

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Ci sono tasse che non finiscono mai. Come quella sulle paludi, datata 1904 quando un regio decreto stabilì il pagamento di un contributo per la bonifica delle paludi che diventavano terre coltivabili. Sono passati centodieci anni e su gran parte di quelle paludi sono state costruite città, paesi, piccoli e grandi borghi. Ai proprietari che andavano ad abitare le case di quelle parti venivano elargite cartelle esattoriali con una strana tassa: contributo di bonifica. Sono sorte da allora migliaia liti giudiziarie, e due sentenze della Corte di Cassazione (numero 8957/96 e 8960/96) hanno stabilito che la tassa è dovuta “soltanto nel caso in cui le opere di bonifica abbiano determinato un effettivo incremento di valore dell’immobile con un beneficio diretto e specifico”. In caso di contestazione il beneficio deve essere provato dal Consorzio di bonifica. Come dire? Si continua, in grandissima parte a pagare.

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Vogliamo parlare di benzina? Le accise sul carburante sono, sempre che non siano aumentate mentre scrivo 558 e buona parte di esse sono legate a eventi straordinari del passato, pagine della nostra vita, divenute poi introiti ordinari: la guerra di Abissinia in epoca coloniale (1935), le missioni delle truppe italiane in Bosnia e in Libano (1996), la crisi del canale di Suez del 1956, il disastro del Vajont (1963); l’alluvione di Firenze (1966); gli aiuti legati ai terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980). Quasi tutti eventi di oltre trent’anni fa, uno addirittura di 77 anni fa, la guerra d’Africa, quando la Repubblica italiana nemmeno c’era…

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Ma non è finita qui. C’è da riscrivere l’opera buffa: dalla tassa sui gradini (devono pagarla tutti i proprietari di case che hanno i gradini d’ingresso sulla pubblica via) a quella sui ballatoi (va pagata  da coloro che hanno ballatoi prospicienti sulla pubblica strada); da quella sull’ombra (se la sporgenza della tenda di un locale “invade” il suolo pubblico c’è l’imposta per occupazione di suolo pubblico) a quella sulle immagini (l’imposta di pubblicità che riguarda tutti i mezzi pubblicitari affissi per strada); da quella sulle suppliche (sono soggetti ad imposta le istanze, petizioni, ricorsi, e relative memorie diretti agli uffici dell’amministrazione dello Stato tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento) a quella sui funghi (per la raccolta c’è da pagare la famigerata imposta di bollo); da quella sul morto (va pagata una tassa per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall’ufficiale sanitario dell’Asl) a quella sulle ceneri ( c’è un tributo più le relative imposte di bollo). Ma sia chiaro, questa è solo una piccola sintesi degli stravaganti tributi che siamo costretti a pagare. L’elenco è infinito.

E la storia dei passi carrai, ad esempio? Nella finanziaria del 1997 il governo diminuì i fondi all’Anas ( al quale poi si sono aggiunti i comuni e le province per le rispettive strade) consentendogli però al contempo di “rifarsi” sui cittadini. La medesima normativa prevedeva che il secondo anno la tassa potesse essere incrementata del 150 per cento lasciando poi libero arbitrio negli anni successivi. Ed è così che si è giunti addirittura a casi di aumenti dell’8000 per cento…

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E La gabella sugli sposi (ius primae gabellae)?  Consiste nel pagamento di un corrispettivo a prezzo unico per poter celebrare il matrimonio in Comune. Ognuno amministrazione ha le sue tariffe, aumenta il prestigio, aumentano i balzelli. Uno dei comuni maggiormente richiesti è Sorrento. Per sposarsi il sabato ci vogliono ottocento euro, profumo di limoni compresi.

 

 

 

 

 

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