La classe operaia non va in paradiso

di Eduardo Palumbo

Bonanni lascia la Cisl. La Cisl lascia Bonanni al suo destino. Due verità in una, di certo è che il sindacalista abruzzese dopo otto anni alla guida del sindacato bianco ha deciso di farsi da parte. Mestamente  ha dichiarato. “Il mio tempo è finito”.

Sono tempi duri per il sindacato. Lo scollamento con la base appare evidente, soprattutto quella giovanile. Sono rimasti i pensionati e un po’ di metalmeccanici. La classe operaia non va più in paradiso. “Si è imballato tutto il sistema, si è imballato tutto il sistema..” andava ripetendo Bonanni in televisione commentando l’attuale momento del Paese, i delicati e difficili rapporti tra governo e forze sindacali. “Non siamo tutti uguali, ognuno ha la sua idea di come difendere i diritti dei lavoratori”. SI è imballato tutto, è vero. E si è imballato anche Bonanni. La base non è più con lui.

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Raffaele Bonanni

Che stessero cambiando i tempi per il telesindacalista (non si contano le sue apparizioni televise) Bonanni se n’era reso conto da un po’ d tempo. Il dissenso serpeggiava da un po’ di tempo, nelle riunioni territoriali sono cominciate ad affiorare le prime critiche e anche l’ultima riunione dell’Esecutivo nazionale non è stata rose e fiori. Sono rispuntati vecchi e nuovi veleni, e tornata l’era dei corvi: dossier, lettere anonimo: il solito cliché di quando ci si appresta all’assalto finale. E non erano solo assalti alla linea tenuta dal sindacato, al modo con cui si sono tenuti i rapporti con Cgil e Uil, ma ci sono stati anche attacchi personali, al leader sono stati  fatti i conti in tasca. Sono sembrati troppi i 4.800 euro netti di pensione (circa 7 mila lordi) maturati nel retributivo poco prima che entrasse in vigore la riforma Fornero. E non sono mancate accuse ancora più subdole, come quella di essersi aumentato lo stipendio per aumentare l’importo dell’assegno.

Annamaria Furlan

Annamaria Furlan

Ora che cosa succederà alla Cisl? Molti danno per scontato l’avvento di Annamaria Furlan, (e sarebbe la prima donna a guidare il sindacato d’ispirazione cattolica) attuale numero due dell’organizzazione. Ed è questa la soluzione pilotata da Bonanni. Ma dare le cose già per fatte, potrebbe essere un errore. Bisognerà seguire le mosse di Gigi Bonfanti, segretario dei pensionati, medico, sindacalista di lungo corso e, soprattutto, di Gigi Petteni, segretario della Lombardia (780 mila iscritti) l’uomo che è stato capace di organizzare e coalizzare il malessere delle categorie dell’industria.

LAVORO: DOMANI TORNA TAVOLO, TEMPI STRETTI PER RIFORMA

Camusso, Bonanni e Angeletti

Bonanni va via all’alba di un momento delicatissimo per il futuro di quello che resta del sindacato, lo scontro sull’articolo 18 dove si vanno radicalizzando sempre più le posizioni fra governo e sindacato, fra governo e opposizioni (ma non Forza Italia che è favorevole) e fra Pd e minoranza del partito. Cgil e Fiom sono gia sul piede di guerra, bisognerà vedere che intenderanno fare Cis e Uil. E Bonanni ora che farà? Sono in molto che prevedono per lui, nel solco di una consolidata tradizione sindacale e della Cisl stessa (Marini, D’Antoni e Pezzotta) un futuro in politica.

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Maurizio Landini

Ed  è lontano anni luce, quel  24 marzo 2002, quando la Cgil portò a Roma tre milioni di persone contro la modifica del solito articolo 18, che ormai è il simbolo di tutte le battaglie. Sono lontani i tempi in cui la classe operaia andava in paradiso. La crisi di rappresentatività è evidente, allarmante. Lo scollamento è evidente.  “O questo sindacato cambia o è destinato a morire”. Maurizio Landini è il segretario generale della Fiom, il più antico sindacato italiano, ancora il più prestigioso. Prima di lui sono stati segretari generali dei metalmeccanici della Cgil Luciano Lama, Vittorio Foa, Bruno Trentin. È un pezzo della storia sindacale italiana. Landini non ha avuto esitazioni nell’affermare ormai che le grandi organizzazioni sindacali non sono più rappresentative tra i lavoratori, sia tra quelli tutelati, sia tra i precari, giovani ed anziani. IL futuro è il sindacato movimento. Per essere al passo delle micro organizzazioni, improvvisate ma agguerritissime, o dai temuti “autonomi” (Cobas e annessi), che meglio sembrano aggregare il disagio e il conflitto sociale.

 

 

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