Napoli, mon amour

 di Anna Paola Merone

“Napoli – scrisse Curzio Malaparte – è una Pompei che non è stata mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. Napoli è l’altra Europa…” Per Enry James “Napoli è ricca di contraddizioni e sfugge da ogni regola o canone prestabilito, la si può amare o odiare, decidere di viverci o di lasciarla: ma mai, in nessun caso, la si può dimenticare. Una metropoli dove il “piacere” è attivamente coltivato”.  Leggendo  “Napoli, mon amour” si avverte palpante la sensazione di univocità, si avvertono le mille contraddizioni, si percepisce il piacere…  

Napoli è una città difficile, spesso impossibile.Tuttavia, anche nel suo essere talvolta negletta, è meravigliosa. In nessun altro posto al mondo è possibile trovare le sue bellezze, i suoi castelli, la sua gente, il suo mare. E giornate di sole che anche d’inverno sono dolci come carezze.

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Napoli è un paradigma assoluto: è una grande metropoli, ma anche un piccolo paese, è un luogo di nobiltà antiche e di spregiudicate miserie. È l’alto e il basso che convivono: i palazzi aristocratici fanno ombra ai vicoli; le strade patinate e la City sono a un passo appena dai Quartieri Spagnoli. È una città di contraddizioni e di eccessi, ma è anche la città della poesia e della bellezza. Un paradiso preferibile a quello celeste secondo E.A. Mario, autore di molte belle canzoni della tradizione napoletana. Certamente è una delle capitali della moda, dell’arte, culla di una civiltà antica.

Una città che sfugge a qualsiasi classificazione, ad ogni narrazione possibile, ma che è bello provare a raccontare, svelare in alcune delle sue pieghe più segrete. Una città che è impossibile non amare.

STATUA DI SAN GENNARO NEL CORTILE DEL MUSEO DEL TESORO A NAPOLI

San Gennaro Il sangue è fluido, sciolto. Il cardinale solleva le ampolle dove è custodito per esibirle alla folla e le agita, per mostrare che il prodigio è avvenuto. Un fazzoletto bianco, sventolato da uno dei membri della Deputazione di San Gennaro, segnala anche a quelli che sono sul fondo della Cattedrale che il Patrono ancora una volta ha mostrato la propria benevolenza al popolo di Napoli. Un applauso invade la navata. San Gennaro ripete il suo miracolo tre volte all’anno: il 19 settembre, giorno a lui dedicato nel calendario, poi il sabato che precede la prima domenica di maggio e infine il 16 dicembre. Assistere al miracolo nel Duomo è un’esperienza straordinaria che a maggio, quando il busto del Santo e quello dei compatroni della città escono in processione, è ancora più intensa. I busti vengono portati a spalla attraverso i Decumani infiorati, i balconi sono addobbati con coperte preziose e si arriva fino a Santa Chiara dove viene atteso il miracolo. Un prodigio che è considerato di buon auspicio per Napoli e che si invoca con le preghiere, ma non solo. Se il Santo si fa attendere, le sue “parenti” (donne devote da anni al suo culto) lo richiamano con decisione, arrivano a insultarlo chiamandolo “Faccia gialla”. Le litanie delle “parenti” sono anche la colonna sonora del bellissimo Museo del Tesoro di San Gennaro – l’ingresso è accanto al Duomo e adiacente alla Cappella del Tesoro– dove sono raccolte le donazioni fatte al Santo attraverso i secoli da re, papi, imperatori, uomini illustri e gente del popolo. Un tesoro che supera, per valore, quello della Corona inglese.

Il Gabinetto Segreto - Museo Nazionale di Napoli

Il Gabinetto Segreto È l’unica galleria archeologica al mondo vietata ai minori. Il Gabinetto Segreto – il nome lo si deve ai Borbone – è al piano ammezzato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e raccoglie una serie di opere a sfondo erotico e sessuale ritrovate durante gli scavi di Pompei ed Ercolano. È stato chiuso a più riprese e oggetto, in epoche diverse, di interventi di censura durissimi (a partire dal 1819, quando Carlotta, la figlia del futuro re Francesco I, rimase particolarmente turbata alla vista di tante artistiche oscenità). La collezione ha rischiato finanche di venire distrutta. Nel 2000, completamente riallestita, è stata definitivamente restituita al pubblico. Una visita in queste sale, piuttosto anguste rispetto alla magnificenza del complesso museale, è un’esperienza da regalarsi senza esitazioni. Molte le scene di accoppiamenti fra uomini e donne – ma la sodomia è rappresentata solo con le schiave o le prostitute –, fra uomini o con animali. Enormi falli che erano decorazioni di tombe o amuleti accompagnano la visita durante la quale si possono ammirare anche pezzi erotici della collezione Borgia. L’esemplare più famoso dell’audacissima raccolta è il gruppo marmoreo di Pan con la capra, rinvenuto nel 1752 nella Villa dei Papiri di Ercolano.

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Toledo Gallery Sapevate che la fermata della metropolitana più bella d’Europa si trova a Napoli? È stato il “Daily Telegraph” a mettere sulla posizione più alta del podio la stazione “Toledo” della linea 1 del metrò, inaugurata nel 2012 e progettata dall’architetto catalano Oscar Tousquets Blanco. La stazione ha battuto quelle di Mosca e Londra grazie ai pannelli luminosi realizzati da Robert Wilson e alle opere di William Kentridge che firma due grandi mosaici – realizzati da Costantino Aureliano Buccolieri – e la statua equestre in via Diaz intitolata Il cavaliere di Toledo. La suggestione della città si riflette magicamente all’interno della stazione dove, scendendo verso il piano banchina, si nota sulle pareti un colore via via diverso, dall’ocra del tufo all’azzurro dello strato sotto il livello del mare. Al sedicesimo posto della classifica c’è anche la stazione “Materdei” – sempre sulla linea 1 –, inaugurata nel 2003 su progetto di Atelier Mendini: sono stati i suoi vetri colorati e i mosaici firmati dagli artisti Sandro ChiaLuigi Ontani a garantirle un buon piazzamento in classifica. Il progetto “Stazioni dell’arte” rappresenta un museo decentrato tra i più grandi al mondo, che si articola in 13 fermate sulle linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli, dove si possono ammirare 180 opere di 90 tra artisti e architetti di fama mondiale. Viaggiare in metropolitana non è sempre così noioso!

Papa Francesco ai QUartieri

Pregare per strada Lungo le stradine di Chiaia, nei vicoli di Montesanto e in quelli della Sanità, ai Quartieri Spagnoli, al Mercato e nella zona del Porto…Ovunque, a Napoli, se si solleva lo sguardo si trova un’edicola votiva dedicata alla Madonna, a un Santo o a Gesù Crocifisso. Il che non stupisce se si pensa che qualsiasi cittadino, oltre agli ordini religiosi e alle associazioni di ogni tipo, poteva innalzare un tabernacolo. Non doveva chiedere permessi, dare giustificazioni, né tanto meno ottenere il placet della chiesa. Per questo motivo la città è ricchissima di edicole sacre che recano l’indicazione della famiglia che ne ha ordinato la costruzione e la grazia ricevuta. Intorno all’immagine sacra ci sono in genere ex voto, fotografie dei morti di famiglia e fiori. I parroci delle zone più malfamate erano i primi a promuovere la costruzione delle edicole che, con i loro lumini, rischiaravano il buio dei vicoli. Anche il cinema, il teatro e la letteratura hanno raccontato questa consuetudine che richiama un tipo di rapporto con il divino simile a quello che avevano già gli antichi Greci con i propri dei. «Passeggero che passi per questa via alza gli occhi e saluta Maria» ammoniva Tina Pica in uno dei film della serie “Pane, amore e….”. Da un tabernacolo dei Quartieri, fu la Madonna delle Rosea parlare a Filumena Marturano: ” ’E figlie so’ffiglie!”.

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O pere e ’o musso è il cibo da strada per eccellenza, venduto ormai solo alla Pignasecca – il dedalo di vicoli alle spalle di via Toledo– a Mergellina, in qualche festa rionale dei quartieri meno chic, ma talvolta riproposto in versione super glamour nelle feste più patinate della città alta. ’O pere e ’o musso rappresenta l’eredità di una economia povera ed è la prova che del maiale davvero non si butta via nulla. Questa specialità culinaria campana si prepara infatti con il piede del suino (’o pere, appunto) e il muso di vitello (’o musso). Le frattaglie vengono pulite, bollite, raffreddate, tagliate in piccoli pezzi (la versione più sofisticata è proposta con un taglio all’affettatrice e accompagnata da grani di pepe rosa) e servite fredde condite con sale e succo di limone. La vendita è ambulante, pittoreschi carretti espongono appesi a ganci da macellaio pezzi che grondano acqua e che, conditi con limone spremuto all’istante e salati, vengono venduti in un cuoppo (cioè un cartoccio) di carta oleata. Originalissimo lo spargisale: un corno di bue bucato all’estremità.

 

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