Non solo Marò
i prigionieri del silenzio

 di Franco Meda

Tremila italiani in prigione all’estero, duemila in attesa di giudizio. Processi farsa, diritti negati. Chi si occupa di loro?

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non potranno essere accusati di terrorismo. Lo ha deciso la Corte suprema indiana che ha accolto il ricorso contro l’utilizzo della polizia speciale Nia e ha sospeso il processo a loro carico. Il tribunale speciale indiano che si sta occupando dell’incidente in cui sono coinvolti i marò ha deciso di rinviare l’udienza al 31 luglio dopo aver preso atto della sospensione del procedimento penale decisa  dalla Corte Suprema.

Come è noto i due marò sono trattenuti in India da oltre due anni con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Fin dall’inizio l’Italia si era opposta all’ipotesi che venissero processati secondo le leggi indiane, sostenendo che i due si trovassero in acque internazionali e su nave battente bandiera italiana. Una notizia importante, un sospiro di sollievo per un’odissea che è sfociata in farsa più di una volta per l’impotenza dimostrata dallo stato italiano nella gestione della vicenda. Certo, il rinvio alla fine di luglio lascia ancora una volta perplessi. Una decisione nei confronti della quale bisognerebbe reagire.

Comunque non ci sono solo i Marò. Nel totale, o quasi, disinteresse, al di fuori della luce dei riflettori, tra abusi di potere, processi spesso che assomigliano ad una farsa, e mancanza di diritti fondamentali, sono oltre tremila gli italiani detenuti all’estero, 2.300 dei quali in attesa di giudizio. Sono ben 85 i Paesi che “ospitano” i cittadini italiani nelle loro carceri.

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Secondo l’ultima relazione del Ministero degli Affari Esteri, relativa al 2012, sono, oltre i due Marò ad esempio, ben 17 gli italiani nelle prigioni indiane. E in generale c’è poco da stare sereni leggendo Amnesty International che considera l’India un Paese ancora indietro sul piano della tutela dei detenuti: “Persistono torture e altri tipi di maltrattamenti, esecuzioni extragiudiziali, morti in custodia delle forze dell’ordine e detenzioni arbitrarie”. Sia chiaro subito una cosa. Non è che le carceri italiane garantiscano spiccato elementi di “vivibilità”, tutt’altro. Non è un caso che proprio per le condizioni difficili delle nostri prigioni che a maggio sarà sanzionata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo.

FOTO REPERTORIO DI CARCERI PER VOTO SU INDULTODove le situazioni risultano essere peggiori per i detenuti italiani? Secondo una ricerca di Amnesty internazionale le condizioni peggiori si riscontrano Africa, Medio Oriente e Sud America. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico sono reclusi quasi 500 italiani (una trentina i campani)  la maggior parte dei quali in Brasile, Venezuela e Perù. Il reato più comune è il traffico di droga.

Le prigioni e i posti di polizia più pericolosi, dove si rischia quotidianamente la vita, si trovano in Venezuela, dove 591 persone morirono nel 2012 proprio a causa di violenze, torture o scontri in carcere, in Brasile, dove le Nazioni Unite rilevarono un eccessivo uso della forza da parte delle autorità, e, infine, negli Stati Uniti.

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La pistola elettrica

Qui le organizzazioni per i diritti umani, Amnesty in testa, hanno denunciato l’abuso dei Taser (dispositivi classificati come armi da difesa “meno che letali” che fanno uso dell’elettricità per far contrarre i muscoli del soggetto colpito) da parte della polizia, che nel 2012 provocò la morte di 42 persone. Sull’uso indiscriminato di queste “pistole elettriche” il discorso andrebbe allargato se è vero, secondo una indagine effettuata da un istituto americano che dal 2001 i Taser hanno ucciso 540 cittadini. Anche in Europa, dove si concentra la stragrande maggioranza degli italiani detenuti all’estero, una simile denuncia ha riguardato le carceri del Portogallo, dove il Taser sarebbe stato utilizzato a Pacos de Ferreira nel 2010.

Nel vecchio continente i problemi di sovraffollamento, maltrattamenti e cattiva gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, sono stai denunciati in Belgio, Irlanda, Grecia, Romania e Spagna. Ma siamo ancora nell’ambito, comunque, di un minimo garantito di diritti civili. Cosa che, purtroppo, non si può dire per quello che avviene frequentemente in Asia e Africa dove arresti arbitrari e processi lampo, spesso in assenza di prove, sono drammaticamente all’ordine del giorno. Israele, Siria, Libia, Marocco, Sudan, Kazakistan e Sri Lanka sono le nazioni sotto la lente di Amnesty International. Ci sono, poi, Paesi con rigide norme contro l’immigrazione clandestina, dove gli italiani non solo rischiano di essere espulsi, ma rischiano l’incriminazione proprio come avviene nei nostri confini in esecuzione della legge 94 del 2009. La metà degli italiani reclusi per immigrazione clandestina si trova in carceri europee, il 25 per cento in America e il 22 in Asia e Oceania.

Enrico Forti detenuto negli Usa

Enrico Forti detenuto negli Usa

 

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