Un libro contro la depressione
Ecco la terapia della lettura

di Carlo Paolo Visconti

In Gran Bretagna per alcune patologie vi prescrivono un buon libro e vi mandano in biblioteca piuttosto che in farmacia. Anche a Napoli …

A Londra è stato avviato il programma nazionale “Reading well books on prescription” (Bop), frutto di una collaborazione tra la Reading agency e la Society of chief librarians che vede uniti medici e bibliotecari. Se soffrite di ansia, stress o depressione c’è un libro per guarire. Stress, ansia e depressione sono disturbi sempre più ricorrenti nel mondo moderno, in cui i ritmi dettati dal lavoro e dagli innumerevoli impegni sono frenetici ed incalzanti. Christopher Dowrick nell’ultimo numero del “British journal of general practice” ha riaperto la vecchia questione del ruolo e dell’incidenza dei fattori culturali e dell’ambiente sociale di appartenenza per alcune malattie mentali. La depressione, figlia della cultura occidentale, può essere considerata, ad esempio, una culture-bound syndrome. Uno studio del 2011 della professoressa di psichiatria e medicina preventiva della  Stony Brook University, Evelyn Bromet  indica la prevalenza di questa patologia nelle zone a reddito più alto: si stima infatti che ne soffra il 15 per cento della popolazione nei paesi ricchi, contro l’11 per cento nei paesi più poveri. Se questa è la media, tra le aree con prevalenza inferiore (meno del 10 per cento).

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La depressione, dunque, è in qualche misura la malattia del benessere.  Una nuova e innovativa cura viene dall’Inghilterra: parliamo del progetto Reading Well Books on Prescription, che offre testi di auto-aiuto prescritti direttamente da specialisti, i quali permettono ai pazienti di intraprendere una cura alternativa o talvolta parallela a quella medica. I testi possono essere prescritti sia dai medici di base che dagli specialisti. Attraverso una partnership tra la Reading Agency e la Società of Chief Librarians, le biblioteche in tutta l’Inghilterra avranno un catalogo di 30 titoli di auto-aiuto, che possono servire per diverse patologie, come ad esempio depressione, ansia, fobie e disturbi alimentari.

I libri sono disponibili a tutti coloro che desiderano prenderli in prestito. Sono 127 le biblioteche che hanno dato la loro adesione, un numero pari all’84 per cento  dell’intera rete presente in Inghilterra. “Sta emergendo in modo evidente come l’auto-aiuto sia molto efficace” ha affermato il Dottor Paul Blenkinor, consulente di psichiatria adulta per Leeds and York Partnership Nhs Foundation Trust, e uno degli esperti del team relativo al programma Bop. L’iniziativa non è finalizzata a ridurre il numero di coloro che ricevono aiuti medici, ma a fornire un supporto ulteriore. “Il progetto non vuole essere una alternativa alle cure mediche, ma una proposta in più che permetta alle persone di poter scegliere” ha tilevato Blenkiron. “ I libri possono essere anche utilizzati insieme ai farmaci, se l’ansia o depressione è molto grave.

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Ma il libro in aiuto del malato, non è solo un a prerogativa inglese. Un esperimento similare “Libri in Soccorso» ha preso il via, all’Ospedale Monaldi di Napoli. Il progetto è stato reso possibile grazie alla donazione di centinaia di libri dei lettori e dell’impegno del “Medi” di San Giorgio a Cremano. Per i malati dell’ospedale Monaldi è prevista la possibilità di prendere gratuitamente un libro e donarne uno già letto attraverso familiari e visitatori, garantendo uno scambio di cultura continuo. E continua anche l’iniziativa di Legambiente che ha aperto la prima libreria ospedaliera per bambini, presso l’ospedale Santobono

Il segreto resta la motivazione

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di Liuva Capezzani *

L’approccio ai libri di auto-aiuto nell’ambito della psicoterapia cognitivo comportamentale per depressione ansia e fobie è proposto come “strategia” di psicoeducazione durante tutto il percorso del trattamento. La “psicoeducazione” introdotta negli ambienti anglosassoni negli anni 80 a seguito dei lavori di Ian Falloon sulle dinamiche familiari, ha lo scopo nelle fasi inziali del trattamento di informare il paziente sulla natura e l’organizzazione del suo problema ed incrementare la sua aderenza al piano terapeutico. Nelle fasi centrali e finali invece ha lo scopo di aiutarlo a gestire in modo autonomo, seppur “guidato”, aspetti tecnici del proprio problema con l’effetto di restituirgli una sensazione di autoefficacia personale, che in generale è persa o mai appresa sia negli stati depressivi che ansiosi e fobici. Non è quindi una prerogativa delle fasi inziali e l’approccio ai libri di auto aiuto, piuttosto che sottrare pazienti alla psicoterapia glie li porta non potendone fare a meno. Nello specifico, il supporto dei libri non solo aderisce alle finalità della psicoeducazione ma incrementa il livello di connettività corticale favorendo nei depressi il recupero della capacità rappresentativa, negli ansiosi e fobici un riorientamento della funzione selettiva e focalizzata dell’attenzione. La domanda è: come avvicinare un depresso ad una biblioteca e renderlo attivo alla lettura in fase inziale di trattamento quando per definizione è demotivato e ritirato e da solo non accederà mai spontaneamente né ad essa né alla terapia? Come rassicurare un ansioso incerto che quella lettura consigliata può essergli utile, o attrarre ad essa un fobico evitante? L’impressione, insomma, è che i libri di auto-aiuto e la collaborazione tra biblioteche e sistemi di salute pubblica possano proporsi come un valido strumento al paziente, se si riesce ad attivarlo. Altrimenti sarà un’operazione che serve primariamente solo a fare cultura in psicoterapia e a creare qualche nuovo posto di lavoro. *psicologa psicoterapueta Cognitivo Comportamentale 

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E c’è Hemingway per il mal di testa…

“Curarsi con i libri”  (un solido libro di seicento pagine edito da Sellerio) è un dispenser di rimedi letterari: per ogni malanno, una lettura appropriata, uno più titoli della narrativa mondiale. Le autrici Ella Berthoud e Susan Elderkin  si sono incontrate da studentesse di letteratura inglese all’Università di Cambridge, dove si prestavano romanzi a vicenda quando avevano bisogno di tirarsi un po’ su. Ella è poi diventata una pittrice e un’insegnante di arte, e Susan una scrittrice. Il libro, è segnalato nelle avvertenze, è un work in progress, un gioco aperto inclusivo che prosegue nel sito della casa editrice. E non  è detto che non ci possa essere anche una sorta di evoluzione in altri campi, il film che che aiuta a superare certe patologie, la canzone che cura alcuni mali. E cos’ via con quadri, testi teatrali, fotografie…   “Curarsi con i libri” è un’antologia di suggerimenti per rimediare a una vasta gamma di afflizioni fisiche e psichiche che gravano su questi tempi grami, elencate enciclopedicamente in ordine alfabetico, un libro di medicina molto speciale, un vero e proprio breviario di terapie romanzesche, antibiotici narrativi, medicamenti di carta e inchiostro. Queste ricette per l’anima e il corpo, scritte con passione, autorevolezza ed elegante umorismo, propongono un libro e un autore a rimedio di ogni nostro malanno, che si tratti di raffreddore o influenza, di un dito del piede annerito da un calcio maldestro o di un severo caso di malinconia. Le prescrizioni raccontano le vicende e i personaggi di innumerevoli opere, svelano aneddoti, tratteggiano biografie di scrittori illustri e misconosciuti, in un invito ad amare la letteratura che ha la convinzione di poter curare con efficacia ogni nostro acciacco. Si può curare il cuore spezzato con Emily Brontë e il mal d’amore con Fenoglio, l’arroganza con Jane Austen e il mal di testa con Hemingway, l’impotenza con Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati, i reumatismi con il Marcovaldo di Italo Calvino, o invece ci si può concedere un massaggio con Murakami e scoprire il romanzo perfetto per alleviare la solitudine o un forte tonico letterario per rinvigorire lo spirito. I bugiardini dei farmaci sono divertenti, molto ironici e pure maledettamente seri; intriganti gli intercalari, sullo stile dei bollettini medici e gli elenchi tematici di “dieci migliori titoli per”. Si consigliano poi le voci psicosomatiche quali “famiglia-gestire la propria” “sposati-essere”, “coming out”, “bambini – essere sotto pressione per avere”, “al verde- essere” (corollario di molti dei mali suddetti). Tutto un programma.

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