di Gianpaolo Santoro
Un po’ di tempo fa ho parlato con Enzo Giordano, l’uomo di Varenne, il cavallo napoletano che ha vinto per tre volte il Lotteria, il trottatore più forte di tutti i tempi, più forte anche del vento. Questa è la favola del cavallo più forte del mondo. C’era una volta Varenne…
Quando vi videro entrare nell’agenzia ippica di viale Augusto a Fuorigrotta, quella di Peppe Bruscolotti, l’altro capitano del Napoli di Maradona, credettero si trattasse di un film. Un uomo, impeccabile, in perfetto abito grigio e cravatta da cerimonia ed una donna, bella come il sole, nel suo candido abito da sposa: marito e moglie da appena mezzora. Sembrava una favola. Ed una favola, al di la della loro storia d’amore, stava davvero per incominciare. Quella di Varenne, il più grande trottatore al mondo…
“Quel sabato lo ricordo come se fosse oggi. Indistintamente momento dopo momento. Il trenta aprile del 1998. Avevo comprato da soli due giorni Varenne ed il cavallo aveva una iscrizione per una corsa a Roma. Decisi con Giampaolo (Minnucci il driver di Varenne n.d.r.) di correre, nonostante non potessi andare a Roma a vedere la corsa: quel fatidico sabato dovevo, infatti, sposarmi. Fu una celebrazione-lampo, arrivammo trafelati in agenzia, giusto per la partenza. La gente ci guardava come due pazzi. Fu un trionfo, Varenne vinse con un distacco di cento metri…. “
Nel destino bisogna crederci. Lei ha ereditato la passione per i cavalli da suo nonno che la portava ad Agnano, la terra dei cavalli, là dove c’è l’ippodromo, ma dalla parte delle scuderie, in quello che è davvero un mondo a parte. Lei si sedeva sul muretto dei sospiri, quello sulla discesina che porta in pista. Lì ha imparato ad amare i cavalli e a guardarli negli occhi…
“Quante ore ho passato su quel muretto a guardare e sognare. Avevo sette anni ed a quell’età tutto è un vorticoso moltiplicarsi di sensazioni. Figuriamoci poi in un mondo fascinoso come quello dei cavalli. E sin da allora quando mi chiedevano qual era il mio sogno proibito, rispondevo senza esitazioni: avere un cavallo vincitore del Lotteria.”
Come in tutte la favole che si rispettino verità e leggenda si incrociano e si confondono ed è difficile stabilire quali siano i reali confini dell’una e dell’altra. Di Enzo Giordano si sussurra che abbia poteri speciali, qualcosa tra il sensitivo ed il veggente.
“Mi succede all’improvviso, è una cosa che mi accade dentro: ho delle sensazioni strane e mi pare di “sentire” qualcosa. La prima volta fu da a piccolo a casa di mia nonna. Stavamo mangiando quando comparve in tivù un astronauta. Appena lo vidi dissi: questo uomo è morto. Il giorno dopo il telegiornale diede la notizia che quell’uomo era davvero morto… E da allora è successo tante, tante volte. Ho delle folgorazioni, delle premonizioni…”
Come quella voce che nel sonno le diceva di comprare quel cavallo di cui aveva sentito parlare ma di cui non ricordava nemmeno il nome?
“Ancora oggi non lo so spiegare, era una voce che sentivo dentro di me. Mi diceva di prendere quel cavallo a tutti i costi… E non l’avevo mai visto e non mi ricordavo nemmeno come si chiamava. Eppure dentro di me..”
L’acquisto fu rocambolesco una trattativa tutta di corsa. Ma come entrò Varenne nella sua vita?
“Un giorno mi chiama Oreste Trudi, un mio amico, un altro grande appassionato di cavalli che fa anche il gentleman driver, e mi dice che Jean Pierre Dubois ( uno dei maggiori allevatori francesi n.d.r.) vendeva quattro puledri. Fra questi c’era Varenne che aveva corso una sola volta a Bologna “rompendo” in partenza e regalando più di cento metri ai tre avversari per poi essere protagonista di un inseguimento inutile, quanto incredibile. Io sono il tipo che ama i cavalli estrosi, che fanno quei percorsi straordinari. Varenne era quello che costava meno dei quattro cavalli ma sempre troppo per le mie tasche. Eppure passai una notte insonne, non riuscivo a togliermi dalla testa quel cavallo, e quella voce dentro di me.. Insomma per farla breve il giorno dopo chiamai Giampaolo e gli dissi: ”mi piace assai quel cavallo che rompe…”, anche perché era quello che costava di meno, dissi fra me e me. “È stato già venduto” mi rispose. Meno male, pensai, avrei dovuto fare questa operazione senza avere tutti i soldi e, ovviamente, di nascosto da mia moglie. Meglio così….”
Ed invece…? “Succede che il cavallo aveva un “chip”, un pezzo di cartilagine in più, in un nodello. Un fastidio insignificante per un cavallo normale, una rischiosa malformazione per un cavallo-atleta. Poteva bloccarsi da un momento all’altro. E così Bezzecchi, il guidatore che l’aveva comprato, dopo la visita del suo veterinario di fiducia decise di “contestare” l’acquisto e respingere Varenne al mittente.
“Sei sempre intenzionato a comprare Varenne?” Era già tarda sera quando Minnucci trafelato mi telefonò dall’allevamento dove era Varenne. “Ma dobbiamo fare un colpo di mano, battere tutti sul tempo. Dubois mi ha detto che sono in tanti che lo vogliono nonostante il chip….”
E così in poche ore partì l’operazione Varenne…
“Ricordo c’era un sole già estivo in quel mercoledì pomeriggio. Piazza Garibaldi, dove avevo il mio negozio di cambiavalute rimbombava di clacson e motori imballati. Era un inferno. Io sudavo e tremavo. Presi dalla cassaforte 160 milioni in banconote da 100 mila lire che ero riuscito a procurami in mattinata e li consegnai a Giampaolo Minnucci che infilò le mazzette di denaro dentro gli slip e si avviò a piedi a recuperare la sua auto. In quel momento ebbi un attimo di smarrimento o, se volete, di lucidità. “Che pazzia ho fatto, fra tre giorni mi devo sposare ed ho speso tutti i miei risparmi, di nascosto alla mia futura moglie, per comprare un cavallo che non ho mai visto. Va a finire che finisco anch’io in mutande come i miei soldi…”
E cominciò cosi, invece la leggenda. In 1639 giorni di carriera, Varenne ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Le corse disputate sono state 73 con 62 vittorie (51 Gran Premi di cui 29 di gruppo 1), 6 secondi posti, 2 terzi posti, 1 quinto posto e 2 squalifiche ( la prima corsa e l’ultima) con oltre 13 miliardi di lire vinte (altro record assoluto). Numeri che lasciano senza parole. Un cavallo nato per vincere…
Certo, un cavallo bionico, unico al mondo. Però, bisogna dire che c’era una organizzazione perfetta. A parte la bravura e la freddezza di Giampaolo in corsa, nell’ombra operava uno staff di grandissima levatura.
Personaggi che sono diventati grandi protagonisti: dal pacioccone finlandese Jori Turja, che lo allenava, alla biondissima Iina Rastas, la groom che lo coccolava 24 ore al giorno, al pranoterapeuta personale Tommy Lindgren che metodologicamente lo “curava” e al mohicano Joumari Cheeniero che lo “psicanalizzava”.
Ma la grandezza di Varenne non è stato solo quella di essere un cavalli invincibile, è stato ancora di più. Un amore, una passione, una fede.
“Voglio rivelare un retroscena che può far capire quello che ha rappresentato Varenne. Fra i suoi tanti tifosi, c’era una signora disabile piemontese, Gabriella, che impazziva letteralmente per lui. Gabriella ci ha lasciato. Ma nella sua bara ha voluto venisse riposta una fotografia e la “giubba” di Varenne. Il fenomeno Varenne è stato qualcosa che ha travalicato i confini dell’ippica. Enzo Jannacci gli ha dedicato una canzone, il Museo storico del trotto sulle sue imprese agonistiche ha dato vita ad un fumetto. Ci sono fan club Varenne sparsi per il mondo…”
Varenne è stato come la Ferrari, come Valentino Rossi, come Luna Rossa: con la sola differenza però che lui tagliava sempre per primo il traguardo… “Quando vincemmo il secondo Amerique a Vincennes, nella Francia sciovinista, era tutto un esplodere di tricolori. E non solo perché più di ottomila italiani di ogni sesso ed età invasero Parigi. Nel metrò che portava all’ippodromo sembrava di essere nella metropolitana di Roma o Milano. Quando Varenne si distese in retta d’arrivo solitario fu un boato. Ed insieme agli italiani con le loro bandiere e cappellini col viso del cavallo, scattarono all’unisono in un applauso infinito i francesi… Una emozione ineguagliabile.”
Una vita stravolta, come una favola. Quel ragazzino del muretto ha visto il suo sogno avverarsi, un suo cavallo vincere il Lotteria. Ma ora che Varenne fa un altro “mestiere” (lo stallone, ed anche in questo è straordinario per numero di figli vincitori di gran Premio, più di cento, poi ho perso il conto… ), lontano dagli ippodromi, che cosa sente?
“Provo un enorme vuoto. La vita con Varenne è stata di una intensità indescrivibile. Per me poi che sono sempre stato una persona, schiva, se non proprio timida, addirittura stravolgente. Ho dovuto vincere mille resistenze per essergli al fianco. Io, ad esempio, ho sempre avuto paura degli aerei. Quando andavo all’estero mi sono fatto anche quattro-cinquemila chilometri in auto pur di evitare di volare. Per andare a trovare mio fratello che vive in Sudamerica presi la nave, figuriamoci… Ma per seguire Varenne ho vinte tutte le paure: in otto mesi sono arrivato a prendere 74 aerei, andando da una parte all’altra dell’Oceano. Da cambiavalute a trasvolatore. Certo, senza Varenne restare nel mondo dei cavalli non è stato facile. Quando si tocca il paradiso…”
Ma perché continua a stare nell’ippica? Non ha più nulla da chiedere a questo mondo…
“Perché lo faccio? Perché è un modo di stare ancora con lui, di dividere un pezzo di strada insieme a lui…”














