di Carlo Paolo Visconti
Sesso e malattia. Un libro di Giorgio Wurth fa cadere un velo di ipocrisia. La figura sconosciuta in Italia delle assistenti sessuali. In Svizzera corsi di formazione professionale.
Il tema è di quelli che per molto tempo è stato al massimo sussurrato. Un velo, come su tutte le cose che sembrano scuotere la cosiddetta normalità. Una serie tv, inglese di Channel 4, ha fatto da apripista su Real Time, il canale dei factual e delle scuole di cucina, The Undateables: l’amore non ha barriere”, in cui si mostrano gli incontri per trovare l’anima gemella di nove single affetti da varie patologie di disabilità, dalla sindrome di Asperger a quella di Tourette. Ora un libro fa discutere e interessa il cinema. Sono stati acquisiti i diritti cinematografici e diventerà un film, diretto dalla regista di “Tano da morire”, Roberta Torre. La protagonista? La stessa autrice del libro, Giorgia Wurth, un’attrice che ha recitato in molte serie televisive, da “Il bene e il male” a “Un medico in famiglia”, a “Moana” a le “Tre rose rosse”. Ed ha lavorato in film come “Ex” e “Maschi contro Femmine”. Ha condotto su Cielo l’edizione italiana di “Voglio vivere così”.
“L’accarezzatrice” (Mondadori) è il suo secondo libro. Il primo è stato il romanzo “Tutta da rifare”. Ma Che cosa l’ha spinta ad affrontare un tema così delicato? Giorgia Wurth l’ha spiegato così. “Non ho casi di persone diversamente abili vicine, non ho un coinvolgimento personale, ma sono attratta da ciò che è distante da me. Per scrivere “L’accarezzatrice” ho fatto un lavoro di ricerca di quattro anni che mi ha regalato incontri meravigliosi. Poichè sono per metà svizzera, paese dove esiste la figura dell’assistente sessuale, è lì che leggendo un articolo di giornale sono venuta a conoscenza di questa professione. Ed è iniziata una ricerca che mi ha portato a conoscere assistenti sessuali e le associazioni che le gestiscono, persone con diverse abilità e i loro genitori. Da questo viaggio appassionante è nato il libro, che è un romanzo di fantasia in un contesto realistico”.
Ma l’Italia non è la Svizzera. Quali reazioni ha incontrato “L’accarezzatrice”, come è stato accolto, recepito il libro? “Le reazioni sono state diverse. Da più parti è stato anche censurato. E’ un argomento ancora molto scomodo. Credo che l’Italia sia un paese ipocrita su questo: si ha paura di parlare di un diritto, come quello dell’assistenza all’affettività e alla sessualità, mentre poi si va con trans o con minorenni. Dall’altro lato però tante persone mi hanno scritto per ringraziarmi. Ho avuto un feedback meraviglioso dopo l’uscita del libro, non solo da disabili ma anche da psicologi che lavorano nel settore. Un ragazzo, molto giovane, sulla spinta del mio libro ha aperto un blog (www.daniloracconta.it). In tanti mi scrivono chiedendomi a chi si possono rivolgere. Mi scrivono persone che hanno bisogno di questa figura, ma anche donne che vogliono diventare assistenti sessuali.”
Assistente sessuale, una figura ai più sconosciuta. Eppure c’è un preciso percorso da effettuare, una sorta di formazione professionale nei paesi dove l’assistenza sessuale è riconosciuta. Ci sono corsi di 600 ore, per intraprenderla come professione. C’è bisogno di formazione e di spontaneità. Molte brave assistenti sessuali sono ex prostitute, che hanno deciso di dedicarsi esclusivamente a questo settore. Ma non solo. Ci sono assistenti che vengono dall’ambito infermieristico, che comprendono i limiti dei corpi fragili, o dalla medicina alternativa. E’ fondamentale la competenza sugli aspetti psicologici, anche perché c’è il confronto con medici, familiari o istituti.
C’è, comunque, chi ha definito la figura dell’assistente sessuale come un ghetto … “Bisogna vedere- ha detto la Wurth- di che tipo di disabilità parliamo. Ho ascoltato decine di testimonianze di madri costrette a masturbare il proprio figlio. E meglio questo? Oppure imbottire di farmaci persone già penalizzate sotto questo aspetto? Io faccio sempre l’esempio del bicchiere d’acqua. Immaginiamo di avere molta sete e un bicchiere sulla tavola che non riusciamo a prendere. Insegnare a prenderlo è quello che fa l’assistente sessuale…”








